L'allarme dei presidi: «Costretti a smembrare le classi, chiediamo aiuto alle istituzioni»

Sabato 30 Maggio 2020 di Serena COSTA
Dirigenti scolastici nel caos: le linee guida del Comitato tecnico scientifico non migliorano la situazione. La preoccupazione è tanta, così come la stanchezza per un anno scolastico che sembra praticamente non finire, per congiungersi direttamente con quello che verrà a settembre. I problemi sono numerosi, soprattutto per la scuola primaria: a incominciare dall'osservanza del distanziamento sociale per i più piccoli, per continuare con lo smembramento delle classi, spesso composte anche da 28 alunni. Ma c'è una certezza: «La scuola svolge l'importantissima funzione sociale di tenere occupati e formare i bambini, mentre i genitori lavorano. Non possiamo disattendere questo impegno». C'è tanto lavoro da fare e il tempo per svolgerlo non sembra bastare mai. Adesso, come molti dirigenti auspicano, è arrivato il momento di una maggiore sinergia con la politica locale, per avviare la complessa macchina organizzativa.

«La situazione è critica, soprattutto per il primo ciclo commenta Tonino Bacca, dirigente del V Circolo didattico Livio Tempesta . È un problema grave dover distanziare i banchi, dal momento che abbiamo classi composte anche da 28 alunni. E sarà un problema gestire gli ingressi e le uscite, perché la conformazione dei nostri edifici, soprattutto nella sede di via Ofanto, non lo permette. Mi auguro di avere presto un incontro con il sindaco Salvemini e con la polizia municipale, perché non possiamo aspettare settembre. Mi impensierisce la responsabilità del dirigente in caso di contagio: non siamo tanto convinti di riaprire le scuole, se dal ministero non chiariscono la faccenda. Il lato positivo di questo periodo è che buona parte delle famiglie ha capito cosa significa avere bambini intorno e lavorarci 4-5 ore al giorno. Ma se un bambino entra alle 8 esce alle 11, perché le ore durano 40 minuti, anche quello sarà un problema. Infine, spero che lo Stato con i fondi europei ristrutturi tutti gli edifici scolastici entro il 2021: se negli ultimi 30 anni la politica se ne fosse presa cura, avremmo molti meno problemi. Passeremo un periodo di transizione, non potremo fare altrimenti: ci siamo trovati lo tsunami e lo abbiamo affrontato, ma la scuola non è questo. La cultura non è lo schermo, ma viene dallo sguardo, dal toccarsi, altrimenti diventa robotica, che è solo una componente della nostra vita».

Decisamente preoccupata è anche Bruna Morena, preside del comprensivo Ammirato-Falcone, che sottolinea come le linee guida lascino completamente alla responsabilità individuale dei genitori rispetto allo stato di salute dei propri figli: «Cercheremo di capire come fare a tenere lontano un bambino dal compagno, magari faremo finta che sia un gioco e chiederemo l'aiuto dei genitori. Ma sono sconcertata che si rimandi alla responsabilità dei genitori rispetto allo stato di salute dei bambini: da quello che vedo in giro, sono proprio gli adulti a non rispettare le regole. L'adulto che ha impegno di lavoro se la sentirà di non mandare il figlio a scuola? Controllare 1.200 alunni è impossibile e ricordo che a febbraio scorso ci hanno mandato a scuola i bambini anche con 39 di febbre. Per il resto, mi sono già resa conto che poche classi potranno essere al completo in presenza».
«In questa situazione, i più fragili sono i docenti sottolinea poi Tiziana Faggiano, dirigente del IV Circolo didattico Sigismondo Castromediano di via Cantobelli . Distanziare i bambini? Avremmo bisogno del doppio dell'organico per le turnazioni. Ho già chiesto al Comune di costituire un tavolo tecnico, per capire se ci sono margini per avere altri spazi, o per modulare nuovi servizi alle famiglie, in modo da permettere ai genitori di lavorare».

Anche alle superiori i problemi ci sono. «In questo periodo è mancata la vicinanza della Provincia, al contrario di quanto fatto dagli Uffici scolastici Provinciale e Regionale - sbotta Patrizia Colella, dirigente dell'Ites Olivetti . Ora più che mai occorre la politica perché bisogna ragionare insieme sui problemi. Perché non ci forniscono un gruppo di supporto, per esempio per capire il fatto che gli impianti informatici delle scuole sono vecchissimi, che non abbiamo il 4G e che il collegamento non potrà reggere con 35 classi? Mi preoccupa non avere spazi sufficienti e tutte le incombenze si stanno accumulando. Siamo stanchi di questo superlavoro continuo». © RIPRODUZIONE RISERVATA