Seconda dose con un vaccino diverso da AstraZeneca: l'intervista all'immunologa Viola

Seconda dose con un vaccino diverso da AstraZeneca: l'intervista all'immunologa Viola
di Alessio PIGNATELLI
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Mercoledì 16 Giugno 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 16:37

Volto, nome e professionalità sono ormai noti. Antonella Viola, immunologa, è professoressa ordinaria di Patologia Generale e direttrice scientifico dell’Istituto di Ricerca Pediatrica (IRP-Città della Speranza) a Padova. Padovana d’adozione ma tarantina di nascita: già da giovane studentessa del Liceo scientifico “Battaglini”, la professoressa coltivava la sua passione per la biologia. Dopo la maturità ha lasciato Taranto per una carriera di alto livello conquistando diversi riconoscimenti. Da mesi, ormai, la scienziata è diventata un punto di riferimento nelle diverse trasmissioni divulgative grazie alla competenza maturata in una vita spesa nella ricerca e nello studio. 


Professoressa, c’è parecchia confusione sul cosiddetto cocktail di vaccini. Sostituire la seconda dose con un vaccino diverso da AstraZeneca è rischioso o si sta facendo molta confusione?
«Iniziamo a dire che non abbiamo uno studio controllato e randomizzato che analizzi l’efficacia e la sicurezza di questo tipo di mix vaccinale adenovirus più mRNA. Gli studi di fase che hanno determinato la registrazione dei vaccini sono stati condotti usando dosi omologhe. Detto ciò, da un punto di vista teorico e dai risultati che via via si stanno accumulando nei paesi che hanno iniziato da tempo questo tipo di vaccinazione, possiamo dire che sull’efficacia non ci sono problemi. Il richiamo con un vaccino a mRNA in chi ha avuto una prima dose di AstraZeneca dovrebbe potenziare molto la risposta immunitaria e l’efficacia della protezione».

Come mai?
«Per almeno due ragioni: i vaccini adenovirali stimolano bene la risposta protettiva cellulare mentre quelli a mRNA inducono un’ottima produzione di anticorpi; inoltre, il richiamo con mRNA permette di evitare la risposta anti-vettore che si ha con la seconda dose di AstraZeneca».


Quindi i dubbi e le perplessità sono infondati?
«I dubbi sono legittimi sugli eventuali effetti avversi di questa combinazione perché la platea al momento è troppo ridotta per far emergere eventuali reazioni avverse rare. Fino a ora non si è osservato nulla di preoccupante in paesi come Francia, Germania, Spagna e Regno Unito che stanno utilizzando questo approccio. Poi, però, mi faccia dire una cosa».


Prego.
«Chi ha più di 60 anni può ricevere la seconda dose di AstraZeneca senza problemi. Con il virus che continua a cambiare, è importante vaccinarsi tutti senza esitazioni per non ripiombare nell’emergenza sanitaria».


Guardiamo ancora oltre: scientificamente si può immaginare una terza dose nella campagna di vaccinazione per allungare la protezione ed evitare una terza ondata?
«Non è assolutamente detto che serviranno terze dosi. Lo capiremo col passare del tempo. Non sappiamo ancora quanto duri la protezione offerta dalle due dosi o dalla dose unica di Johnson&Johnson. Sappiamo con certezza che, a 9 mesi dalla vaccinazione, le persone sono ancora protette. Magari col passare del tempo potremo spostare questo termine fino a 1 o 2 anni o magari anche oltre. In assenza di dati e con un virus poco conosciuto, lanciarsi in previsioni è complicato».


Quest’estate la Puglia sarà meta preferita di tanti turisti: è uno spauracchio o i vaccini manterranno questo trend positivo nei contagi?
«I vaccini ci proteggeranno ma bisogna che tutti scelgano la vaccinazione. Se saremo tutti vaccinati, non avremo problemi».


Professoressa, un’ultima domanda su un tema delicato: per evitare l’effetto disorientamento nella popolazione, sarebbe auspicabile una comunicazione univoca degli organi scientifici?
«Ho sempre creduto nella libertà, soprattutto nell’informazione. Una pluralità di voci competenti non può che aiutare a vedere il problema da più parti. Poi…il tempo è galantuomo».

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