Trivelle in mare: si riparte con le piattaforme. Ma il ministero assicura: «Stop a nuove attività»

Trivelle in mare: si riparte con le piattaforme. Ma il ministero assicura: «Stop a nuove attività»
di Paola COLACI
4 Minuti di Lettura
Sabato 2 Ottobre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 21:03

Tempo scaduto. La moratoria che per due anni e mezzo ha stoppato la ricerca del petrolio in mare e su terraferma con le trivelle è decaduta a mezzanotte del 30 settembre senza essere prorogata. E per l’approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai) - strumento di pianificazione generale delle estrazioni di idrocarburi nel Paese - bisognerà attendere il via libera della Conferenza Stato-Regioni. Ma l’analisi del documento inviato dal Ministero della Transizione ecologica è appena cominciata e per completare il ciclo di valutazione saranno necessari almeno due mesi.

Da Bari a Santa Maria di Leuca: tutte le richieste delle multinazionali

Così dallo Ionio all’Adriatico, la ricerca degli idrocarburi nei mari pugliesi potrebbe ripartire. Con le multinazionali del petrolio già pronte a setacciare chilometri di fondali a largo di Bari, Brindisi e Taranto. Ma anche uno specchio d’acqua da 729 chilometri quadrati nel Salento, al largo di Santa Maria di Leuca. Sono in tutto 10, infatti, le autorizzazioni richieste e finalizzate alla ricerca di idrocarburi in Puglia per le quali ora l’istruttoria potrebbe essere riaperta. Richieste di concessione - ultimo passaggio per poter avviare delle nuove estrazioni - già presentate negli anni passati da multinazionali per la maggior parte straniere, come l’australiana Global Petroleum Limited e l’inglese Northern Petroleum Ltd interessate a trivellare con il tratto di costa pugliese compreso tra Monopoli, Polignano a Mare e Ostuni. Permessi già accordati dal 2007 e poi sospesi, invece, per altre quattro piattaforme della Northern Petroleum, che ora potrebbero avviare le attività di ricerca in uno specchio d’acqua di 1.469 chilometri quadrati al largo delle coste di Ostuni e Brindisi. Ma dal Regno Unito potrebbero arrivare anche i cannoni ad aria “air gun” della Edison E&P, pronti a setacciare una superficie di mare pari a 729 chilometri quadrati al largo della costa di Santa Maria di Leuca in provincia di Lecce. A sud-est della costa salentina c’è, infatti, uno dei più importanti giacimenti interterritoriali di metano. Un pozzo denominato “Fortuna Prospect” il cui raggio d’azione si divide a metà tra Italia e Grecia e ha la stessa natura geologica delle immense riserve trovate al largo di Israele, Cipro ed Egitto. Dall’Italia potrebbero arrivare, infine, le piattaforme che puntano sullo Jonio, nel Golfo di Taranto. Due le società che negli anni passati hanno presentato tre istanze per la ricerca di idrocarburi: due portano la firma di Aleanna Italia, una di Eni. Superficie marina a rischio: 1.938 chilometri quadrati.

Le garanzie del ministero: stop a nuove attività di ricerca

Dal dicastero a guida del ministro Roberto Cingolani, tuttavia, nelle scorse ore sono giunte le prime rassicurazioni: «Nessuna nuova attività di ricerca e di trivellazione di idrocarburi sarà autorizzata prima dell’approvazione definitiva del Pitesai. Nessuna nuova attività partirà finché non ci sarà il piano, perché anche le società che hanno già autorizzazioni valide aspetteranno di avere il piano, per non rischiare di cercare gas dove non potranno estrarlo». Secondo le fonti del Mite, ancora, il Pitesai non doveva essere approvato definitivamente il 30 settembre, come sostengono i Verdi, ma solo trasmesso alla Conferenza Unificata Stato-Regioni. E ora spetta proprio alle Regioni fare le loro integrazioni al Piano. Dunque, il documento incasserà il via libera definitivamente in Conferenza unificata. Un precisazione necessaria dopo le polemiche sollevate nelle scorse ore dal portavoce nazionali di Europa Verde Eleonora Evi e Angelo Bonelli e da Nicola Oddati della Direzione nazionale del Pd. Ma sul punto ieri è intervenuto anche il deputato ex del Movimento 5 Stelle Giovanni Vianello. Lo stesso che nei mesi scorsi aveva chiesto una proroga alla moratoria. «Da domani senza Pitesai, ripartiranno i procedimenti perché la moratoria che ho fortemente voluto non è stata prorogata - ha chiarito sui social - Faccio notare che la nuova Commissione Tecnica Via-Vas ha prodotto numerose osservazioni che la direzione del Mite proponente non aveva accolto e che sarà costretta a farlo nell’adozione del piano. Domani sarà una giornata molto triste poiché riprendono le attività inquinanti sospese da quasi tre anni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA