Cinque mosse, così la mafia gioca d'anticipo sulla società

Domenica 19 Gennaio 2020 di Rosario TORNESELLO
Ci sono almeno cinque elementi che riportano la Puglia in primo piano sotto il profilo dell'emergenza criminale, al di là del riacutizzarsi del fenomeno malavitoso su, a Foggia, pervasivo e virulento, e dell'ultimo aggiornamento della lista dei Consigli comunali sciolti per sospette infiltrazioni mafiose giù, nel Salento, circostanze - va da sé - tutt'altro che secondarie. Cinque questioni rintracciabili nell'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia e che attraversano la regione da nord a sud, in lungo e in largo. Primo, la svolta molto grey (non certo green) dell'economia; secondo, la saldatura est-ovest sugli stupefacenti (sempre più tossici); terzo, le infiltrazioni negli enti pubblici; quarto, l'incalzare delle giovani leve; quinto, il ruolo delle donne (in posizione tutt'altro che subordinata). Sullo sfondo, contesti allarmanti di degrado sociale dove il concetto di legalità cede il passo a una evidente mal sopportazione della legge e dei suoi rappresentanti. Il che la dice lunga sul punto di attacco, se e quando si metteranno da parte le sciabolate su inasprimenti di pena e durata indefinita dei processi. La mafia resta pur sempre, innanzitutto, una degenerazione del tessuto sociale.

L'ultima relazione della Dia va letta in controluce, oltre gli indubbi successi e l'emergenza di fenomeni vecchi e nuovi, per individuare le linee evolutive della criminalità organizzata, in Italia nel suo insieme e per ciascuna area regionale nel dettaglio. Sei mesi sono uno spaccato sufficiente per aggiornare e contestualizzare la presenza malavitosa, e quello dedicato ai clan pugliesi è uno dei capitoli di approfondimento del lavoro dell'Antimafia investigativa, che alle parabole e agli affari delle consorterie delinquenziali dedica quasi settecento pagine di analisi. In Puglia - è la visione d'insieme tenuto conto della tripartizione tra mafia foggiana, criminalità barese e Sacra corona unita - a forme più strutturate di alleanze e confederazioni criminali si contrappongono storici antagonismi capaci di sfociare in drammatiche fratture. Il lavoro di contenimento da parte della magistratura e delle forze dell'ordine è stato ed è notevole. Ma c'è ancora molto da fare, e questo - dopo quarant'anni di una storia criminale tutto sommato giovane - spiega molto dei punti deboli della controffensiva. In questo scenario, allora, i cinque elementi.

Il primo, il lato opaco dell'economia. Il ruolo chiave è nella posizione geografica della Puglia, con quasi 350 chilometri di costa che guardano a est. È qui, in direzione Albania, che si gioca gran parte del mercato europeo della droga, rifornito soprattutto dalla marijuana prodotta al di là dell'Adriatico. Un circuito che rimpingua i forzieri della criminalità e alimenta una spirale perversa: oltremare, i proventi vengono in parte riciclati nello sviluppo di asset strategici come edilizia e turismo, in diretta competizione con i mercati italiani, e in parte impiegati per l'acquisto di considerevoli partite di eroina (dalle raffinerie asiatiche) e di cocaina (dai narcos colombiani), che producono ulteriore utile; in Puglia, il lato opaco dell'imprenditoria (la grey area indicata dalla Dia) viene esaltato dalla possibilità di reinvestire i tesori illeciti proprio in Albania, complice una legislazione non particolarmente stringente tra commercio, artigianato, servizi e industria.

Il secondo, la saldatura di interessi sugli stupefacenti. La stratificazione geografica dei flussi di droga rinsalda i rapporti tra organizzazioni criminali, creando aree di compenetrazione. Detto dell'est, uno sguardo va rivolto anche a ovest. Spesso gli affari sono condotti in stretto legame con la ndrangheta, ad oggi la più potente organizzazione mafiosa al mondo, impegnata lungo il canale iberico nell'approvvigionamento di cocaina e hashish: una catena di trasmissione che porta ad accentuare contatti e collegamenti, con riflesso diretto sulla pericolosità delle organizzazioni pugliesi, coinvolte secondo criteri di pari dignità nel ruolo chiave di crocevia. Tornando a est, non secondario il richiamo della Dia sulla pericolosità (non solo criminale e sociale) delle droghe: la sostanza stupefacente sequestrata è risultata altamente tossica a causa dei trattamenti chimici con l'uso di fitofarmaci effettuati in Albania. Ma la saldatura, a voler allargare l'orizzonte, riguarda anche altri settori, a cominciare da gioco d'azzardo e scommesse on line. Tenere a mente anche questo.

Il terzo, le infiltrazioni criminali nel tessuto economico, politico e istituzionale. Qui entra in ballo la nuova modalità operativa della criminalità organizzata, messo da parte quando possibile il ricorso alla violenza e all'intimidazione: la corruzione. La mancanza di selezione della classe politica, anche a livello locale, nella prematura estinzione dei corpi intermedi, favorisce la permeabilità di àmbiti che dovrebbero restare intangibili, se la parola ha un senso. Diverse inchieste - scrive la Dia - avrebbero dimostrato l'esistenza di relazioni più o meno dirette tra esponenti della criminalità, imprenditori e amministratori locali o dipendenti di enti pubblici, finalizzate a favorire gli interessi delle cosche nell'aggiudicazione di appalti e commesse pubbliche o semplicemente nella gestione di esercizi commerciali utilizzati per il riciclaggio. Al momento, sono dieci le amministrazioni comunali sciolte con provvedimento del presidente della Repubblica: Scorrano è solo l'ultima in ordine di tempo; ma prima, per restare alle più recenti sforbiciate, è toccato a Carmiano, Surbo, Sogliano, Parabita, Manduria, Mattinata, Cerignola, Manfredonia e Valenzano. A riprova, le interdittive antimafia che iniziano a fioccare a carico di imprese e società. Tutte le sfumature di grigio, nessuna esclusa.

Il quarto: l'iniziazione di ragazzi in ascesa, armati e spregiudicati (e non di rado incensurati). Il precoce inserimento nelle organizzazioni - spiega la Dia - è dovuto ai legami familiari ed alla necessità di sostituire nella gerarchia criminale i congiunti detenuti. Il baby-padrino di Taranto, i giovani d'onore a Bari, le rappresaglie a Brindisi, il network tra criminalità organizzata e quella comune a Lecce, uno stesso filo conduttore. Diverse, invece, le dinamiche a Foggia, provincia martoriata: armi ed esplosivi scatenano violenza e instillano omertà, mentre i legami familistici rendono chiusi quegli apparati criminali, con una lenta evoluzione dall'instabilità della camorra campana, cui sono legati dall'origine, verso assetti più consolidati e stabili, modello ndrangheta. L'assoggettamento del tessuto socio-economico - conclude la Dia - è il risultato della consapevolezza che la mafia di quella provincia è spietata e punisce pesantemente chi si ribella. Basta rileggere le cronache più recenti.

Infine, il quinto elemento: la pedagogia nera, fattore imprescindibile se il contesto familiare è pervaso da autentica cultura criminale. Qui il ruolo decisivo lo giocano le donne, non più chiamate - come agli esordi - a trasmettere solo gli ordini dei boss in carcere con sfoglie e pizzini ma ormai inserite stabilmente in ruoli apicali nella gestione degli affari. Alle donne del clan compete la perpetuazione dell'imprinting mafioso quando in ballo ci sono i (dis)valori di prevaricazione, potere, omertà, vendetta e codice d'onore. La malavita è sempre al passo con i tempi, si direbbe. E non di rado li precorre. Ma così la mafia difficilmente avrà una fine se la lotta dovesse risolversi sempre e comunque in un'infinita rincorsa.


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