Trivelle, faro sui giacimenti dell'Adriatico. Tabarelli: «Un delitto le risorse inutilizzate»

Trivelle, faro sui giacimenti dell'Adriatico. Tabarelli: «Un delitto le risorse inutilizzate»
di Rita DE BERNART
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Giovedì 27 Ottobre 2022, 12:59 - Ultimo aggiornamento: 13:35

Il caro bollette è al centro dell'agenda di Governo: Meloni ha annunciato un'accelerata per l'estrazione di gas come risposta immediata alla crisi energetica. Una volontà che potrebbe tradursi in Decreto già nelle prossime settimane. La questione, però, ad oggi solo ipotizzata, ha acceso immediatamente un dibattito che a breve arriverà su un tavolo che vedrà coinvolte Regioni, probabilmente i sindaci ed esecutivo; la Puglia si è già detta pronta a dire la sua con il presidente Michele Emiliano. La via indicata è quella già intrapresa da Mario Draghi, orientata alla diversificazione e all'autonomia energetica, per svincolarsi in parte da Mosca, favorendo e incentivando l'estrazione di gas in mare aperto.

I permessi

In Italia, secondo i dati forniti da Assorisorse, sono circa 90 le trivelle attualmente attive, in 15 regioni, tra cui la Puglia. Il 70% dei pozzi sono gestiti da Eni, il 16% da Royal Dutch Shell, il resto da società minori. Le trivelle a terra sono concentrate in Lombardia ed Emilia Romagna, poi sulla costa adriatica fino alla Puglia, Basilicata, Calabria e in varie zone della Sicilia. In mare il gas si trova soprattutto da Venezia fino al Molise, e al largo di Brindisi. I fondali pugliesi sono ricchi di idrocarburi; la maggior parte delle riserve presenti del territorio italiano sono concentrate proprio tra Mar Adriatico e canale di Sicilia mentre la maggior parte delle piattaforme autorizzate si concentrano al nord e centro Italia. Anche in Puglia, che va ricordato è tra le cinque regioni firmatarie del referendum No trivelle, sono in corso attività di ricerca a largo delle coste. Mentre sono circa 10 in totale le richieste di autorizzazione per attività di ricerca, per la maggior parte presentate già negli anni passati da multinazionali straniere come l'australiana Global Petroleum Limited e l'inglese Northern Petroleum Ltd che hanno espresso la volontà di esplorare la costa che da Monopoli va a Polignano a Mare e, più a sud, verso Ostuni. Altri permessi, in precedenza accordati, sono stati poi revocati, per esplorazioni in altri tratti costieri sempre del territorio di Ostuni.

Ci sono diverse aree pugliesi di alto interesse, dall'Adriatico allo Jonio: al largo della costa di Santa Maria di Leuca è presente uno dei più importanti giacimenti di metano, un pozzo a metà tra Italia e Grecia al quale sembra interessata la Edison E&P; nel Golfo di Taranto invece è presente una superficie di circa 1900 chilometri quadrati a cui puntano le piattaforme italiane. Ma se il decreto del precedente ministro Cingolani prevedeva incentivi destinati a giacimenti già noti, da potenziare o da riattivare, e non prendeva in considerazione nuove trivellazioni, ora la partita sembra cambiare. E d'altra parte l'Italia sembra essere una terra fertile per gli idrocarburi. Dai dati del Ministero della Transizione ecologica, ha riserve di metano per circa 112 miliardi di metri cubi, fra mare e terra: 45,775 miliardi certi, 45,901 probabili, 19,912 possibili. Ma l'estrazione nel tempo è diminuita fino ad arrivare ad una produzione di solo 3,3 miliardi di metri cubi di metano nel 2021, a fronte di un consumo nazionale di 74,1 miliardi. Nel 2000, la produzione nazionale era di 17 miliardi di metri cubi all'anno. Vent'anni dopo, nel 2020, era scesa a 4 miliardi. L'anno scorso ha toccato il minimo, con un calo annuo (dati Arera) del 16,7%.

«Accelerare sulle trivelle»

A conti fatti, e al netto delle questioni ambientali, quanto sarebbe efficace nell'immediatezza della crisi una simile decisione? «Accelerare sulle trivelle commenta Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia- è sicuramente una strada percorribile che va intrapresa. Abbiamo un consumo di gas annuale che non riusciamo a soddisfare con la produzione interna. Nel 1994 estraevamo gas per circa 21 miliardi di metri cubi, adesso viaggiamo nell'ordine dei 3 miliardi, rispetto a un consumo totale annuo di oltre 75 miliardi di cui 29 li importavamo dalla Russia. Secondo le stime effettuate con i giacimenti già attivi o già noti potremmo ricavare circa 7-8 miliardi di gas in un paio d'anni. I siti conosciuti più grandi sono lungo l'Adriatico e in val Padania e poi ce ne è uno molto importante verso Venezia. Ma anche in Puglia ci sono diverse aree interessate e la ricerca potrebbe portare a nuove scoperte. Questo percorso però richiede tempo, non è la soluzione per un risparmio immediato ma un passaggio necessario verso l'autonomia. L'Italia e la Puglia hanno grandi risorse, stando ai prezzi di ieri 7 miliardi di metri cubi di gas valgono 7 miliardi di euro, non sfruttare queste risorse è un delitto economico». Nel territorio regionale al momento la sola piattaforma autorizzata si trova a 50km dalla costa di Brindisi: campo Aquila, costruita nel 1995 destinata alla coltivazione di olio greggio, un pozzo produttivo non erogante in concessione ad Eni. I pozzi autorizzati sulla terraferma si trovano invece in provincia di Foggia. Ora si aprono nuovi scenari, la Regione è pronta al confronto.
 

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