Xylella, avanti col piano secondo il diktat dell’Ue:
abbattimenti e indennizzi

Mercoledì 22 Luglio 2015 di Maria Claudia Minerva
Il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis, è andato via indicando una strada ben precisa da seguire per salvare gli ulivi che la xylella fastidiosa non ha fortunatamente intaccato. «Bisogna agire subito, senza perdere più altro tempo - ha detto nel corso del vertice in prefettura a Lecce, dopo aver ascoltato sindaci, comitati spontanei e associazioni olivicole -. Siamo in presenza di una situazione in evoluzione, che può espandersi e contagiare altre varietà. Abbiamo già perso molto tempo e ogni giorno si mettono a rischio nuovi ulivi. Occorre abbattere le piante malate per salvare quelle sane».



Quindi, la tabella di marcia riprende, si andrà avanti a tamburo battente su tre fronti: abbattimenti, controllo fitosanitario dei vettori adulti, buone pratiche agricole. Primo fronte: dopo il primo stralcio del piano del commissario straordinario Giuseppe Silletti, che ha consentito l’abbattimento dei 52 ulivi nel focolaio di Oria, al momento ritenuto il più pericoloso ai fini della propagazione del contagio, gli Uffici della Regione e quelli del Ministero alle Politiche agricole stanno lavorando in sinergia per individuare «uno schema complessivo per gli strumenti attivabili per gli indennizzi».



In pratica, il capitolo sui ristori sarà agganciato al secondo piano stralcio di Silletti, che prevede abbattimenti nella fascia a Nord di Lecce, esattamente nei comuni di Veglie, Salice e Porto Cesareo, come viene indicato anche nella relazione che il ministro Maurizio Martina ha inviato la scorsa settimana al Comitato Fitosanitario di Bruxelles, per salvare l’Italia, in zona Cesarini, dal rischio di procedura di infrazione. Ora nelle intenzioni del commissario c’è un cambio di strategia: chi abbatte volontariamente riceverà il risarcimento del danno «la cui stima - riferiscono dagli uffici regionali - viene calcolata in base a norme di economia agraria e non in maniera capotica, in modo che il ristoro economico costituisca un indennizzo e non un incentivo all’espianto»; al contrario chi, invece, subirà l’intervento coatto di abbattimento non solo non avrà l’indennizzo ma dovrà anche pagare l’azione del commissario.



E questo per quanto attiene agli abbattimenti. Secondo fronte, quello sui trattamenti con fitosanitari per il controllo dei vettori adulti: il primo step prevedeva irrorazioni entro il 30 maggio scorso, e poi nuovi trattamenti a settembre e ottobre. In questi giorni gli agenti del Corpo Forestale stanno controllando i quaderni di campagna e sanzionando gli agricoltori che non hanno adempiuto a questa pratica. Intanto, è stato accertato che grazie alle buone pratiche agricole, la sputacchina, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in molti campi non c’è più. Questo vuol dire che, di conseguenza, anche il trattamento insetticida sarà quantificato sulla presenza di insetti in campo: aver coperto l’85% del controllo degli insetti giovani ha portato al risultato di una presenza meno invasiva della sputacchina. Trezo fronte: le buone pratiche agricole consigliate sempre per mantenere puliti i campi e impedire ai vettori di moltiplicarsi.



Il diktat di Andriukaitis è stato questo, ma all’indomani della sua visita, c’è già chi propone di rinegoziare tutto o quantomeno di “ammorbidire” la “Decisione di esecuzione Ue”. A questo proposito, Coldiretti lancia quattro proposte, tutte compatibili con il decreto ministeriale del 19 giugno: 1) che la rimozione degli ulivi malati che si trovano in area infetta nella fascia di venti chilometri al di sotto del confine amministrativo della provincia di Lecce, possa avvenire su base volontaria con taglio e distruzione in situ, ovvero su base obbligatoria con espianto e trasferimento in area infetta a sud dei 20 km ed allocazione in area protetta; 2) che in quest’ultima parte dell’area infetta sia eliminato il divieto di impianto di piante potenzialmente ospiti del patogeno perché irrilevante ai fini statistici per l’incremento del rischio di diffusione della malattia; 3)che la rimozione degli ulivi malati che si trovano nella restante parte dell’area infetta avvenga solo su base volontaria e non obbligatoria; 4) che la previsione di espianto di tutte le piante potenzialmente ospiti del patogeno attorno all’eventuale pianta malata nel raggio di 100 metri, sia effettuata solo su piante che, attraverso analisi, siano chiaramente contaminate.



L’onorevole Rocco Palese, capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio della Camera, torna a bacchettare Regione e Governo insistendo sulla legge speciale: «Se è stato deciso che le uniche soluzioni possibili sono quelle del Piano, allora si dia certezza alla loro applicazione, si stanzino fondi per la ricerca e si dia certezza». «Se non si fossero gettati al vento quasi tre anni, forse il batterio non avrebbe rappresentato una minaccia in grado di spazzare via decine di migliaia di ettari di uliveti - ha detto, invece, il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Andrea Caroppo - Finalmente il ministro Martina ha firmato l’attivazione del fondo di solidarietà che sblocca 11 milioni stanziati per i primi interventi, che si aggiungono ai 13 milioni nel portafoglio del commissario Silletti». © RIPRODUZIONE RISERVATA