La xylella minaccia i secolari: «Sparito per sempre un terzo degli esemplari più antichi»

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Maria Claudia MINERVA

Fino a poco tempo fa c'era la convinzione che la xylella fastidiosa non sarebbe mai arrivata a Bari, forse perché l'esperienza vissuta nel Salento avrebbe potuto e dovuto fare scuola, impedendo ulteriori e dannose propagazioni del batterio. Prevenire è meglio che curare, recita un claim pubblicitario di grande successo. Invece il batterio, come del resto ha fatto finora, ha dimostrato di essere inarrestabile e di guadagnare - grazie al suo vettore principale, il Philaenus spumarius, conosciuto volgarmente con il nome di sputacchina - sempre più fette di territorio.

Xylella avanza nella zona cuscinetto e punta a nord: scoperti altri 136 ulivi infetti

Così in poco meno di quindici giorni si è scoperto che nella zona intorno a Monopoli ci sono alcuni focolai e, addirittura, una pianta infetta in zona indenne. Due giorni fa, gli ultimi Selge regionali hanno certificato che l'epidemia continua ad estendersi con altre 136 piante infette situate pure nella Piana degli ulivi monumentali dove, secondo quanto sostiene Coldiretti Puglia, «è scomparso per sempre un terzo degli storici esemplari, privando l'Italia di un patrimonio di inestimabile valore sul piano storico, ambientale, economico ma anche occupazionale». L'allarme è stato lanciato ieri dall'associazione dei coltivatori diretti in occasione dell'inizio della raccolta delle olive sugli alberi sopravvissuti alla xylella proprio nella Piana dei secolari a Monopoli. Nell'azienda Barnaba è arrivato anche l'assessore all'Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, che ha voluto fare un sopralluogo per rendersi conto della situazione.


Ora ad essere sotto scacco della xylella è la zona cuscinetto a Nord, dove la nuova normativa Ue, approvata in agosto, prevede la rimozione anche delle piante circostanti nel raggio di 50 metri (prima la Decisione di esecuzione numero 789 del 2015 prevedeva invece un raggio di 100 metri), situata nel cuore della Piana degli Ulivi, dove è altissima la concentrazione di ulivi millenari con ben 250mila esemplari di pregio straordinario. Si stima che alcuni potrebbero addirittura avere un'età fino a tremila anni, con circonferenze che superano i dieci metri. «Una ricchezza dal punto di vista storico e turistico sino ad oggi mantenuta in vita soprattutto grazie all'impegno di generazioni di agricoltori, anche a prezzo di sacrifici considerevoli. La gestione di un ulivo monumentale è, infatti rileva la Coldiretti -, molto più complicata, con rese produttive notevolmente più basse rispetto a una normale pianta, ma anche la necessità di procedere a una raccolta esclusivamente manuale e maggiori difficoltà a livello di potatura e di trattamento».


Un impegno che rischia ora di essere vanificato dall'epidemia che dal 2013 ad oggi ha colpito ottomila chilometri quadrati, con un danno stimabile di 1,6 miliardi euro, sempre secondo un'analisi della Coldiretti, come conferma il presidente Savino Muraglia, che sottolinea: «Secondo lo studio e il monitoraggio dell'andamento della malattia del Cnr di Bari, la diffusione della malattia è passata dagli 8mila ettari del 2013 agli 8mila chilometri quadrati dell'attuale area demarcata, numeri che spaventano la Puglia ma anche il resto d'Italia. La numerosità delle infezioni riscontrate a Fasano, Ostuni, come già avvenuto a Carovigno disegnano uno scenario oscuro già visto a Oria e Francavilla. Intervenire tempestivamente è un richiamo allarmato che abbiamo ripetuto in questi anni per non mandare in fumo l'enorme patrimonio olivicolo, economico e paesaggistico della Puglia».
Nel Salento gli agricoltori sono senza reddito da più di sette anni, molte imprese olearie hanno dovuto addirittura svendere pezzi di frantoi a Paesi come la Grecia, il Marocco e la Tunisia. Per non parlare dei posti di lavoro andati perduti nella filiera dell'olio extravergine. Ora l'infezione galoppante nel Barese preoccupa e non poco le imprese olivicole del settore. A Monopoli per chi dovrà abbattere il danno sarà anche doppio perché oltre agli ulivi si coltivano ortaggi di qualità che andranno persi insieme alle piante da sradicare. Insomma, danno e beffa.


E, intanto, vanno giù anche le stime della produzione dell'olio: 48% in meno, proprio in Puglia dove si produce circa la metà dell'extravergine Made in Italy. «Complessivamente si prevede sottolinea la Coldiretti una produzione nazionale di circa 287 milioni di chili rispetto ai 366 milioni di chili della campagna precedente».

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