Stangata sulla spesa: «Occhio alle speculazioni». Controlli pronti a partire: si attende il decreto del Governo

Sabato 23 Ottobre 2021 di Paola ANCORA

Il grano duro venduto a un prezzo fra i 462 ai 567 euro a tonnellata. La semola di grano duro, con la quale si fanno pasta e pane, costa invece – nel listino di Foggia – dagli 880 ai 930 euro a tonnellata, con un rincaro che supera di molto il 100%. Fra questi due ordini di numeri – esemplificativi di un fenomeno che non tocca solo la filiera dell’agroalimentare - si innestano le speculazioni che stanno portando, anche in Puglia, granaio dell’Italia, a un generalizzato aumento dei prezzi dei beni di largo consumo, scaricando sulle spalle delle famiglie e, in particolare, dei più deboli, il costo della ripresa economica dopo la pandemia. Al netto degli effetti sui rincari legati al costo dell’energia e ai problemi di logistica, spulciando i dati Ismea sulle produzioni agricole, si comprende come il ritocco al rialzo – fino al 70% per l’ortofrutta, il 30 per la pasta – non sia tanto legato alla scarsità di materie prime, quanto alle speculazioni. Per frenare le quali, lo scorso luglio, il Governo ha approvato in prima lettura uno schema di decreto legislativo per l’attuazione della direttiva europea 633 del 2019 in materia di pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare. Il provvedimento, però, non ha ancora concluso il suo iter, anche per via delle pressioni – riferiscono gli addetti ai lavori – esercitate dalle lobby del settore. 


Nel decreto, il compito di vigilare sulle pratiche scorrette viene spacchettato: all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) resterà la titolarità delle azioni sui cartelli fra produttori o sui rincari speculativi lungo le filiere produttive. All’Ispettorato per il Controllo della Qualità e la Repressione delle Frodi del ministero delle Politiche agricole spetterà invece il compito di vigilare e sanzionare il mancato rispetto delle norme in tema di ritardati pagamenti, annullamenti di ordini dell’ultimo minuto per prodotti alimentari deperibili, modifiche unilaterali o retroattive dei contratti fino al rifiuto dei contratti scritti o, punto decisivo, sul divieto di pagare agricoltori e allevatori al di sotto dei prezzi di produzione, come avviene da anni ormai per il latte. 
Proprio ieri, a Roma, il ministro Stefano Patuanelli ha garantito il suo impegno alle associazioni di categoria per la definizione di un prezzo minimo di riferimento che impedisca il default delle stalle italiane. Soddisfatto il presidente di Copagri, Franco Verrascina: «La situazione nelle stalle resta critica e il tempo stringe. Gli allevatori non possono continuare a vedere il frutto delle loro fatiche pagato con prezzi che non arrivano neanche a coprire i costi di produzione». Nel primo semestre del 2021, il costo del latte crudo, cioè in stalla, è aumentato di 2,4 centesimi al litro e a breve, a questa impennata, andranno ad aggiungersi gli effetti dei rincari sul versante energetico.

 

L'autorità e l'ispettorato


Proprio il latte è il tema che più frequentemente è finito in queste settimane all’attenzione dell’Agcm, come conferma a Quotidiano la direttrice del settore Agroalimentare, Farmaceutico e Trasporti, Annalisa Rocchietti March. «Ci stiamo muovendo tanto sul fronte del latte crudo che su quello del pane, anche se nel primo caso le segnalazioni ricevute sono state molte di più. Ne abbiamo, però, anche molte pendenti perché in questa fase di passaggio, in attesa dell’approvazione definitiva del decreto legislativo sulle speculazioni, vogliamo evitare di innescare problemi di gestione procedurale di alcune emergenze: alcune competenze, infatti, passeranno all’Icqrf». Il provvedimento – sottolinea Rocchietti March – dovrebbe essere varato entro l’anno, quando tuttavia gli effetti delle speculazioni si saranno già abbattuti sui cittadini, impoverendo la tavola di Natale. 
«Ci sono anche problemi enormi – prosegue la direttrice Agcm – sui noli marittimi e i contaneir, legati soprattutto ai mercati cinese e statunitense. Le navi sono soggette a cartelli internazionali contro i quali noi abbiamo armi spuntate. Ciò nonostante, alla luce dei rincari dei noli, valutati fra il 500 e il 1000%, abbiamo scritto una lettera alla Commissione Europea perché intervenga al più presto: siamo sommersi di segnalazioni su questo specifico problema, le cui ripercussioni sono devastanti per tutte le filiere produttive». 
Olia i motori dei controlli il direttore dell’Icqrf, Felice Assenza: «Sulla speculazione dei prezzi partiremo con i controlli non appena verrà approvato definitivamente il decreto. Le rilevazioni Ismea sui costi di produzione saranno la cartina tornasole per valutare eventuali imposizioni o raggiri». Destinati - se non si interverrà con decisione e celermente - a svuotare i già magri carrelli della spesa dei cittadini.

 

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