Xylella, Cattaneo: «Il Salento è un deserto». Emiliano: «Mi telefoni e ne parliamo»

Mercoledì 25 Agosto 2021 di Oronzo MARTUCCI

Certo, in presenza di una pandemia che dura da 18 mesi e di una crisi come quella dell’Afghanistan, può apparire riduttivo parlare di xylella, di un danno ambientale ed economico che sta cambiando il paesaggio del Sud della Puglia. Eppure Marco Cattaneo, direttore delle riviste Le Scienze, Mind, National Geographic Italia e National Geographic Travelel, dunque non uno qualunque, dopo una vacanza nel Salento ha postato su facebook una riflessione su ciò che vedeva in quei luoghi 10 anni fa e ciò che ha visto nei giorni scorsi, mentre tornava a casa, a Roma. «Io me lo ricordo, il Salento. Mi ricordo le stradine che da Uggiano la Chiesa portavano verso Cannole, verso Martano, e poi giù fino al mare. Ma anche la superstrada che da Brindisi porta a Lecce. L’ho riattraversato quest’estate, il Salento. Dieci anni dopo, a spanne. A percorrere quelle strade, oggi, sembra di viaggiare sulla piana del Serengeti. Dove c’erano ulivi, acacie. Acacie bruciate dal sole e dal vento. Senza una foglia, i rami spogli e spinosi. Roba che da un momento all’altro ti aspetti di veder passare una famiglia di leoni, o un branco di gnu. Morte e desolazione». Cattaneo prosegue: «E me lo sono chiesto giuro, me lo sono chiesto se certe persone, quelle che si opposero al piano Silletti, che prevedeva di espiantare tremila ulivi per salvarne milioni, abbiano guardato bene. Mi sono chiesto come facciano a dormire la notte. Come facciano a chiudere occhio alla Procura di Lecce, alla Regione, gli artisti famosi che scesero in piazza a difendere gli ulivi invocando i complotti della Monsanto».

Il commento di Emiliano: «Mi chiami anche al telefono e ne parliamo»

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha ritenuto di rispondere nei commenti al post: «Forse dovremmo scambiare informazioni prima di tutto. Una buona istruttoria rende più fondato ogni giudizio. Attendo una sua chiamata e se vuole anche una sua visita per raccontarle della nostra lotta contro la xylella bloccata da sei anni in provincia di Brindisi. Stiamo ripiantando gli ulivi e le altre essenze perdute nella zona infetta. Il piano Silletti è stato redatto con grande ritardo dallo stesso commissario che si è dimesso al primo avviso di garanzia, atto dovuto a causa delle denunzie presentate da coloro che non volevano abbattere gli alberi. Credo di averne avuti molti di più per ragioni simili. E comunque il danno era già compiuto alla data dell’incarico a Silletti, luglio 2015». La replica di Cattaneo a Emiliano: «A quanto ho sentito, ma sono voci e non ho avuto modo di verificare di persona, pare che i disseccamenti siano arrivati anche in provincia di Bari. Quanto a ciò che ho potuto constatare di persona, obiettivamente quel che ho visto non mi sembra un risultato felicissimo».

L'avanzata del batterio

È vero che, come sostiene Emiliano, la xylella aveva già compiuto molti danni nel luglio 2015, in un paio d’anni durante i quali hanno avuto il sopravvento il complottismo, gli stregoni, gli scienziati depositari di cure miracolose, le inchieste della Procura. Ma è difficile sostenere che la xylella sia ferma nel Brindisino da 6 anni. In sei anni la Regione guidata da Emiliano, con atti ufficiali, ha spostato 3 volte i confini della zona infetta, della zona cuscinetto e della zona di contenimento: la zona infetta, nel 2015 riguardava solo il sud del Salento e ora comprende per intero le province di Lecce, Brindisi e Taranto, dall’Adriatico allo Jonio; la zona infetta e la zona di contenimento sono ormai a cavallo tra le province di Taranto e Brindisi e la provincia di Bari. Di più: ci sono focolai a Monopoli, Polignano a Mare, Alberobello, Locorotondo (che riguardano gli ulivi) e a Canosa di Puglia, nella provincia Bat, dove la xylella ha contagiato le piante di un vivaio. E poi c’è la diffusione del batterio killer nella Piana degli ulivi monumentali, tra Carovigno, Ostuni, Fasano e Monopoli, dove i danni non sono a livello di quelli descritti da Cattaneo, ma la paura dei proprietari di quelle aree è simile a quella dei produttori senza prodotto del Salento, dove la metà dei frantoi ha chiuso i battenti in 4 anni. Forse è inutile cercare colpe e colpevoli, tra politici, santoni e cantanti. Ma in tanti chiedono una maggiore attenzione verso l’emergenza xylella. Il Piano di contenimento messo in campo dalla Regione nella scorsa primavera, con il consenso dell’Unione europea, viene considerato inadeguato dagli scienziati, quelli veri, e dai proprietari degli uliveti, dagli ambientalisti, dai paesaggisti. Il Salento è perso, nel senso che è un cimitero come sottolinea Cattaneo, ma la Piana degli Ulivi monumentali è ancora lì, con il batterio che vi si insinua giorno dopo giorno, a fronte di misure di contenimento considerate inadeguate. Dagli scienziati. Non dai santoni. Tra un paio d’anni Marco Cattaneo, di ritorno a casa dopo una vacanza in Puglia potrebbe ritrovarsi a raccontare il disastro percorrendo la superstrada tra Ostuni, Fasano, Monopoli e Polignano a Mare. Altro che resort a 5 stelle nella Piana degli Ulivi monumentali.
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Ultimo aggiornamento: 19:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA