Roma, caos al Flaminio: risse, errori e attese. «E le sepolture le fanno i familiari»

Roma, caos al Flaminio: risse, errori e attese. «E le sepolture le fanno i familiari»
Roma, caos al Flaminio: risse, errori e attese. «E le sepolture le fanno i familiari»
di Alessia Marani e Francesco Pacifico
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Sabato 10 Aprile 2021, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 09:44

Caos inumazioni e tumulazioni al cimitero Flaminio. Addirittura parenti e operatori delle agenzie funebri hanno dovuto fare da sé, ossia calare con le corde le bare nelle fosse, oppure caricarsi in spalla il feretro e riporlo nei loculi aspettando l'arrivo degli operai comunali per richiuderli. Non solo. In questi giorni al camposanto di Prima Porta continuano a fare capolino i carabinieri chiamati da partenti esasperati per le attese di ore o dai dipendenti stessi vittime di aggressioni. Come accaduto sempre l'altro ieri quando un uomo che doveva ritirare un'urna cineraria si è scagliato contro gli impiegati. Tanto che da ieri il personale accoglie le richieste blindato, protetto dietro le inferriate per evitare contatti diretti con il pubblico.

Ma che cosa sta succedendo nel cimitero più grande di Roma? Mancano gli operai. Dai 40 che erano un tempo si sono ridotti a una quindicina scarsa, al lordo di malattie, ferie e permessi per la 104. L'ultima sforbiciata è stata conseguenza di un'inchiesta dell'Arma per presunti illeciti nelle operazioni cimiteriali che ha visto coinvolti 15 dipendenti, nel frattempo sospesi. «Nemmeno gli interinali sono stati riconfermati - spiega Alessandro Bonfigli della Uil - Persino richiedere un'urna è diventata una operazione che richiede tantissimo tempo: bisogna intervenire con un pubblico ufficiale per rimuoverla dal deposito sotto sequestro giudiziario. Tutto ciò rende i cittadini ancora più aggressivi di quanto già lo siano».

Anche il 7 aprile arrivano i carabinieri. Li chiama Luciana F., stanca di attendere con la nipote dalle 9 del mattino la tumulazione di una loro parente per cui era stato fissato un appuntamento alle 10,30. «All'ora di pranzo - racconta - ancora non si sapeva nulla. Nel frattempo nel piazzale si era formata una enorme coda di carri e c'era tanta gente, anche anziana, che aspettava al freddo. Ci dicevano che gli operai erano a un corso di formazione. Siamo stati trattati malissimo dal personale, dopo il dolore bisogna sopportare anche questo. Una vergogna». Il 7 aprile, effettivamente, la squadra operai era stata chiamata a un corso di aggiornamento per l'utilizzo del merlo, ossia dell'elevatore per i loculi. Il giorno dopo, giovedì, altri operai (dei pochi disponibili) sono stati chiamati, invece, alla visita aziendale. Ieri un gruppo di donne era seduto su una panchina: «Hanno sbagliato il nome di nostro cognato, dobbiamo aspettare che rifacciano tutta la pratica». Oggi è prevista una riunione sindacale. E altre sono in programma la prossima settimana, a partire da martedì. I disagi per i familiari dei defunti sembrano lungi dal terminare. «Siamo arrivati al punto - continua Bonfiglio - che ad alcuni di loro è stata fatta firmare una liberatoria per provvedere da soli a inumare e tumulare. Un foglio che solleva Ama da eventuali responsabilità». Ma che, a norma di legge, varrebbe davvero poco.

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