Emiliano da Letta, primi segnali d'intesa. Ma la soluzione passa alla Puglia

Emiliano da Letta, primi segnali d'intesa. Ma la soluzione passa alla Puglia
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Mercoledì 10 Agosto 2022, 05:35 - Ultimo aggiornamento: 12:03

L’accordo c’è o meglio ci potrebbe essere ma solo a patto che i dem pugliesi e Michele Emiliano riescano a trovare la quadra per conto loro. Si è chiuso con un’apertura di massima e il riconoscimento del “Laboratorio Puglia” ma di fatto ributtando la patata bollente da dove era arrivata, la trattativa romana di Michele Emiliano, che ieri ha incontrato Enrico Letta con una delegazione formata anche dal segretario regionale Pd Marco Lacarra, dal commissario Francesco Boccia, dal sindaco di Bari Antonio Decaro e dal presidente della provincia di Lecce Stefano Minerva. Il punto fermo è uno: il partito dovrà risolvere in sede regionale l’intricato rebus della rappresentanza dei civici nelle liste senza perdere troppi pezzi. 
Ma le tensioni sui rapporti di forza tra le due rappresentanze non mancano e su questo il presidente pugliese ha tentato di far valere il suo operato. «È stato un confronto costruttivo - hanno dichiarato Emiliano e i suoi alla fine dell’incontro -. È stata verificata la situazione politica della regione Puglia con il segretario nazionale del Pd che ha dato atto dei grandi risultati che la Puglia ha portato al centro sinistra e al partito in questi anni ed è stato condiviso che la composizione delle liste intende valorizzare l’esperienza delle città, del capoluogo e della regione Puglia Con questo spirito è stato dato mandato al segretario regionale di comporre un quadro che rappresenti gli interessi del Pd e della Puglia al servizio dell’Italia». 

La trattativa su Stefanazzi


Nella sua missione a Roma, Michele Emiliano avrebbe dovuto strappare al Pd e a Letta la candidatura al Senato in un collegio plurinominale per Claudio Stefanazzi. Ma sui nomi il Pd nazionale non intende entrare nel merito. 
Com’è noto, la postazione destinata al capo di gabinetto in Regione, per cui Emiliano si è speso sin dall’inizio, non potrà essere da capolista. Per questioni di opportunità, infatti, Stefanazzi dovrebbe correre in seconda posizione nel plurinominale. Ma per farlo le strade sono due: che l’ex ministro Francesco Boccia trovi spazio in un listino bloccato di un’altra regione (potrebbe essere la vicina Campania?). Trasferimento che permetterebbe alla senatrice Messina di scalare al primo posto del listino proporzionale del Senato e a Stefanazzi di occupare il numero due. Oppure scegliere una candidata pronta poi a rinunciare all’elezione. La scelta servirebbe a metterebbe al riparto dai mal di pancia in arrivo da una parte dei democratici pugliesi. Ma ha contraccolpi diretti anche nell’area dei civici. La contropartita per la candidatura di Stefanazzi sarebbe stata infatti il collegio uninominale per l’assessore pugliese alla Formazione professionale Sebastiano Leo, deciso a tentare il colpo convogliando attorno a sé il consenso dei suoi. Gli altri civici, esclusi dalla trattativa, stanno intanto trattando parallelamente per il terzo polo.

Il rebus delle liste tra riforma e sondaggi


Nonostante le poche poltrone liberate dal mancato accordo con Calenda, i nodi restano la coperta stretta e gli uscenti da tutelare: alla Camera Marco Lacarra e Ubaldo Pagano, per esempio, potenziali capilista tutti vicini al governatore. E poi la proposta della segreteria pugliese del Pd arrivata sul tavolo romano la settimana scorsa che comprende anche le new entry Loredana Capone, attuale presidente del Consiglio regionale pugliese data come capolista nel collegio leccese, che sarebbe seguita al secondo posto dal brindisino Maurizio Bruno. E l’assessore regionale al Bilancio, Raffaele Piemontese, figura di spicco del Pd foggiano. Ma all’appello mancano anche dei big come il senatore uscente Dario Stefàno. Gli spazi per il riconoscimento delle civiche insomma sarebbero già quasi tutti occupati ed Emiliano ieri lo ha ribadito a quanto pare cercando di strappare anche una seconda casella. Sempre in Puglia, peraltro, la spartizione dei posti disponibili ha creato un nuovo cortocircuito tutto interno alla sinistra. A fronte della ritrovata centralità di Emiliano e dei suoi, gli esponenti locali di Articolo Uno avevano infatti inviato ai vertici dem pugliesi una lettera aperta di protesta, lamentando di essere stati ignorati pur essendo partner del Pd a livello nazionale. Lacarra avrebbe fornito rassicurazioni su un prossimo incontro che riapra il tavolo. Intanto a Roma ieri c’era anche Massimo Cassano, che ha incontrato Matteo Renzi, per verificare se esistono davvero le basi per la creazione del sospirato Terzo polo con Matteo Renzi, Federico Pizzarotti, Carlo Calenda e Puglia Popolare. Mettendo insieme le forze fotografate dagli ultimi sondaggi l’intesa punterebbe a superare il 6%. Questa opzione farebbe naufragare la trattativa di Cassano con Tabacci e Di Maio che comunque hanno numeri meno appetibili e garantirebbero pochi spiragli di rappresentanza.

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