Pozione magica per creare soldi, la truffa del liquido che trasformava la carta in banconote. In due a processo a Roma

I due imputati millantavano di essere dipendenti dell’ambasciata del Camerun

Pozione magica per creare soldi, la truffa del liquido che "stampava" 200mila euro. In due a processo a Roma
​Pozione magica per creare soldi, la truffa del liquido che "stampava" 200mila euro. In due a processo a Roma
di Federica Pozzi
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Lunedì 25 Settembre 2023, 22:30

Fingevano di lavorare all’ambasciata del Camerun e di avere un metodo per moltiplicare i soldi. Davvero pensavano che qualcuno potesse abboccare e invece in due sono finiti a processo con l’accusa di tentata truffa. A sporgere denuncia nel 2018 era stata la vittima designata, un 54enne di origini marocchine, che era stato contattato dai due. Gli avevano proposto una sostanza miracolosa, in grado di trasformare la carta in banconote vere. La parte offesa, che aveva capito l’inganno, si era subito rivolta ai carabinieri per sporgere denuncia e, d’accordo con i militari, aveva dato appuntamento due giorni dopo ai ciarlatani. Così i due imputati sono stati colti sul fatto e arrestati. 

LA VICENDA

Era l’ottobre del 2018, il 54enne, proprietario di una lavanderia a Roma sud, aveva ricevuto la visita di due uomini vestiti in maniera elegante – come ha raccontato lui stesso in aula – dicevano di lavorare per l’ambasciata africana. E fin qui non sembrava esserci nulla di strano se non fosse che, subito dopo, hanno iniziato un po’ come il gatto e la volpe a promettere di saper moltiplicare i soldi grazie a una specie di pozione magica. «Mi hanno detto di avere un prodotto che faceva soldi», ha dichiarato la vittima in aula, spiegando che oltre alle parole, avevano anche simulato una dimostrazione: «Mi hanno fatto vedere che da un foglio bianco con questo liquido apparivano 50 euro», ha continuato il 54enne, al quale erano stati chiesti 25 mila euro.

Ossia la somma necessaria per acquistare il liquido magico e così far comparire ben 200 mila euro. Fortunatamente l’uomo non è caduto nel tranello. Al processo ha raccontato che aveva già sentito parlare di questo tipo di truffe in televisione, e così ha deciso di rivolgersi ai carabinieri a sporgere denuncia. 

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LA TRAPPOLA

Non solo, prima di andare dai militari, aveva dato appuntamento ai due, fingendo di essere caduto nella loro trappola, qualche giorno dopo con la promessa di raccogliere la somma richiesta. Il giorno concordato a sorprendere gli imputati c’erano i carabinieri che hanno assistito allo scambio. «Avevano posizionato sul banco della lavanderia un borsello di colore nero dal quale stavano estraendo delle bottiglie di plastica contenenti del liquido che sono state poi sequestrate», ha riferito uno dei militari al giudice. «Il famoso liquido che, garantivano, fosse in grado di trasformare la carta in banconote, così siamo intervenuti, sequestrando i prodotti, e abbiamo perquisito anche la macchina dove è stato trovato altro materiale simile», ha concluso uno dei carabinieri che ha preso parte all’operazione. Alla parte offesa è stato chiesto, come accade di norma, se volesse ritirare la querela ma la sua risposta è stata negativa. «Non ne ho alcune intenzione perché persone così non meritano di farla franca. Non è bello fare una cosa del genere in un paese che non è il tuo». 

In realtà questo trucco era già stato utilizzato a Roma soprattutto sda nigeriani. Si chiama chiamata ”black money scam” e consiste proprio nel far credere alle vittime di poter trasformare miracolosamente fogli di carta in banconote grazie a dei particolari solventi. Una tecnica che, sempre nel 2018, è fruttata 13 milioni di euro a una banda di sei persone ai danni di imprenditori ed ereditieri. Tra i truffatori in quel caso aveva avuto un ruolo chiave un finto monsignore che garantiva gli affari e che si presentava agli appuntamenti con le vittime anche in abiti ufficiali. Il gruppo si faceva dare sostanziosi anticipi per l’intermediazione nella compravendita di case, opere d’arte e gioielli, per poi scomparire nel nulla dopo aver preso i soldi. La truffa delle finte banconote serviva invece proprio per far capire ai malcapitati che l’affare si poteva fare ed era anche remunerativo. Un tipo di inganno che, oltre a persone facoltose, ha tratto in inganno anche diversi imprenditori in difficoltà.

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