Abusi su una 15enne al liceo Massimo: «Il prof si pentì solo dopo l'arresto»

Sabato 16 Marzo 2019 di Adelaide Pierucci

Non era stato in grado di fermarsi prima che venisse scoperto. Ma poi si è pentito, prendendo coscienza delle proprie responsabilità. Nel motivare la condanna a tre anni e quattro mesi di Massimo De Angelis, 53 anni, il professore del liceo Massimo finito sotto inchiesta per aver raggirato e sedotto un'alunna, il giudice Nicolò Marino ha usato due pesi. Da un lato ha ritenuto il reato contestato, atti sessuali con una minore, l'ipotesi più grave, per il lungo protrarsi delle attenzioni verso la studentessa, allora quindicenne, e dall'altro ha concesso all'imputato le circostanze attenuanti per la confessione. Anche se avvenuta solo dopo l'arresto chiesto dal pm Stefano Pizza.

«Non si è trattato - precisa il giudice nelle motivazioni - di mera ammissione di responsabilità. Ma di sincera presa di coscienza, per aver circuito una ragazzina a lui affidata creando le condizioni per la nascita di una naturale simpatia adolescenziale nei suoi confronti. E per averla sempre più legata a sé, figura dominante, in un crescendo irrefrenabile di manipolazione a fini sessuali». L'imputato, sottolinea il giudice, proprio in ragione della consapevolezza di quanto compiuto, non ha mai messo in discussione «un solo elemento del sincero racconto dell'alunna». «Pur non essendo stato in grado di fermarsi prima che gli inquirenti scoprissero l'accaduto, ha preso comunque atto di essere il solo responsabile di quel che gli si contesta».

«La vittima - riporta la sentenza - non era una ragazzina che aveva fatto gli occhi dolci a un adulto di cui si era invaghita, cosa sempre possibile in età adolescenziale. E De Angelis non è l'adulto lusingato e incapace di resistere a giovanile avances. L'imputato anzi ha scientemente creato le condizioni affinché nella vittima nascesse quella simpatia da lui tanto scorrettamente utilizzata». Eppure la collaborazione del professore è stata comunque considerata tardiva. «Si osserva - aveva premesso il giudice - come sino alla scoperta della vicenda non è dato da riscontrare momenti di tentennamento da parte di De Angelis. Almeno fino all'attimo dell'arresto».
Il pentimento emerge a partire dal processo, svolto col rito abbreviato, e viene mostrato anche con una proposta di risarcimento alla famiglia di 70.000 euro. Somma non accettata dai genitori dell'alunna «per non raggiungere accordi con chi ha fatto del male». L'indennizzo sarà deciso in sede civile. Come quello del liceo Massimo, parte civile per i danni all'immagine. L'adolescente era stata affidata al docente dai genitori per le ripetizioni di latino presso la scuola. Si è scoperto poi che era stato proprio il prof, che aveva già messo gli occhi sull'alunna durante il corso di teatro, a proporsi. L'operazione di raggiro era finita una notte di dicembre 2017 quando i genitori della quindicenne, messi in allerta da una docente, hanno controllato lo smartphone della figlia. I contatti con il prof erano cancellati. Ma proprio in quel momento giunse un sms: «Notte Amò Scusa».

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