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Ucraina-Russia, il conflitto preoccupa il sistema dell'economia in Puglia: a rischio il grano da importare

Ucraina-Russia, il conflitto preoccupa il sistema dell'economia in Puglia: a rischio il grano da importare
di Alessio PIGNATELLI
5 Minuti di Lettura
Giovedì 24 Febbraio 2022, 05:00

Lo studioso indiano naturalizzato americano Parag Khanna ha sintetizzato bene il concetto: la geografia tradizionale è superata dalla “connettografia”. La famosa immagine del battito d’ali di una farfalla in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo è altrettanto immediata e spiega la stretta connessione che regola dinamiche sociali e mercati mondiali.

Ecco perché ciò che sta succedendo tra Ucraina e Russia ha effetti su tutta l’economia e anche la Puglia trema. In particolare, i pastifici sono in ginocchio per l’impennata dei costi del frumento. L’Ucraina, granaio d’Europa, impatta su tutta la filiera al di là delle quote di importazione. 
Quello che un po’ tutti auspicavano e intravedevano come una ripresa post-pandemia, sta subendo dei contraccolpi potenti.

I rialzi

Continua per il secondo giorno consecutivo il rialzo internazionale di grano tenero (+1,25%) e mais (+1,24%): questo il quadro della situazione tracciato da CAI – Consorzi Agrari d’Italia che rileva come dall’Ucraina arriva in Italia grano tenero per la produzione di pane e biscotti per una quota pari al 5% dell’import totale nazionale e un quantitativo di 107mila tonnellate nei primi dieci mesi del 2021, secondo i dati Coldiretti, il doppio rispetto a ciò che proviene dalla Russia (44mila tonnellate). L’Ucraina, inoltre, copre il 20% complessivo del mais importato dal nostro Paese ed è il secondo paese fornitore dell’Italia dopo l’Ungheria. In Italia, il grano viene coltivato soprattutto in Puglia e Sicilia. La nostra regione importa soprattutto da Paesi come Canada, Australia e Arizona ma anche l’Ucraina. E, al di là delle singole quote, si deve ritornare alla cosiddetta connettività: i venti di guerra che spirano a Est inevitabilmente si ripercuotono su tutto il mercato. E sull’economia reale.

Come ha raccontato Marina Mastromauro, ad del gruppo pugliese Granoro, un’impennata dei costi equiparabile c’era stata solo nel 2007. Non con proporzioni del genere e in quel periodo era legata a fatti contingenti come l’andamento della campagna granaria e le questioni climatiche. Ad oggi non si intravedono soluzioni con queste tensioni internazionali: la conseguenza principale, manco a dirlo, sarà un ulteriore rincaro sugli scaffali di merci che oggi subiscono però un altro problema.

La protesta dei tir

La protesta del caro-carburante sta sconquassando in lungo e largo l’Italia con importanti fronti pugliesi, dal Salento alla Capitanata fino al Tarantino: la paura è che le merci non arrivino sugli scaffali e il corto circuito sarebbe totale. Si sta determinando un corto circuito: le merci viaggiano per l’85% su strada grazie ai camionisti che, senza un aiuto concreto, minacciano di fermarsi. Anche ieri, infatti, diversi autotrasportatori sono stati in presidio sulla statale 106 e sulla statale 100, sulla statale 96 e su altre strade pugliesi e non solo: l’aumento dei costi di gestione - un pieno costa oltre il 50% in più rispetto a qualche mese fa - sta massacrando il settore e i “tir lumaca” esprimono la loro rabbia.

Da registrare anche un alterco tra un manifestante e un automobilista: nel Foggiano, il camionista è stato ferito al fianco con un’arma da taglio, in modo non grave. Ma le merci - e il battito di farfalla torna ancora utile - viaggiano ormai in maniera interconnessa. Torna allora la vicenda Ucraina-Russia sotto un altro, altrettanto determinante, aspetto. La preoccupazione è su un eventuale blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero con un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali che ha già fatto impennare i listini. 

Un legame a doppio filo

Qui si può estendere il discorso non solo al grano: con la Russia, la Puglia è legata a doppio-filo. Si pensi a nemmeno un anno fa quando il presidente Michele Emiliano volò a San Pietroburgo per Spief 2021, il Forum economico internazionale: una conferma di quanto quel mercato rappresenti un ruolo determinante per gli scenari regionali.

Per l’export, non solo per il settore enogastronomico ma anche nei campi dell’innovazione, salute e tech. E del turismo: i dati dell’Osservatorio regionale evidenziano come il mercato russo costituisca un potenziale enorme di crescita per la Puglia: performance eccezionali hanno già caratterizzato il 2019, anno in cui gli arrivi dei turisti russi in regione sono incrementati del 44,9% rispetto all’anno precedente, superando la soglia delle 100mila presenze e, addirittura, raddoppiando i valori del 2017 (57mila unità). Ecco perché lo scenario internazionale preoccupa seriamente tutto il sistema economico pugliese. Con la speranza che quei venti di guerra possano, al più presto, spegnersi.

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