Tap-Snam, mossa di Turco: «Investimenti da integrare con Cis e Recovery fund»

Martedì 1 Dicembre 2020 di Francesco G.GIOFFREDI

È un gioco da equilibristi, per certi versi: conciliare più strumenti di finanziamento e progettazione, pubblici e privati, ma senza zavorrare la spesa e i tempi di realizzazione degli interventi; e portare sul territorio i 25 milioni messi sul piatto da Tap e Snam, ma senza far irrigidire troppo i sindaci più oltranzisti. Mario Turco, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, cambia schema per provare a fare risultato: non più un tavolo centrato solo sugli investimenti promessi dalle società del gasdotto salentino (ultimato e in esercizio), ma un piano di ampio respiro, che tenga insieme tutto, dal pacchetto Tap-Snam al Cis (il Contratto istituzionale di sviluppo) di Brindisi e Lecce, fino alle opportunità europee del Recovery fund e del Just transition fund, «uscendo dalla logica dei ristori». È la principale novità presentata dal pentastellato tarantino, uomo di fiducia del premier, durante i due tavoli ieri a Brindisi e Lecce: entrambi in Prefettura, confronto con le Province, la Regione e i sindaci dei Comuni direttamente interessati dal passaggio del gasdotto Tap e dell'interconnessione Snam (Lecce, Surbo, Lizzanello, Vernole, Castrì e Melendugno; Brindisi, San Pieteo e Torchiarolo.


Due obiettivi animano le mosse di Turco. Uno è dichiarato: «Redigere un programma di sviluppo del Salento, condiviso e integrato», evitando disarmonie, sovrapposizioni e doppioni. L'altro obiettivo si intravede in controluce, ed è evidentemente più tattico: diluire le indigeribili (per una parte dei sindaci) risorse Tap-Snam in un calderone più vasto, inclusivo, strategico, più o meno evocando così quella vertenza Salento ripetutamente rivendicata da più settori salentini. Insomma: Turco sa di muoversi su un terreno insidioso e vuol evitare nuove tensioni e ulteriori sfilacciamenti. Lo dice pure: «La realizzazione dell'impianto Tap-Snam ha creato fratture che è bene, in considerazione dell'ultimazione dell'opera e dell'inizio della sua funzionalità, circoscrivere alla dimensione giudiziaria e non più governativa». Tradotto: c'è un processo, d'accordo, ma quantomeno sul terreno istituzionale cerchiamo di remare nella stessa direzione.


Tutto bene? Quasi. Non sfuggono i rischi: spalmare i 25 milioni su un arco progettuale, programmatico e temporale più lungo potrebbe far perdere di vista la partita oggi più stringente, cioè quella degli investimenti Tap-Snam. Subito teoricamente disponibili, a differenza di altre partite: il Recovery fund, per esempio.
Di sicuro Turco ha incassato un primo risultato: ha portato al tavolo i sindaci duri e puri, guidati da Marco Potì (Melendugno). Grazie a una specie di artificio istituzionale: spetterà al governo mediare con le due aziende, senza perciò interlocuzione diretta tra enti locali e Tap-Snam. Cosa accadrà adesso? Il governo vuol scoprire le carte dei Comuni. «Vogliamo costruire insieme ai territori un piano di progetti ad alto moltiplicatore economico e che siano in grado di generare benessere sociale e culturale. Il governo darà tutto il sostegno nella fase di progettazione grazie alle strutture di Invitalia e Investitalia. L'idea è creare un sistema sinergico di investimenti pubblici e privati da realizzare attraverso proposte concrete e soprattutto prontamente cantierabili. Le possibili direttrici strategiche individuate sarebbero: infrastrutture, transizione energetica, riqualificazione urbana, sviluppo economico, ricerca, solo per citarne alcune. Attendo ora un sistema di progetti dai Comuni di Brindisi e Lecce. A tutti sarà inviata una scheda progettuale in modo da chiudere già entro la fine dell'anno questa prima fase propositiva».

Ma il piano da 25 milioni presentato tre anni fa da Tap e Snam? «Oggi - risponde Turco - prendiamo atto che da parte dei Comuni c'è la disponibilità ad aprire il tavolo. Poi chiameremo tutti i soggetti, anche privati e tra questi Tap e Snam, per verificare le loro proposte d'investimento. In quella occasione prenderemo atto di quanto vogliono investire». I privati, al plurale: «Sul territorio di Brindisi, Lecce e anche Taranto ci sono importanti imprese pubbliche e private, personalmente avrò una interlocuzione con tutti questi soggetti che devono rispondere a una responsabilità economica e sociale verso i territori». Brindisi ipotizza, tra le schede progettuali, un Centro di ricerca per la decarbonizzazione, Turco è prudente: «L'intento è non creare sovrapposizioni di ipotesi progettuali, non dobbiamo far entrare in concorrenza realtà limitrofe». Tradotto: niente bis rispetto a iniziative simili già in cantiere a Taranto.


Il cronoprogramma, a questo, punto è a tre step: accelerare col Cis Brindisi-Lecce, ossatura del piano complessivo; aprire il confronto con i Comuni attraversati dal gasdotto; e infine ampliare alle altre realtà del territorio. In sostanza, occorre ripartire dal Cis: «Stiamo completando col ministro Provenzano - annuncia Turco - la delibera istitutiva del Cis per presentarla al Cipe e avere l'assegnazione risorse. Lì possiamo inserire anche le altre fasi progettuali più ampie, per allargare agli altri Comuni». E per includere il pacchetto Tap-Snam.

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