L'intervista/Bavaro (Sinistra italiana): «Programma e appalti: necessario un confronto sul governo in Puglia»

Martedì 4 Gennaio 2022 di Francesco G. GIOFFREDI

Il passaggio dal vecchio al nuovo anno segna sempre il tempo dei bilanci e delle prospettive. Soprattutto per la politica e per le istituzioni. In Regione, a quasi un anno e mezzo dall’avvio dell’Emiliano bis, la fase è delicata, tra assessori dimissionari, dossier cruciali e inchieste penali. I protagonisti della politica si interrogano allora su scenari, proposte e idee per la Puglia. Parla il segretario regionale di Sinistra italiana, Nico Bavaro.

 

 

È il momento di un check-up in Regione.
«Sì, è necessario mettere in campo un momento di confronto serio e approfondito, magari pubblico, sull’esperienza di governo pugliese».

Nico Bavaro, segretario regionale di Sinistra italiana: i tempi delle bordate a Emiliano sono lontani, ora siete saldamente in giunta pur senza consiglieri regionali eletti. E però, c’è più di qualche bullone da stringere nell’amministrazione pugliese: è così?
«I meccanismi di valutazione, quando si governa, sono sempre utili. Superato più di un anno dalle elezioni, ci vuole un momento di confronto, anche solo per mettere a fuoco le priorità».

C’è stato, ancora una volta, poco confronto?
«Siamo nella morsa della pandemia, inevitabilmente questo influisce sulla vita sociale e politica e sugli spazi di dibattito. Ma lo stato d’eccezione non può essere una regola. Le sfide che abbiamo davanti sono tali e tante da non poter pensare di affrontarle senza un processo democratico».

E che valutazione dà di questo anno e mezzo di governo?
«Abbiamo approvato il Piano rifiuti, la Puglia lo aspettava da 11 anni e rispetta il programma condiviso in campagna elettorale».

Giudizio di parte: l’assessore Maraschio è di Sinistra italiana...
«Ma è un piano oggettivamente con una marcata sensibilità ambientale, che al momento non ha eguali in Italia e che introduce elementi di forte novità: penso alla tassazione puntuale in base alla differenziata. E poi il piano non punta sul “tal quale” conferito in discarica o sugli inceneritori, stiamo invece sviluppando impianti pubblici che in parte consentiranno di avere un’economia circolare».

Ma ci sono due discariche, in contrada Martucci e a Corigliano, che rappresentano una sorta di “abiura” di ciò che da sinistra avete sempre professato.
«La Puglia partiva da 12-13 impianti di discarica, si tratta di sole due vasche nelle quali sarà conferita la frazione trattata per non oltre 2-3 anni. L’assessore Maraschio, che ringrazio per l’enorme lavoro svolto, ha dato precise garanzie».


Però c’è tutto il resto dell’amministrazione regionale: giudizio?
«Ci sono molti nodi da sciogliere: lo sviluppo economico, la destinazione dei fondi del Pnrr sul quale stenta a decollare una discussione pubblica, il futuro di Bosch, che annuncia 620 esuberi, e di tutte le aziende coinvolte dalla produzione dei motori diesel. Sarebbe necessario discutere di un piano industriale pugliese per la riconversione produttiva».


E poi c’è il grande tema della sanità, spinoso a più livelli. Cominciamo dal primo elemento: l’agenda delle priorità. Fin qui la Regione non ha ancora inciso in chiave “sistemica” e la sanità del territorio è ancora in ritardo.
«Abbiamo la necessità di portare la sanità fuori dall’emergenza perenne, accentuata dal Covid, soprattutto in tema di liste d’attesa. E poi c’è, appunto, la sanità territoriale: lo diciamo da anni, deve essere il principale investimento».

L’altro fronte è la governance della sanità: come valuta l’operato di Lopalco e il successivo passo indietro?
«Non è una questione di nomi, ma di metodo: non è il pedigree scientifico a stabilire la capacità di interpretare le politiche sanitarie, né un politico di lungo corso è necessariamente in grado di tradurre in scelte la propria visione. Il punto non è Lopalco: il governo non può essere vissuto e agito come un fatto privato, che riguarda chi detiene la delega o chi è a stretto contatto con chi gestisce il potere. Bisogna investire sulla partecipazione per rendere governabile il processo».

Siamo sempre lì: il verticismo di Emiliano e il “cerchio magico” di pochi consiglieri e gestori.
«Sta mancando a volte la volontà di allargare il confronto per governare tutti insieme. Le strade sono due: governare le persone, oppure organizzare le persone per governare le cose. La politica dovrebbe fare la seconda cosa. E non si può vedere il presente e il futuro come un continuo stato emergenziale fatto di procedure speciali».

Palese potrebbe raccogliere il testimone di Lopalco. Un’altra nomina, comunque di alto profilo, pescata dal centrodestra.
«Ripeto: il problema non è nei nomi, ma nei processi politici. Non vorrei che si finisca per scambiare il necessario dibattito politico per la costruzione di linee di governo con strategie elettoralistiche utili solo ad aumentare i consensi di alcune aree...».

In sostanza: tutto è funzionale a ingrossare le file del “civismo multicolor” di Emiliano. Nulla di nuovo, ma la soglia di attenzione da parte di tutto il centrosinistra sembra bassa. Timori di finire ai margini?
«La nostra missione in Puglia, ed era il cuore dell’accordo chiuso prima del voto, era riaffermare l’alleanza del Conte bis tra Pd, M5s e Sinistra italiana. Tutto il resto rischia solo di fare confusione. Per esempio, questa estate mi hanno molto fatto arrabbiare le parole al miele di Emiliano rivolte a Salvini: tutti quelli che lavorano in direzione opposta alla coalizione progressista sono elementi di confusione e non graditi».

Senza arrivare a Salvini, in realtà Emiliano coopta già pezzi di centrodestra.
«È una tattica che per il momento non ha riflessi sul piano regionale, poi sui territori come Sinistra italiana facciamo scelte precise e autonome. In ogni caso, bisogna investire su un campo politico in modo netto e chiaro: la responsabilità è di tutti, ma in particolare di chi ha un ruolo apicale».


L’arresto di Lerario ripropone in Regione il tema della gestione degli appalti, della trasparenza, dei controlli. Tema che tuttavia sembra emergere solo ora o non prendere corpo nel dibattito pugliese: perché?
«Va citato Berlinguer e la “questione morale”, a maggior ragione perché fenomeni di corruzione non riguardano più solo la politica, anzi spesso scavalcata da figure della macchina amministrativa. Un confronto su questo tema non è rinviabile, ma anche qui siamo al problema di metodo: l’accentramento di decisioni, funzioni, processi può dare rapidità, ma ha un suo rovescio della medaglia che è la maggiore facilità dei fenomeni corruttivi. Occorre un maggiore e costante controllo democratico, senza affidare processi decisionali a singoli soggetti».

Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio, 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA