Vaccino, scorta pugliese verso l'esaurimento. E la nuova fornitura ancora non è al completo

Mercoledì 6 Gennaio 2021 di Vincenzo DAMIANI

La prima scorta di vaccini anti Covid è quasi esaurita, ieri in Puglia è stata impressa un'altra accelerazione con la somministrazione di circa 5.500 dosi, in totale sono oltre 16mila quelle inoculate. Ne restano a disposizione, quindi, 9mila che in un paio di giorni verranno esaurite. Adesso, però, si pone il problema inverso, quello del rifornimento che deve andare di pari passo con le somministrazioni per non rendere vano lo sforzo. Ieri era prevista la consegna di altri 27mila flaconcini, ma ne sono arrivati poco più di 7mila: se la distribuzione si dovesse inceppare, potrebbero essere a rischio i richiami. Entro il 17 gennaio, infatti, dovranno essere effettuate le seconde somministrazioni ai 505 operatori sanitari pugliesi che, lo scorso 27 dicembre, hanno ricevuto la prima dose del Pfizer. E a seguire toccherà a tutti gli altri secondo il calendario: il richiamo, infatti, va fatto a distanza di 21 giorni dalla prima inoculazione. I tempi sono stretti, senza contare che alla Puglia servono 95mila vaccini per portare a termine la fase 1, quella dedicata agli operatori sanitati ed Rsa.


«Le dosi non sono arrivate in tutti gli hub», ammette l'assessore regionale alla Sanità, Pierluigi Lopalco. L'epidemiologo è, però, soddisfatto dell'andamento della campagna vaccinale pugliese: «Il numero delle somministrazioni dichiara prosegue secondo la tabella di marcia in funzione delle dosi consegnate da Pfizer». Da Roma arrivano rassicurazioni sui rifornimenti: «Abbiamo un dovere: non tenere una dose di vaccino ferma un minuto più del necessario», è questo l'imperativo del commissario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri. Oggi è in calendario un vertice tra il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia, il responsabile della Sanità, Roberto Speranza, le Regioni e lo stesso Arcuri per affrontare il tema degli operatori da destinare ai vaccini quando sarà esaurita la fase 1 e si passerà alla popolazione.


Ieri, con aerei e tir è iniziata la consegna nei 293 centri vaccinali della seconda tranche da 470mila fiale di Pfizer/BioNTech, non senza difficoltà per il sovraccarico di richieste alle case farmaceutiche. «Preoccupano i ritardi, è arrivato solo il 40% delle dosi attese», ha avvertito Alessio D'Amato, assessore alla Sanità del Lazio, che ha annunciato di aver utilizzato il 70% dei vaccini disponibili, il tasso più alto fra le regioni. Nuovi intoppi rischiano di far aumentare il volume della polemica politica, nonostante da Palazzo Chigi definiscano i numeri italiani «già soddisfacenti». Dalla Presidenza del consiglio assicurano che «la macchina organizzativa sta accelerando e, nel giro di poche settimane, viaggerà a pieno ritmo». In serata in Italia erano oltre 191mila le persone a cui è stata somministrata la prima dose (quasi tutti sanitari), lo 0,45% dei 42 milioni di italiani in questo momento vaccinabili. Numeri di fronte ai quali l'Ordine dei medici e degli odontoiatri chiede un coinvolgimento: «Ancora nessuno ci ha chiamato per partecipare alla campagna - le parole del presidente nazionale, Filippo Anelli - noi medici convenzionati siamo in 60mila, se vacciniamo 20 persone al giorno ciascuno arriviamo a più di 1 milione di immunizzati ogni 24 ore». Dalle prossime settimane, dopo una fase di formazione, è data in arrivo una parte dei 15mila, fra medici e infermieri, selezionati con il bando della Protezione civile.


In Puglia, però, non si placano le polemiche per il mancato inserimento nella fascia di maggiore priorità dei medici di famiglia. La Fimmg «giudica in maniera fortemente negativa il non aver indicato da parte della Regione i medici di famiglia in modo chiaro nella scala di priorità nell'accesso alla vaccinazione anti Covid e di averli classificati in fascia di rischio medio bassa. Questo atteggiamento oltre a denotare una scarsa considerazione rispetto alla quotidiana attività svolta dai medici di famiglia sul territorio per la gestione non solo dell'emergenza pandemica, evidenzia una scarsa sensibilità verso una categoria che ha pagato a caro prezzo in termini di vite umane anche nella nostra regione»: è quanto si legge in una mozione del Consiglio regionale del sindacato che si è riunito per discutere della campagna vaccinale anti Covid. I medici di famiglia sono stati inseriti in una fascia di rischio medio-basso, quindi saranno tra gli ultimi a ricevere il vaccino tra gli operatori sanitari. La Fimmg chiede che «la Regione impegni le Asl all'immediato avvio della vaccinazione dei medici di medicina generale e al personale infermieristico e di studio, diversamente valuterà le ulteriori azioni sindacali da intraprendere». Nella Bat, una dottoressa del 118, vaccinata il 27 dicembre, è risultata poi positiva al Covid: sta bene e viene esclusa ogni correlazione tra la somministrazione della dose e l'insorgenza della malattia.

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