Incendi sospetti sugli autobus
ingaggiati gli 007 del Tribunale

Domenica 19 Agosto 2018 di Lorenzo De Cicco
Per indagare sul filotto inquietante di roghi che inceneriscono i mezzi pubblici di Roma, l'Atac ha deciso di arruolare esperti esterni. Nella commissione d'inchiesta che il colosso dei trasporti ha messo in piedi ci sarà anche un perito indicato dal Tribunale, un tecnico che conosce a fondo la materia, abituato a sfornare le ctu, le consulenze d'ufficio che arrivano sulle scrivanie di giudici e pm. La vicenda d'altronde ha assunto dimensioni che non possono essere ignorate o affrontate per via ordinaria: 18 roghi o principi d'incendio da inizio anno, quasi tutti su navette di proprietà dell'Atac, a parte pochi casi sui mezzi della Roma Tpl. In tutto il 2017 i bus in fiamme furono solo, si fa per dire, 22. Una cifra allarmante che nei primi otto mesi del 2018 è già stata sfiorata. Ecco perché l'azienda del Campidoglio vuole andare a fondo e ha deciso di coinvolgere nell'inchiesta non solo gli ispettori interni, ma anche gli specialisti individuati dal Tribunale.
LE CAUSE
Tocca capire se oltre all'usura dei mezzi e al fatto che siano ultra-datati, possano esserci altre cause dietro a un numero così alto di navette carbonizzate. Certo il parco mezzi dell'Atac è uno dei più vecchi d'Europa, età media di 12 anni contro i 6 anni e mezzo di Parigi e Londra. Difatti su poco meno di 2mila bus a disposizione della partecipata, all'incirca 1.200 riescono a essere messi su strada ogni giorno. Gli altri, squassati dai guasti, rimangono parcheggiati nei garage in attesa di riparazione. I vertici della società, a partire dal presidente e ad Paolo Simioni, di recente hanno ordinato 227 bus nuovi di zecca tramite la Consip, la centrale degli acquisti che fa capo al Ministero dell'Economia. Un'operazione finanziata con 76 milioni di euro dal Comune di Roma, strategica per la riuscita del piano di concordato appena avallato dai magistrati fallimentari. «È un passo decisivo per il rilancio dei trasporti pubblici della città», ha commentato la sindaca Virginia Raggi, consapevole dello stato in cui versano oggi i mezzi del trasporto pubblico capitolino. Ma basta l'età alta delle vetture a spiegare l'escalation di roghi? È quello che la commissione d'inchiesta, allargata agli esterni, dovrà stabilire.
IMPIANTI DIFETTOSI
Dopo l'esplosione dell'8 maggio scorso a via del Tritone, affollatissimo passaggio di turisti a pochi metri da piazza di Spagna e dalla fontana di Trevi, l'Atac intanto ha deciso di sostituire un migliaio di impianti antincendio per mettere in sicurezza le navette. La municipalizzata ha deciso di smontare e rimpiazzare i dispositivi dei bus immatricolati nei primi anni 2000, ma anche dei veicoli più recenti. E questa non è la prassi. Si è scoperto infatti che su quasi 300 bus arrivati nelle rimesse a cavallo tra il 2014 e il 2015 gli impianti di spegnimento erano incomprensibilmente difettosi. E sarà un caso, ma nel corso dell'ultimo anno i roghi spesso sono avvenuti su vetture acquistate dall'Atac solo tre-quattro anni fa. Anche su questo ora dovrà fare luce il pool dell'inchiesta.
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