Superbonus, la stretta del Governo: in Puglia a rischio investimenti per 841 milioni di euro

Superbonus, la stretta del Governo: in Puglia a rischio investimenti per 841 milioni di euro
di Paola ANCORA
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Martedì 1 Febbraio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 17:26

Superbonus, cresce l’allarme fra le piccole e medie imprese di Puglia. La norma del decreto Sostegni ter che prevede - fra le altre cose - il divieto di cessione multipla dei crediti fiscali legati ai bonus edilizi è infatti stata pubblicata senza alcuna modifica, nonostante le richieste venute da più parti, lasciando di stucco un intero comparto, quello edile, che dagli incentivi fiscali aveva tratto la benzina giusta per imboccare la strada della ripresa. E di farlo con il risultato “collaterale”, ma niente affatto secondario, di contribuire ad avviare un ammodernamento del malandato patrimonio edilizio italiano e pugliese. 
Imprese, associazioni di categoria, banche e intermediari finanziari si aspettavano una modifica della norma, i cui effetti immediati potrebbero scaricarsi innanzitutto sulle aziende meno strutturate, più piccole, generalmente operative in regime di subappalto e che, invece, grazie ai bonus si erano cimentate anche in progetti più complessi e, dunque, più remunerativi. 

I dati del ministero


Gli interventi edilizi avviati in Puglia e che, con la stretta governativa, rischiano lo stop sono oltre 5.000, precisamente 5.524. Le cifre sono da capogiro: gli investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione sono pari a 591.416.450,74. Il totale degli investimenti ammessi a detrazione è fermo poco al di sotto del miliardo di euro: 841 milioni e 735.193 euro. Si va da un investimento medio di 649.162,97 per i condomini – idealmente primi beneficiari degli incentivi – ai 99.057,51 delle unità immobiliari indipendenti, come ville e case sparse, passando per i 102.600,50 degli edifici unifamiliari (dati del ministero della Transizione ecologica e di Enea al 31 dicembre 2021, ndr). In Italia, alla stessa data, si è registrato un boom di oltre 90mila cantieri per circa 17,8 miliardi di euro di detrazioni ammesse e lavori conclusi per un valore di oltre 11 miliardi: si tratta di oltre l’1% del Pil, il 4% se si considerano tutti i settori direttamente collegati all’edilizia.

Gli aspetti critici


I vincoli stringenti introdotti dal decreto Sostegni ter sono stati voluti dall’esecutivo per contrastare frodi e riciclaggio, che secondo le associazioni di categoria avrebbero comunque potuto essere individuate dall’Agenzia delle Entrare grazie alle banche dati già disponibili. Tuttavia la corsa al bonus è stata tumultuosa e si è ingrossata in poche settimane - è questa la lettura data da Ance Puglia - così da impensierire l’Agenzia, i cui controlli, se tardivi, avrebbero potuto rivelarsi inefficaci e costringere il Governo a rimettere mano alla legge. Quest’ultima, nella sua nuova formulazione, presenta tuttavia due fronti particolarmente critici. Il primo riguarda i forti dubbi di legittimità costituzionale sollevati da una norma che ha effetti retroattivi, giacché modifica di fatto rapporti e impegni contrattuali già assunti. Il secondo deriva dal primo: la modifica di accordi già presi apre la strada a contenziosi, in un effetto a catena il cui esito è difficile immaginare. 


Per l’applicazione delle nuove direttive – valide anche per la misura dello sconto in fattura – è stato infatti previsto un brevissimo periodo transitorio, dieci giorni in tutto: per i crediti già oggetto di cessione o di sconto in fattura al 7 febbraio prossimo, sia in relazione ai bonus casa che agli altri bonus Covid monetizzabili, verrà garantita un’ulteriore possibilità di cessione ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Dall’8 febbraio, invece, si volta pagina. Ma la frammentata maggioranza di Governo, con la sola eccezione di Leu, ha già annunciato al Governo che in Parlamento ci saranno interventi diretti sulla norma contestata, con correttivi che l’esecutivo di Mario Draghi, a quel punto, non potrà più ignorare. 

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