Xylella, scoperti due nuovi “vettori”

Xylella, scoperti due nuovi “vettori”
La sputacchina non è l’unico insetto a veicolare la xylella fastidiosa. Sono infatti state scoperte due nuove specie di vettori in grado di diffondere il batterio: il “Neophilaenus campestris” e il “Philaenus italosignus”. Lo ha rivelato ieri il professor Donato Boscia, nel corso del suo intervento al dibattito promosso da Apol, che si è svolto a Calimera, intitolato “Una nuova olivicoltura per il Salento”, alla quale hanno preso parte diversi esperti del settore, ricercatori dell’Università del Salento e dell’Università di Bari, oltre ad agronomi, agrotecnici e associazione Confagricoltura.
La scoperta appena ufficializzata non toglie lo scettro al “Philaenus spumarius”, (la sputacchina), che resta ancora il principale vettore del batterio che ha divorato gli ulivi nel Salento, ma apre nuovi scenari sui possibili rischi di contagio anche su altre colture diverse dall’olivo. Il ritrovamento delle due nuove specie di vettore della xylella, avvenuto nel Salento e nelle province di Bari e Foggia, è da attribuire a tre ricercatori che da anni si occupano della batteriosi: Maria Saponari e Vincenzo Cavalieri dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari ed Enza Dongiovanni dell’Istituto “Basile-Caramia” di Locorotondo, Bari.
«La molla che ha fatto scattare l’input per nuove ricerche sui vettori - spiega la dottoressa Saponari del Cnr di Bari (vincitrice del prestigioso premio Guido Dorso 2017 per la sua attività di ricerca scientifica e in particolare per gli studi condotti sul ceppo salentino di xylella fastidiosa) - è che qualsiasi insetto che si nutre di xylema potrebbe essere potenzialmente un vettore di xylella. Partendo da questo assunto abbiamo individuato le due nuove specie, anche se la sputacchina resta il vettore principale della xylella, almeno nel Salento».
I due vettori appena individuati, stando a quanto spiegano i ricercatori, al contrario della sputacchina, non hanno una popolazione altissima e soprattutto non albergano molto negli areali dediti all’olivicoltura, però potrebbero diventare vettori importanti per altre colture e in territori lontani dalla Puglia. «Queste nuove scoperte servono soprattutto per la valutazione del rischio, non solo in altri ambienti ma anche in altre regioni. Ad esempio, il “Neophilaenus campestris” stanzia poco negli oliveti, ma la sua presenza è massiccia nelle graminacee, quindi potrebbe rappresentare un rischio per le altre specie vegetali» aggiunge Saponari.
I tre vettori alla vista di chi per professione non fa l’entomologo appaiono abbastanza simili, nel senso che variano soprattutto per dimensioni: il “Neophilaenus campestris” è più piccolo, mentre il “Philaenus italosignus” è molto più grande della sputacchina perciò più riconoscibile. Per il resto, come ciclo di vita sono sovrapponibili, sebbene le due nuove specie potrebbero avere un ciclo di vita più veloce rispetto alla sputacchina, il che suggerirebbe di modificare l’obbligo di lavorare i terreni entro il 30 aprile, come prescrive ora la normativa per la lotta alla xylella, anticipando la scadenza a metà aprile per evitare una nuova ondata di contagio.
 
Rispetto ai potenziali vettori di xylella, la dottoressa Saponari rivela che anche la Cicala è un altro candidato Anche la cicale è un altro candidato vettore della batteriosi che colpisce gli ulivi. «Questo perché - spiega Saponari - è un insetto che si nutre dallo xylema degli ulivi. Finora, però, tutte le analisi sono state negative, ma noi continuiamo a monitorarlo». Se per ipotesi anche la cicala dovesse risultare un vettore della xylella il rischio di contagio aumenterebbe a dismisura.
Non solo vettori. All’incontro, molto partecipato e coordinato dall’accademico dei Georgofili, Giuseppe Mauro Ferro, si è parlato anche dello stato dell’arte della xylella, a quattro anni dalla diagnosi, con il professor Boscia del Cnr di Bari; come pure di olivicoltura negli areali infetti, con il professor Salvatore Camposeo dell’Università di Bari. E ancora di cultivar tolleranti e resistenti con il direttore del Disteba di Unisalento, professor Luigi De Bellis, che ha riportato i risultati degli studi di fisiologia del suo Dipartimento, dimostrando il motivo per cui il leccino sia una specie di olivo più tollerante dell’ogliarola. In pratica il leccino infetto di xylella produrrebbe più “lignina” rispetto appunto all’ogliarola, questo fa ipotizzare che nel leccino il passaggio del batterio da un vaso xylematico all’altro sia ostacolato.
Infine, tra i numerosi interventi, anche quello del presidente del Consorzio Oliveti d’Italia, Nicola Ruggiero, che ha smentito le speculazioni sulla cultivar favolosa “Fs-17”, sottolineando come il prezzo reale di una singola talea è di 2 euro e 40 centesimi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 20 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:47