Il caos rifiuti spinge i ricorsi anti-Tari: 500 solo a settembre

Il caos rifiuti spinge i ricorsi anti-Tari: 500 solo a settembre
di Fabio Rossi
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Venerdì 4 Ottobre 2019, 08:50


Cinquecento pratiche avviate, dalla fine dell'estate a oggi, per chiedere il rimborso dell'80 per cento della Tari. Che si aggiungono ai circa duemila ricorsi di questo tipo avviati nei mesi passati, con l'aiuto del Codacons e altre associazioni di cittadini. L'emergenza rifiuti nella Capitale sta rendendo per molti romani ancora più intollerabile il pagamento della tariffa per l'igiene urbana: una delle più alte d'Italia, con 313 euro da pagare, in media, per una famiglia di tre persone in una casa di 80 metri quadrati. Per i romani è molto più cara rispetto a milanesi, torinesi, palermitani e bolognesi. Solo Napoli, tra le grandi città, ha una tariffa dei rifiuti più elevata rispetto alla Capitale.

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LE DENUNCE
Nei quartieri sta partendo il tam tam della rivolta contro quella che ormai è percepita come «una tassa ingiusta» da chi si ritrova cumuli di immondizia sotto casa, cassonetti stracolmi davanti alle scuole dei figli, aria irrespirabile che entra dalle finestre. «Se si tornerà a una situazione di emergenza saremo costretti a presentare una nuova denuncia in Procura per il reato di epidemia colposa - sottolinea il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - Invitiamo i cittadini residenti in zone dove la raccolta rifiuti avviene in modo discontinuo a chiedere la riduzione della Tari, così come prevede la legge».

LA MAPPA
Tutti i quadranti sono interessati. Molti reclami arrivano dal centro storico e da Prati, dove l'emergenza è particolarmente evidente. Ma l'epicentro della protesta è localizzato nel II municipio dove, dal Flaminio a San Lorenzo, tante associazioni si stanno organizzando per portare avanti una class action contro l'azienda di via Calderon de la Barca.
Il malcontento, che si esprime inizialmente soprattutto sui social, si riversa poi dal web alle diverse realtà (le associazioni dei consumatori e i comitati di quartiere) che stanno convogliando la rabbia dei cittadini verso iniziative concrete: dalla Cassia alla Laurentina, passando per Monteverde e il Tiburtino, le richieste di rimborso arrivano a una media di venti al giorno. «Per dimostrare il disservizio nella raccolta rifiuti è importante scattare almeno una foto a settimana che mostri i cassonetti pieni oppure circondati dai sacchetti di immondizia - spiegano dall'associazione Codici - I cittadini possono inviare fotografie e segnalazioni».

LA LEGGE

I ribelli della Tari fanno riferimento in particolare alla legge 147 dei 2013, secondo cui la tariffa «è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti - si legge nel testo - nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente». Il rischio per l'Ama è di dover restituire le somme versate in eccedenza dai cittadini di Roma coinvolti nelle emergenze rifiuti negli ultimi anni, per un totale di 1,5 miliardi di euro di possibile contenzioso.

I DANNI
Con un possibile effetto boomerang ai danni dei romani (e del Campidoglio): il servizio di pulizia, raccolta e smaltimento dei rifiuti viene interamente finanziato con i soldi degli utenti. Quindi eventuali minori incassi per l'azienda di via Calderon de la Barca si tradurrebbero in minori servizi o (più probabilmente) con maggiori esborsi da parte dell'amministrazione comunale, che andrebbero inevitabilmente a ripercuotersi sulle bollette che arrivano nelle cassette della posta dei cittadini. E non si tratta di bruscolini: il contratto di servizio tra Palazzo Senatorio e la società che si occupa di ambiente vale oltre 700 milioni annui.

I RECLAMI
Ma le lamentele contro l'Ama arrivano anche via telefono. L'anno scorso, prima ancora che la crisi si acutizzasse con i disservizi record di giugno e luglio, ai centralini della partecipata erano arrivate 550.666 chiamate di protesta, il 45 per cento in più dell'anno prima. Nel 2019, solo ad agosto, si è arrivati a sfiorare i centomila reclami.

 

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