Vendola contro Emiliano: «Il suo civismo sposta la destra che ora sta con noi»

Bordate al governatore dal leader della Sinistra durante l’incontro de La Giusta causa. Critiche arrivano anche da Frisullo e tocca a Decaro fare da “pompiere”

Vendola contro Emiliano: «Il suo civismo sposta la destra che ora sta con noi»
di Antonio BUCCI
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Mercoledì 1 Giugno 2022, 10:24

«Come è possibile che noi tre non siamo nello stesso partito?», si chiede Michele Laforgia. Poi aggiunge: «Non ho l'età per fondarne uno ma forse avremo la voglia e il coraggio di dire che qui non si arrende nessuno». La citazione è della rivoluzione cubana, la conclusione è del presidente de La Giusta Causa e padrone di casa del dibattito su democrazia e partiti, nella sala Murat del capoluogo. Gli altri due sono Nichi Vendola e Antonio Decaro, rispettivamente ex governatore ed sindaco di Bari, al suo fianco. Non c'è Michele Emiliano ma l'inquilino di via Gentile resta il convitato di pietra, al quale pure saranno fischiate le orecchie. D'altro canto, a lanciare l'allarme è un altro big come Sandro Frisullo, dalemiano di rango dai tempi dei Ds e vice di Vendola in lungomare Nazario Sauro. Oltre che autore de "Il popolo senza politica".

L'intervento di Vendola

Rifondare i partiti: «Il trasformismo, in Puglia, non può più essere considerato eccezione, sta assumendo la forma specifica del governo. Quando abbiamo dichiarazioni secondo le quali la Puglia va bene anche senza i partiti, quella non è la posizione di chi subisce un percorso ma di chi, sullo spezzatino dei partiti, fonda la propria oligarchia di potere, che si verticalizza», tuona senza mezzi termini il salentino ma senza che il Masaniello di Terlizzi rompa gli indugi sulla chiamata alle armi per un ritorno in prima linea. «La società politica e quella civile sono l'una lo specchio dell'altra e il civismo dovrebbe essere l'esaltazione delle virtù civiche, non l'autoproposizione di illustri sconosciuti o il traghetto che sposta il ceto dei trasformisti», spiega l'ex presidente della Regione. Non cerca l'affondo ma non le manda a dire ugualmente. Se la prende con «il mito della società civile, verginale deposito dell'innocenza» e con il «liberismo politico in cui tutto vale e non ci sono più discriminanti».

La sua finisce per essere quasi una replica a distanza al quadro tracciato dallo stesso Emiliano, in occasione del ricordo del sociologo Franco Cassano, qualche giorno fa: «Da Di Vagno a Beniamino Finocchiaro, non è stata una storia criminale. Le grandi culture politiche hanno innervato la democrazia. Se costruisci solo sistemi di potere, non rimane niente. Altrimenti la politica è un suk arabo e un mercatino dello scambio. E che cavolo», sbotta. L'analisi è impietosa e guarda al futuro dell'area fino alle Politiche del prossimo anno. In compenso, parte esattamente dal ricordo di Franco Cassano: «Non si può difendere ma noi sappiamo che quello di cui lui ha parlato e che ha costruito insieme ad altri non ha nulla a che fare col fenomeno delle liste civiche contrabbandate per civismo. Due cose diverse, se non opposte. Il secondo, soprattutto in Puglia, è sempre più una proiezione dall'alto, che nasce prima e muore dopo la competizione elettorale. E il trasformismo è anche segno dell'opposizione, non solo del governo della Puglia, praticamente trasversale», mette in chiaro Laforgia.

Decaro cerca di mediare

A Decaro tocca mediare, raccontare gli esempi positivi come la marcia di avvicinamento di Marco Bronzini, ora delegato alla pubblica istruzione dell'area metropolitana, e l'azione amministrativa in corso: «É di sinistra fare quello che stiamo facendo noi con il piano regolatore e con Costa Sud? Non dobbiamo per avvicinare il civismo che non è vicino a noi, svendere idee e valori che sono patrimonio comune delle persone che sono qui». Se è per questo, non lesina stoccate ai suoi e al Pd. Cita la mediazione da capogruppo in Regione - «bellissima ma difficile, se si conta che il presidente di allora, non era del Pd ed era il leader di un partito che si candidava a governare» - e la disciplina rigida in parlamento: «Mi è capitato, da presidente dell'Anci, di avere una posizione molto diversa da un ministro del mio stesso partito e di essere convocato dal segretario nazionale per una reprimenda. Ora, loro non sono più né ministro né segretario nazionale e io continuo a fare il sindaco», scherza ma neppure tanto. Non è un attacco frontale e neppure un cantiere. Almeno non ancora. Il monito di Frisullo resta e la parola d'ordine è costruire. E rimanere vigili, s'intende. O come dice Decaro: «Ci sono persone che sono vecchi arnesi della politica e si mettono il mantello del civismo, pensando che gli altri non li riconoscano. Come in uno sketch del comico Lillo. E invece, noi ce ne accorgiamo lo stesso».
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