Roma, ipotesi Giletti candidato sindaco per il centrodestra. Calenda fa paura al Pd

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Mario Ajello
Roma, ipotesi Giletti candidato sindaco per il centrodestra. Calenda fa paura al Pd

ROMA La battaglia per Roma 2021 è appena cominciata ma già a destra e a sinistra si moltiplicano le preoccupazioni. C’è chi, dentro la Lega, considerando il flop della coalizione del Carroccio alle Comunali e alle Regionali dei giorni scorsi, si fa prendere da un eccessivo pessimismo: «Perderemo 5 a zero». Ossia: sconfitta a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna. Ma sono sconforti poco fondati visto che ancora non esistono i nomi dei candidati al punto che, nel vuoto dei concorrenti, gira un sondaggio che dice, e di solito i sondaggi sbagliano, che la Raggi nella corsa bis prenderebbe addirittura tra il 15 e il 20 per cento: impossibile! In casa Pd, invece, la paura si chiama Carlo Calenda. Con ogni probabilità si candiderà, in autonomia e con possibilità di prendere voti sia a destra sia soprattutto a sinistra. Con Zingaretti l’accordo non lo ha trovato - si sono sentiti, il capo dem è stato gelido sull’ipotesi di andare insieme anche perchè Calenda non vuole sottoporsi alle primarie - e vale poco l’apertura pro forma del Pd romano ieri: «Nessuno stop a nessuno. Azione e Calenda invitati e protagonisti della battaglia per rilanciare Roma». Un tweet di replica al tweet di Calenda che aveva scritto: «Non si possono stoppare candidati che non si sono candidati. Ad maiora». 

 

Massimo Giletti con il giubbotto antiproiettile insieme alla scorta per le vie di Roma

Massimo Giletti minacciato dalla mafia: da luglio costretto a vivere sotto scorta

 

 

La paura che fa Calenda a sinistra è questa: ci toglie voti, ci fa rischiare di non andare al ballottaggio, può aiutare la Raggi ad arrivare seconda e poi toccherà a noi convergere su Virginia e non ai 5 stelle sostenere al secondo turno il nostro candidato dem. La terza debolezza nel rompicapo Roma dove per ora Salvini e Meloni cercano di andare d’accordo, ed è una dimostrazione di concordia il vertice di ieri anche con Tajani dedicato alle Comunali (ma un vertice solo per Roma, no? Continuare a trattare la Capitale come una qualsiasi città non è sbagliatissimo?), riguarda i 5 stelle. E’ ripartito il tentativo di trovare un posto pesante per la Raggi - al governo - in modo di avere la via libera per lo scambio con il Pd: a voi Milano, dove si ripresenta Sala, e a Roma un candidato comune di area progressista e ben visto dai grillini (Massimo Bray o Gianrico Carofiglio?). 

 

La caccia

 

Nel centrodestra - questo il succo del vertice Salvini-Meloni-Tajani - da oggi comincia la caccia a un nome civico e trasversale, capace al secondo turno di attirare voti anche fuori dallo schieramento di partenza. Ma la ricerca, per quanto riguarda Roma, s’annuncia complicatissima. Piace, e assai, l’esponente del mondo produttivo: e Giancarlo Cremonesi ha superato Aurelio Regina nei desiderata della coalizione. La carta che qualcuno pensa di giocare è quella di Massimo Giletti, amico di Salvini e apprezzato dalla Meloni, come giornalista super-pop. Avrebbe la possibilità di vincere in quanto non di partito, assai conosciuto, non assimilabile neanche lontanamente al Palazzo. Per ora siamo al livello suggestione. Ma si pensa di sondarlo. Dirà di sì Giletti, che il mese scorso aveva detto «non escludo di fare politica ma solo se riesco a incidere veramente»? Quando si parlò di una sua candidatura a Torino, lui lasciò cadere il discorso. Roma è un’altra cosa, ma il sindaco guadagna niente - e rischia molto di più - in confronto a una star tivvù. Riusciranno a convincerlo? «E’ uno che buca!», è intanto il giudizio unanime. 


Energie

Per ora c’è stato l’appello di Gasparri (sul Messaggero) a che ogni partito metta a disposizione della città non come sindaco ma come energia il meglio di cui può disporre - per gli azzurri da Gianni Letta a Guido Bertolaso e allo stesso Tajani per l’interlocuzione tra Roma e l’Europa - mentre non s’è fatto il toto sindaco nell’incontro di ieri tra i leader (anche Giancarlo Giorgetti) nello studio di Salvini al Senato. Lì, s’è deciso il metodo: entro novembre vanno scelti insieme sui territori i nomi migliori da spendere nelle varie città. Memori dei veti incrociati che hanno bruciato alcune candidature alle precedenti elezioni, i tre leader hanno deciso di non fare bisticci. Non è però che si cerca un civico perché né Salvini né Meloni vogliono semmai attribuirsi un’eventuale sconfitta in una partita gonfia di incognite? Zingaretti ha problemi non minori. L’effetto Calenda, che potrebbe portare la Raggi ad arrivare seconda, sarebbe uno smacco anche personale per il capo del Nazareno e presidente della Regione Lazio.

 

Ultimo aggiornamento: 23:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA