Sottosegretari, ancora caos Ed è alta tensione nel M5s

Lunedì 22 Febbraio 2021

Rischia di slittare tutto ancora di qualche giorno, nel grande mosaico dei sottosegretari. In ballo 40 nomine, l'incastro tra partiti stenta a decollare. Ieri sera, c'era ancora chi nutriva una speranza: lista di sottogoverno al vaglio già oggi del Consiglio dei ministri. Sarebbe un mezzo miracolo. Tre le esigenze centrali in questo grande effetto domino della politica: garantire che i sottosegretari del governo Draghi rispecchino i pesi dei partiti fotografati dal voto di fiducia in Parlamento; fare in modo che per il 60% almeno siano donne; dare opportuna rappresentanza al Sud, sottostimato nella squadra di governo (appena quattro ministri meridionali su 23). Per tutto il weekend è andato in scena un braccio di ferro sotterraneo su quote e nomi, in un duello che porterebbe a ridurre, se non annullare, la presenza di tecnici. Ci si contendono deleghe, a partire da Interno, Economia e Giustizia. Ma anche numeri: il M5s, dopo la spaccatura sulla fiducia, vedrà ridotta la sua truppa, la Lega fa sapere di aspettarsi una decina di sottosegretari, di sicuro più dei dem. E a propositi di cinque stelle: Barbara Lezzi - senatrice salentina che ha votato no alla fiducia al governo Draghi e che è stata perciò espulsa dai pentastellati - ha annunciato, sparigliando le carte, di voler «correre per il direttorio M5s». Il clima tra i cinque stelle pugliesi è turbolento, come testimoniano anche le frizioni nel gruppo consiliare palesemente spaccato. E non sembrano esserci parlamentari pugliesi del M5s destinati all'ascesa in un ruolo di sottogoverno.
Al momento, l'unico pugliese sempre più vicino a un ruolo da sottosegretario è Francesco Paolo Sisto, deputato barese di Forza Italia in pole per il ministero della Giustizia. rose di nomi per completare la squadra di governo. Con una sollecitazione: indicare molte donne, per garantire una presenza del 60%. E qui iniziano i problemi, perché se un partito come il Pd, dopo la bufera interna, dovrebbe indicare cinque donne su sette, in altre liste la quota non sarebbe rispettata. Quanto alla presenza di non politici, si ipotizza che a un tecnico possa andare la delega ai Servizi, se Draghi deciderà di non tenerla per sé. Inoltre potrebbe essere un tecnico, al Mef, a gestire la delega del fisco, in vista della riforma (si parla di Ernesto Ruffini). E alla fine, sostiene più di una fonte, per garantire presenza a tutti i partiti, anche all'Economia potrebbero andare tutti politici (Laura Castelli, M5s, Antonio Misiani, Pd, Massimo Bitonci, Lega). Il bilancino dovrebbe produrre questi dosaggi: 11 o 12 posti al M5s (meno di quanti ne avrebbe avuti senza scissione), 8 o 9 alla Lega, 7 o 8 al Pd, 7 a FI, 2 a Italia viva, 1 a Leu (Maria Cecilia Guerra) e 1 ai centristi. Nella trattativa a oltranza, nomi e deleghe possono ruotare.
Si accennava alle turbolenze pentastellate, ieri Lezzi è tornata alla carica. Di fatto replicando su base nazionale ciò che accade in Puglia. «Cabras con qualcun altro vorranno costituire un altro gruppo. Io no, resisterò in tutti i luoghi perché ritengo di avere diritto di restare nel M5s. Quasi tutti gli espulsi non si sentono di un altro gruppo. Rivendico il mio diritto di restare. Il comitato direttivo deve essere eletto quanto prima e io voglio correre per il comitato direttivo». A specchio, fa altrettanto Antonella Laricchia: resta nel gruppo consiliare regionale, nonostante il dissenso con gli altri quattro consiglieri, che hanno stretto l'alleanza con Michele Emiliano. Sabato sera, Laricchia ha fatto partire un nuovo fendente verso i colleghi: i quattro fanno parte dei 36 consiglieri che hanno attivato le procedure per la pensione (calcolata col metodo contributivo) al 65esimo anno d'età. Nota utile: i vitalizi in senso stretto in Puglia sono stati aboliti nel 2013. Laricchia però non ci sta: «Il nuovo vitalizio di questa legislatura costa ai pugliesi circa 3,5 milioni di euro. Sono 36 i Consiglieri Regionali che hanno aderito al nuovo vitalizio regionale: i cittadini pugliesi versano circa i 3/4 dei loro contributi e quindi 1.600 euro al mese per ogni consigliere. È dalla scorsa legislatura (e noi lo abbiamo sempre denunciato) che la vecchia politica continua a dire che i vitalizi regionali non esistono più, a farci credere di averli aboliti, ma in verità li hanno solo ridotti. Ecco perché io ci ho sempre rinunciato, in questa legislatura e nella scorsa: tra le due legislature, non è cambiato il vitalizio e non è cambiata la mia opinione sul vitalizio. Forse chi ha aderito, addirittura 4 eletti del M5S su 5 non aveva ben chiaro che a pagare la loro pensione sono soprattutto i cittadini, con i soldi del Consiglio Regionale, e non solo loro stessi, con un minimo accantonamento in busta paga», «Vito Crimi che dice? Mentre perseguita i parlamentari contrari al Governo Draghi, nel territorio il M5S è in totale sfacelo e sempre più distante dai suoi principi anche a causa dell'assenza di una leadership adeguata nel M5S».
Re.Att.
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