Tajani: dal G7 in Puglia un nuovo messaggio di fiducia per tutto il Sud

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani
di Francesco G. GIOFFREDI
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Sabato 25 Maggio 2024, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 18:22

Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia: la Puglia al centro dell'attenzione, e non solo per ragioni elettorali, ormai è conto alla rovescia verso il G7 a guida italiana, fortemente voluto a Borgo Egnazia dal Governo. Intelligenza artificiale, migrazioni, equilibri internazionali saranno tra i principali temi del vertice: dalla Puglia passa un pezzo rilevante di storia e dei prossimi scenari?

«Dalla Puglia, da tutto il Mezzogiorno d’Italia, dovremo far passare nei prossimi anni alcune delle scelte di progresso politico ed economico più importanti per il Paese. Penso innanzitutto al Sud come hub energetico non solo per l’Italia ma per molti paesi europei. Penso al tema delle migrazioni, che progressivamente stiamo provando a rovesciare nella percezione dei nostri cittadini ma anche nella effettiva integrazione delle politiche della Repubblica. E quindi “Piano Mattei” per sostenere l’economia e il progresso dei nostri vicini africani e migrazioni controllate per sostenere il mercato del lavoro in Italia, in maniera legale e produttiva per tutti. La presidente Meloni lancerà dalla Puglia un nuovo messaggio di fiducia e coesione alla Puglia e a tutto il Sud».


Il G7 in Puglia potrebbe imprimere una svolta significativa alla pace e alla stabilizzazione in Medio Oriente e in Ucraina?

«Sono parecchi mesi che tutti sperano in una svolta, in una accelerazione dei contatti politici e diplomatici più o meno discreti che facciano uscire l’Ucraina e tutta l’Europa dall’abisso della guerra scatenata da Putin.

Abbiamo letto delle ultime indiscrezioni sulla volontà di Putin di negoziare: al momento abbiamo l’ennesima conferma che lui ha intenzione di continuare la guerra, e questo non può che convincerci a continuare ad aiutare l’Ucraina. Da quello che si prevede, il G7 in Puglia potrà essere ancora una tappa in cui l’Occidente confermerà di essere disposto alla pace, a condizione che Putin cessi l’aggressione e dimostri di negoziare rispettando il territorio e l’indipendenza dell’Ucraina».


In vista delle elezioni europee, tutte le forze politiche tendono inevitabilmente ad accentuare un profilo autonomo e ben definito, anche rispetto agli alleati. Forza Italia pone l'accento su europeismo e atlantismo, presentandosi come riferimento dei moderati: quali sono le proposte cardine? E quale risposta vi aspettate dalle urne?

«Forza Italia pone l’accento innanzitutto sulla qualità e sulla costanza del suo impegno in Europa. Siamo gli “specialisti dell’Europa”, il gruppo di europarlamentari che da sempre è stato al centro dei processi decisionali della Commissione e dell’Europarlamento. Non sono soltanto le scelte strategiche a cui lei fa riferimento, quelle di europeismo e atlantismo. È il modo in cui ogni giorno, da anni, siamo nelle istituzioni europee. Noi crediamo nell’Europa, vogliamo migliorarla e renderla sempre più vicina ai nostri cittadini: per questo crediamo che bisognerà passare al voto a maggioranza, bisognerà accelerare il percorso per una Politica estera e di Difesa comune».


I vostri alleati, per esempio la Lega, non la pensano esattamente come voi. E c’è un problema anche di equilibri e alleanze in Europarlamento, soprattutto in chiave futura: dopo il caso Afd lei ha ribadito che «il problema resta Le Pen», alleata in Europa di Salvini. Insomma: a Bruxelles più facile dialogare con il Pse che con la “destra-destra”? Quale sarà l’assetto e la maggioranza che governerà l’Ue dopo il voto?

«Una previsione mi sento di fare con certezza: il Partito popolare europeo di cui fa parte Forza Italia sarà la prima formazione politica nell’Europarlamento. Attorno al Ppe si formerà la maggioranza che individuerà la nuova presidenza della Commissione. Io da settimane ripeto che per me la maggioranza ideale è quella fra popolari, conservatori e liberali. Ma siamo in democrazia: attendiamo il responso degli elettori».

Anche su scala nazionale emergono divisioni, i casi recenti non mancano: redditometro (lei lo ha definito “un metodo inquisitivo”), superbonus, Sugar tax. Insomma: la campagna elettorale rischia di minare la stabilità della maggioranza? E dopo le elezioni andranno rivisiti i rapporti di forza nel governo?

«No, anche le ultime differenze fra i partiti della maggioranza sono state gestite con equilibrio. Forza Italia per esempio ha fatto delle osservazioni sulla Sugar tax (che è stata rinviata), sul redditometro (che è stato evitato). Ma tutto questo non logora in maniera irrimediabile i rapporti di una maggioranza che vuole governare fino alla fine della legislatura. E dopo il voto non ci saranno rimpasti o rivoluzioni: ci sarà la possibilità di lavorare con più forza per il Paese».


Capitolo Comunali: in Puglia ci sono due sfide cruciali, a Bari e a Lecce. Ci arrivate in entrambi i casi uniti, e non era scontato, e con due candidati tra loro molto diversi, il giovane Fabio Romito e l'esperta Adriana Poli Bortone. Reggerà il patto di lealtà tra alleati? Per voi è la volta buona per invertire il trend in Puglia, o manca ancora qualche “ingrediente”?

«Il centrodestra a Bari come a Lecce ha dimostrato di saper essere unito, di riuscire a trovare unità anche dove ci sono state differenze. Sappiamo avanzare in un processo che fra l’altro proprio Forza Italia favorisce con la sua azione politica, quello di aggregare anche molte realtà civiche. Il centrosinistra è evidentemente confuso e diviso e questo, per chi esce da venti anni di governo, non è un buon segnale. I baresi, credo, valuteranno bene che è necessario cambiare».


Le inchieste, dalla Puglia alla Liguria, hanno riproposto prepotentemente la questione morale legata alla politica: tocca tutti, dal centrosinistra al centrodestra. Col rischio però d’essere garantisti o giustizialisti solo in base alle circostanze e alla parte politica coinvolta. E, in fin dei conti, avvelenando il dibattito e rendendo poco serene le analisi.

«È vero, a volte le forze politiche diventano giustizialiste o garantiste a seconda di chi è sottoposto alle attenzioni della magistratura. Io sono garantista e soprattutto calmo e moderato con tutti. Attendiamo che le indagini procedano, che i giudici facciano fino in fondo il loro lavoro. Anche se troppo spesso un avviso di garanzia mette in difficoltà o addirittura fa rinunciare ad impegni politici che poi si rilevano del tutto estranei a malaffare o corruzione. È quello che mi auguro per tutti, dalla Puglia alla Liguria».

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