«Teledidattica? Fantascienza: genitori e bambini in difficoltà. Il ministro ci ascolti»

Sabato 21 Marzo 2020
Gentile direttore,
sono madre di due bambini, uno dei quali frequenta le elementari a Lecce,ma ciò di cui le scrivo riguarda tutti, da Aosta a Palermo. Ho un lavoro dipendente, mio marito una partita Iva. Insieme stiamo faticosamente affrontando questa emergenza del coronavirus in isolamento, rispettando con rigore le disposizioni stabilite dal Governo con il decreto “Io resto a casa”.
Tutta l’Italia si è fermata e chissà per quanto tempo ancora dovremo misurarci con questa inimmaginabile situazione. Ciò che non si è fermato e continua ad andare avanti è il programma scolastico che, nonostante gli sforzi e l’abnegazione di tanti insegnanti nelle diverse regioni del Paese, è di fatto “scaricato” sulle spalle delle famiglie. Non parlo, qui, dei licei e delle Università, per età e mezzi dei discenti, maggiormente attrezzati ad affrontare il caos. Ma delle elementari, dove si forma l’ossatura culturale dei bambini e dove l’apprendimento è ancora strettamente legato alla relazione umana ed emotiva con i docenti.
Da settimane, ormai, schede, letture, moltiplicazioni e frazioni sono da imparare e fare in autonomia. A sette, otto anni. Senza verifiche, senza partecipazione, senza i punti di riferimento abituali che i piccoli alunni hanno, con l’onere delle spiegazioni affidato a genitori che non hanno studiato per fare gli insegnanti e ai quali, nel frattempo, si chiede anche di ricorrere allo “smart working” per far quadrare il bilancio familiare. Come se fosse davvero smart e davvero agile, come alcuni vorrebbero far credere. E noi - gentile direttore - siamo consapevoli di essere fra i fortunati: amici lombardi, nel cuore della regione più colpita dal coronavirus, vivono gli stessi problemi con le complicazioni che chiunque ben potrà immaginare.
Allora si restituisca alle parole il loro reale contenuto, prima di utilizzarle vantando innovazioni che non ci sono, se non sulla carta: in molte realtà il registro elettronico è pura fantasia. La teledidattica - di cui Quotidiano ha scritto - in alcuni istituti è fantascienza, al Sud come al Nord: quello che accade è che ci si limita a trasferire per whatsapp i compiti da fare ai rappresentanti di classe e, da questi, ai genitori degli alunni. Poi, ognuno se la veda per conto proprio. E se qualcuno resterà indietro, pazienza: perché questo accadrà, soprattutto nelle famiglie più fragili e più povere, meno culturalmente attrezzate. Famiglie che dividono spazi ristretti, che non sempre possono permettersi un collegamento a internet veloce ed efficace per il telefono cellulare, figurarsi un computer o una stampante. E lo stesso vale per i bambini che vivono in comunità e case famiglia, ai quali nessuno - ora - sta pensando.
Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina non dice, a ragion veduta, se e quando le scuole potranno riaprire: la salute e la sicurezza dei bambini viene prima di tutto e nessuno ha bisogno di ricordarlo a noi genitori, figurarsi. Ma nemmeno dice, il ministro, se e quando ritiene si potrà recuperare il tempo perduto, perché di questo si tratta: di tempo perduto, di un intero semestre cancellato. Ci saranno lezioni a luglio, posticipando la conclusione dell’anno scolastico? Ci saranno recuperi pomeridiani da settembre? Cosa intende fare il Governo per restituire a questi bambini il diritto allo studio? Ce lo dicano. Lettera firmata Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 10:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA