Tap, il Governo conferma: «Raddoppiare la capacità del gasdotto»

Giovedì 17 Marzo 2022 di Alessandro CELLINI

La guerra in Ucraina spinge il Governo a rivedere la propria politica energetica. E nello scacchiere degli impianti, il Tap salentino assume un ruolo fondamentale, arrivando a raddoppiare la quantità di gas che vi transita. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, nel corso dell’informativa al Senato sui rincari del costo dell’energia, cita più volte l’infrastruttura che ha l’approdo a Melendugno. È uno degli snodi più importanti per il Paese, una delle opere che potrebbe aprire ulteriormente i rubinetti, per far passare più gas e allontanarsi dalla dipendenza russa. Ma farlo non sarà facile né veloce. Perché è vero che un primo piccolo aumento del flusso di gas in arrivo può avvenire in tempi relativamente brevi, ma è altrettanto vero, dice Cingolani, che questo può avvenire «a patto di avere volumi aggiuntivi dall’Azerbaigian». E nell’ipotesi di stringere accordi con il Paese del Caucaso per il prossimo futuro per ricevere ulteriori quantità di gas, per l’adeguamento dell’infrastruttura servirà tempo. Non meno di cinque anni e mezzo.

I tempi

Il cronoprogramma è stato scandito da Cingolani in aula. Il ministro ha spiegato che si lavora «per l’incremento dell’import sull’infrastruttura Trans adriatic pipeline, che si può aumentare di 1,5 miliardi di metri cubi all’anno in tempi abbastanza rapidi, a patto di avere volumi aggiuntivi dall’Azerbaigian». Questo porterebbe in Italia, attraverso Tap, fino a 8,5 miliardi di metri cubi (oggi sono 7). Ma l’obiettivo è “sganciarsi” quanto più possibile dalla Russia in fatto di gas naturale. E per fare questo, bisognerà rivedere la portata di gasdotti e rigassificatori. Cingolani ha ipotizzato «il raddoppio della capacità di Tap, incrementando le importazioni per circa 10 miliardi di metri cubi all’anno. Per far questo - ha spiegato il ministro - sono necessari circa 45 mesi per un incemento dei primi due miliardi di metri cubi (tramite interventi in Albania), e circa 65 mesi per l’incremento di ulteriori 8 miliardi di metri cubi (ulteriori interventi in Albania e Grecia e alcuni interventi sulla rete italiana). Ovviamente, prerequisito è un accordo di fornitura di gas di lungo periodo con il Governo azero».

L'altro fronte


Ma quello del gas è solo uno dei fronti su cui è impegnato l’Esecutivo. Un altro è quello delle energie rinnovabili. Fonti energetiche strettamente collegate tra loro, com’è ovvio: «Ogni 8 gigawatt di potenza elettrica installata - ricorda Cingolani - risparmiamo in media 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno». Ecco dunque che eolico, fotovoltaico e altre tecnologie “pulite” per la produzione di energia rappresentano un ulteriore passo in avanti verso lo scenario desiderato, ovvero la produzione interna di quanta più energia possibile. Anche in questo caso, la Puglia ha un ruolo fondamentale, con i progetti per i parchi eolici in Adriatico, davanti alle coste brindisine e leccesi, di cui si è parlato negli ultimi mesi. «Il Governo - ha detto il ministro - lavora all’accelerazione di tutte le rinnovabili, onshore e offshore. In particolare, in questo momento disponiamo di oltre 40 gigawatt di richieste di connessione per progetti offshore e sono numerosi gli interventi di semplificazione, inclusi quelli a favore dell’autoproduzione per l’installazione di impianti su tetti, considerati come fossero di manutenzione».

Il quadro internazionale e le conseguenze


Insomma, la situazione internazionale spinge l’Esecutivo a trovare soluzioni alternative. Un quadro, quello tratteggiato dal ministro Cingolani, che non implica particolari preoccupazioni per le forniture di gas nel breve periodo, ma lascia intravedere scenari inquietanti nel medio periodo. «Anche una completa interruzione dei flussi dalla Russia dalla attuale settimana non dovrebbe comportare problemi di fornitura interna», quanto meno per quest’ultima coda d’inverno. «Dal prossimo inverno in poi, sarebbe necessario sostituire completamente i 29 miliardi di metri cubi che noi prendiamo dalla Russia, cioè renderci completamente autonomi, differenziando le nostre sorgenti».
Sul fronte del caro-carburanti, Cingolani ha ipotizzato una «accisa mobile» per ridurre il prezzo alla pompa. Una soluzione, insieme con quelle prospettate dal viceministro Teresa Bellanova, che però non piace agli autotrasportatori, che annunciano un nuovo blocco a partire dal 4 aprile. «Gli autotrasportatori necessitano di provvedimenti concreti e certi», si legge in una nota di Unatras, l’Unione nazionale delle associazioni dell’autotrasporto merci, che chiede un intervento diretto del Governo per abbattere i prezzi dei carburanti. «Solo provvedimenti concreti potranno evitare che il 4 aprile l’autotrasporto debba effettuare l’azione di fermo proclamata oggi».

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