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Roma, cena al ristorante con il passaporto vaccinale: con la “green card” il piano per locali e palestre

Roma, cena al ristorante con il passaporto vaccinale: con la green card il piano per locali e palestre
Roma, cena al ristorante con il passaporto vaccinale: con la “green card” il piano per locali e palestre
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Venerdì 19 Marzo 2021, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 14:39

Ristoranti e palestre a Roma potrebbero riaprire prima. Nel caso dei locali, anche di sera, almeno per chi ha in tasca il certificato vaccinale, la “green card” su cui ragiona l’Unione europea. Da domani i primi 219.791 cittadini del Lazio vaccinati con prima e seconda dose potranno scaricare l’attestato sul sito internet della Regione (il portale è SaluteLazio.it). L’assessore alle Attività produttive del Campidoglio, Andrea Coia, è al lavoro per permettere ai settori piegati dalla crisi della pandemia di rialzare la saracinesca il prima possibile. «Con la zona rossa, c’è poco da fare - ragiona l’assessore - ma quando il livello dei contagi, speriamo presto, scenderà di nuovo ai livelli della zona gialla, dobbiamo farci trovare pronti».

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I SETTORI

In Comune, spiega Coia, circola l’idea di sfruttare in prima battuta anche i certificati vaccinali. «Potrebbero essere utilizzati per consentire ai ristoranti di rimanere aperti la sera, non solo di giorno, o per le palestre». La platea dei vaccinati è ancora limitata, ma interessa comunque quasi 200mila persone a Roma e con lo sblocco di AstraZeneca e l’arrivo di maggiori dosi Pfizer la campagna, ad aprile, dovrebbe viaggiare a ritmi molto più veloci. Sui locali aperti fino alle 22, prima che il Lazio diventasse zona rossa, si era spesa in prima persona la sindaca Virginia Raggi. «Dobbiamo aiutare i ristoratori e gli imprenditori provando a fare un passo in avanti verso la normalità», ha detto in tv a Porta a Porta. «Si potrebbe far riaprire ristoranti, bar e locali fino alle 22 con regole rigidissime, si valutino dei protocolli molto stretti da applicare ma si consenta a chi è in regola e rispetta questi protocolli di lavorare». Anche per l’utilizzo dei certificati vaccinali, riprende Coia, si passerebbe sempre dalla concertazione con le categorie, «attraverso protocolli specifici».

 

A PRANZO

Naturalmente a pranzo, in zona gialla, non ci sarebbero limitazioni, tutti potrebbero attovagliarsi, purché con i tavoli a debita distanza. Il punto è la sera. La giunta di Roma a inizio marzo ha chiesto al governo di permettere la riapertura fino alle 22 dei locali, con la città in giallo. Se non arrivasse il via libera dell’esecutivo, dopo Pasqua il Campidoglio potrebbe emanare una propria ordinanza. Si lavora anche alla ripartenza del turismo, settore chiave per la Capitale. Raggi due giorni fa ha lanciato l’allarme sullo svuotamento del Centro storico.

La sindaca ha parlato dell’offerta turistica che dovrà puntare sui «viaggi in sicurezza», ad esempio con un «bollino Covid-free» per gli alberghi. «Rafforzeremo il sistema di certificazione “Safe Tourism” per gli hotel e le altre strutture ricettive - spiega l’assessore allo Sviluppo - il bollino, tramite agenzie di controllo qualificate, attesta la regolarità delle sanificazioni e il rispetto delle misure anti-Covid». I numeri del comparto sono drammatici. Non solo per gli hotel. Ieri l’osservatorio Otex ha spiegato che il fatturato delle strutture ricettive extralberghiere di Roma è passato dai 531 milioni del 2019 a 192 milioni nel 2020. Una perdita di oltre 338 milioni di fatturato: -71 per cento.

LA CARD UE

Per rilanciare il turismo, la Capitale aspetta di capire le mosse Ue. Per facilitare la circolazione nei paesi dell’Unione, la Commissione di Ursula von der Leyen entro giugno fisserà le regole dell’attestato vaccinale europeo, il “Digital Green Certificate”. «L’obiettivo - ha spiegato von der Leyen - è ripristinare la circolazione in modo sicuro, responsabile e che dia fiducia a tutti». 

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