In Puglia torna in classe solo il 49% degli studenti. Sindacati contro Emiliano

Giovedì 8 Aprile 2021 di Maria Claudia MINERVA

La decisione del Governo di far ritornare in presenza gli alunni fino alla prima media non ha ottenuto il plebiscito dei genitori. Almeno in Puglia, dove solo il 49% degli studenti da ieri è tornato in classe. È il dato che emerge dal bilancio della Uil Scuola nella prima giornata di didattica in classe. Stando ai numeri, la metà delle famiglie ha preferito cogliere l'opportunità offerta dall'ultima ordinanza del governatore Michele Emiliano, che ha disposto la possibilità di richiedere la didattica digitale integrata (Ddi). Il campione preso in considerazione dal sindacato si riferisce a circa 40 scuole sparse su tutto il territorio pugliese. «Il tasso medio di frequenza nelle scuole dell'infanzia è del 48%, nelle primarie del 60% e per la prima media del 40% - sottolinea il segretario della Uil Scuola Puglia, Gianni Verga - con una media totale, appunto, del 49%. Ci sono scuole, a Bari città per esempio, dove gli alunni che sono tornati a frequentare in presenza da ieri hanno raggiunto l'80% mentre altre, soprattutto in provincia, dove intere classi hanno scelto la didattica a distanza». Stesso copione è stato comunque registrato nelle altre province pugliesi.

 

Il ritorno in presenza


Secondo quanto sottolineato dai dirigenti scolastici il ritorno in presenza più massiccio è stato registrato nella primaria (infanzia ed elementare), mentre decisamente più bassa la percentuale della frequenza per la prima media. Si tratta di dati raccolti a macchia di leopardo perché non tutte le scuole hanno elaborato la percentuale non avendo ancora chiuso le adesioni. A Lecce città, ad esempio, i numeri sulla frequenza sono stati inferiori a quelli dei comuni della provincia. In particolare: nella scuola media di Cursi la presenza degli alunni è stata del 95%, nel comprensivo Polo 3 di Galatina, la presenza si è attestata al 49% per l'infanzia, elementare e media, invece, al 65%. A Surbo la primaria ha avuto la presenza al 65%, il Galateo di Lecce al 45%; ancora, a Veglie la primaria ha registrato l'80/90% delle presenza, mentre la prima media si è fermata al 20%; Miggiano 90% per la primaria, 70% per la prima media, Melendugno 95% sia primaria che media, Lequile 80% per la primaria, 15% per la prima media, Copertino 49% per la primaria, 19% per la prima media, Martano 90% per primaria, 70% per la prima media. E, ancora, Calimera, Caprarica e Martignano 95% per la primaria, 32% per la secondaria, Guagnano e Salice 80% di presenza per la primaria e 50% per secondaria, Cavallino 65% per primaria e 35% per la prima media, Taviano 95% primaria, 90% media). «Diciamo che a casa è sicuramente più difficile gestire alunni dell'infanzia e della primaria, mentre per la media è diverso - sottolinea il reggente del Comprensivo di Cursi, Raffaele Capone, anche preside del Deledda di Lecce -. Questo è uno dei motivi principali, poi c'è anche una percentuale di familiari degli studenti che hanno il virus e quindi i bambini devono rimanere a casa. Certo è che il contagio sta correndo veloce - aggiunge il preside Capone - ho appena fatto un dispositivo per chiudere la primaria di Cannole fino a sabato perché c'è un caso di un bimbo risultato positivo oggi (ieri per chi legge), ma che era ritornato in classe, per cui il sindaco ha disposto la chiusura della scuola. Non sarà certo un periodo facile, a questo punto sarebbe stato meglio tenere ancora chiuse le scuole in presenza».

 

L'ira dei sindacati


Si scagliano contro quelle che chiamano «mezze misure» decise dalla Regione Puglia, che delegano «la salute ai genitori» i sindacati della scuola pugliese, che invocano l'intervento del governo nazionale, annunciando nuove mobilitazioni. «Da mesi, ormai, avevamo espresso tutta la nostra contrarietà e, per la prima volta, avevamo indetto anche uno sciopero regionale unitario - scrivono in una nota i sindacati (Flc Gcil, Cisl, Uil,Snals-Confsal, Fgu) - avevamo sperato, inoltre, che fosse finalmente finito il ricorso massivo alle ordinanze regionali, ma per l'ennesima volta, e per di più nella serata della domenica di Pasqua, il presidente Emiliano non ha saputo resistere alla tentazione di chiamare in causa le famiglie addebitando loro una responsabilità enorme: decidere, sulla base di una percezione soggettiva se esporre il proprio figlio/figlia al rischio di un contagio trasmesso in classe o trattenerlo in casa». Per i sindacati «il presidente Emiliano, se ricorrevano i casi di eccezionale e straordinaria necessità avrebbe dovuto assumere una decisione politica introducendo ulteriori limiti alla frequenza scolastica piuttosto che scaricare, ancora una volta sulle famiglie - incalzano i segretari Menga, Calienno, Verga, De Bernardo e Capacchione -. A questo punto ognuno deve fare la propria parte a cominciare dal governo, cui spetta la responsabilità di intervenire affinché l'ordinanza regionale venga riportata nella cornice normativa predisposta dal decreto. Noi vigileremo per garantire il rispetto delle norme».

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