Stadio della Roma, il sì dei candidati: quattro aree favorite. La società giallorossa: «Progetto entro un anno»

Stadio della Roma, il sì dei candidati: quattro aree favorite
Stadio della Roma, il sì dei candidati: quattro aree favorite
di Fabio Rossi
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Mercoledì 15 Settembre 2021, 07:54

La Roma è pronta a collaborare con la prossima amministrazione capitolina per mettere in campo, in tempi rapidissimi, il nuovo progetto per realizzare lo stadio della squadra giallorossa. «Se cominciano a lavorare con la nuova giunta subito dopo le elezioni, il progetto per il nuovo stadio si può approvare entro un anno - spiega il ceo dell'As Roma, Guido Fienga - Seguiamo con interesse la campagna elettorale, desiderosi di conoscere le idee dei candidati in merito al progetto dello stadio». Fienga, che manifesta l'aspettativa «dal nuovo sindaco, chiunque sia», di tempi di approvazione «all'altezza di un progetto così ambizioso e importante».

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In dettaglio, «vogliamo una nostra casa, dove i romanisti possano vivere il club sette giorni su sette, e non solo nel giorno della partita - sottolinea il dirigente giallorosso - Dovrà essere pienamente compatibile con la città, ovvero in grado di integrarsi con il territorio cittadino, il più vicino possibile ai quartieri dove vivono i nostri tifosi. Per questa ragione abbiamo più volte utilizzato espressioni come sostenibile e verde: dovrà essere soltanto uno stadio, motore di riqualificazione e sviluppo, senza necessità di altri progetti dal forte impatto urbanistico per la sua realizzabilità». Tra le aree possibili ci sarebbero Ostiense (ex mercati generali), Pietralata, Tor Vergata e Tiburtina: la società conta di presentare lo studio di fattibilità tra fine 2021 e gennaio 2022.

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LE PROPOSTE
La prima risposta arriva dall'attuale inquilina del Campidoglio, Virginia Raggi: «Come sapete stiamo lavorando con la Roma - dice la sindaca - Ci troviamo davanti ad una società con una nuova proprietà, i Friedkin. E la differenza con Pallotta si vede, si vede la serietà dei ragionamenti». Il luogo «in cui vedrei bene lo stadio è quello in zona Ostiense, in zona Testaccio - aggiunge Raggi - Vicini al cuore dei romanisti e vicino anche a tanti servizi». Discorso più complessivo quello di Enrico Michetti: «Per lo stadio della Roma, come del resto per quello della Lazio, da sindaco sarei a completa disposizione - rimarca il candidato sindaco della coalizione di centrodestra - Apprezzo l'impostazione della Roma, società disposta a dialogare in maniera costruttiva con le Istituzioni per trovare la soluzione migliore. Un privato non può imporre una soluzione unilateralmente, ma deve confrontarsi con il Comune anche perché le opere si realizzano sempre quando coincidono reciproci interessi».

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L'APPOGGIO
Roberto Gualtieri mostra apprezzamento per le parole di Fienga: «In questa fase della vita della città è assolutamente utile che tutti evitino di ricorrere a una propaganda che ho già definito urbanistica elettorale, con la quale si rischia solo di portare agli stessi errori commessi dall'attuale amministrazione e che hanno finora causato il clamoroso fallimento del progetto - spiega l'ex ministro dell'Economia - Affronteremo la questione dello stadio con la Roma subito dopo le elezioni, lavorando insieme, con rigore e serietà, per arrivare rapidamente ad un progetto concreto che sia utile alla squadra ma anche e soprattutto alla città».

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Anche Carlo Calenda apprezza l'approccio della Roma alla vicenda: «Il progetto di un nuovo impianto di proprietà è un'iniziativa privata ma è un grande investimento, importante per lo sviluppo urbanistico della città e per i tanti tifosi giallorossi - sostiene il leader di Azione - Quindi il Comune deve garantire massima disponibilità sia nell'individuare l'area insieme alla società che, soprattutto, nel garantire tempi certi per l'iter burocratico. In 4, massimo 5 anni lo stadio si può realizzare». Calenda ricorda di aver pubblicato «il 6 luglio uno studio approfondito, in cui indichiamo due aree in zona Pietralata, nei pressi della Stazione Tiburtina, che secondo noi sono le più adatte, perché centrali e molto ben servite a livello di infrastrutture».
 

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