Xylella, scienziati all’attacco: si torni al piano Silletti

Sabato 29 Aprile 2017 di Vincenzo DAMIANI

Due i punti ripetuti più volte dagli scienziati: la Xylella esiste, non è un’invenzione e, almeno nell’80% dei casi, è la causa dell’essicamento degli ulivi in Salento; se si vuole fermare il batterio ed evitare che la malattia si propaghi nel nord della Puglia «occorre attuare il piano Silletti». Sembra di tornare indietro di 4 anni, ma è quanto è emerso ieri al termine dell’audizione in commissione regionale di due dei massimi esperti nella lotta alla Xylella: il professore Enrico Bucci della Temple University di Philadelphia e componente della commissione di ricerca Accademia dei Lincei e del professore Giovanni Martelli, dell’Università di Bari. Ad introdurre i due docenti universitari i presidenti delle due commissioni Fabiano Amati e Donato Pentassuglia.
Il professore Bucci è stato il primo a prendere la parola e, mostrando con delle slide la sintesi degli studi effettuati, ha dimostrato – statistica alla mano – che «non vi sono dubbi scientifici circa il fatto che l’infezione da Xylella fastidiosa correli con i sintomi di disseccamento». Secondo lo scienziato, infatti, «gli alberi infetti che non mostrano sintomi sono spiegabili sia con errori di metodo che con altri fattori noti» oltre «ad una minoritaria presenza in campo di varietà resistenti». Non solo: «Non c’è alcun dubbio scientifico – prosegue – sul fatto che nell’attuale epidemia pugliese uno dei singoli fattori maggiormente correlati al disseccamento osservato sia Xylella fastidiosa». «Chi sostiene il contrario – attacca – deve essere in grado di spiegarlo scientificamente, come facciamo noi». È chiaro il riferimento alle indagini penali e alle critiche mosse da una parte minoritaria dell’opinione pubblica: «È necessario evitare – ha sottolineato Bucci - che i ricercatori siano sottoposti a pressioni mediatiche e giudiziarie: cerchiamo di dare ascolto alla ricerca mettendola nelle condizioni di produrre risultati utili». Poi è stata la volta del professore Martelli che ha, innanzitutto, condiviso l’esito degli studi presentati dal suo collega Bucci. «Dalle analisi svolte in larga scala nel Salento – ha confermato - è emerso che tutte le piante di focolai maturi e con sintomi conclamati di CoDiRO sono risultate affette da Xylella, ad ulteriore conferma del ruolo del batterio quale agente causale della malattia».
Due i metodi diagnostici utilizzati dall’equipe universitaria: Elisa e Pcr. Martelli ha evidenziato anche i successi ottenuti dagli scienziati baresi che hanno «contribuito ad aumentare le conoscenze sulla infezione sequenziando il genoma del primo ceppo trovato in Europa, individuando il primo vettore europeo della Xylella fastidiosa e il germoplasma resistente». Il professore barese, poi, è tornato su un punto fondamentale: come fermare l’infezione? «Al momento – ha detto in maniera chiara – c’è solo un modo per bloccare l’espansione, applicare il piano Silletti ma questo è compito della Regione Puglia». Mentre per salvare gli ulivi monumentali «il metodo più efficace può essere quello degli innesti, un’idea degli agricoltori che ha trovato ottimi riscontri». Il docente universitario non ha escluso che possa esistere altri vettori della Xylella, oltre a quello già scovato.
«Il tempo è galantuomo. Da Vendola ad Emiliano, si è rincorso il populismo spicciolo senza assumere un atteggiamento di responsabilità, che avrebbe imposto di far riferimento alla comunità scientifica. Mentre il batterio continua a divorare gli uliveti, abbiamo conferma della bontà del piano Silletti», attaccano i consiglieri regionali di Forza Italia Domenico Damascelli, Francesca Franzoso e Nino Marmo. «Chiedere al governo nazionale la nomina di un commissario straordinario, ritirare la ridicola task force istituita da Emiliano e scegliere come unico partner di lavoro la comunità scientifica», aggiunge Andrea Caroppo. Il consigliere del Movimento5Stelle Cristian Casili sottolinea «l’inefficienza del governo regionale che non riesce a rispondere alle richieste di sostegno degli agricoltori, la necessità di trovare risorse per consentire loro di attuare le pratiche per la cura degli ulivi per impedire la diffusione del batterio e di allargare la platea dei ricercatori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA