Scuola, 50 giorni alla ripresa: «In Puglia mancano 19mila unità di personale»

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Maria Claudia MINERVA

Mancano cinquanta giorni alla riapertura delle scuole pugliesi (la campanella suonerà il 24 settembre, dopo le Regionali), ma i nodi da sciogliere sono ancora tanti. Nel “Decreto rilancio” il governo ha già stanziato 1,4 miliardi di euro, una cifra che serve a tamponare l’emergenza dopo l’interruzione delle lezioni il 6 marzo scorso, ma è inadeguata per dimezzare le “classi pollaio”, aumentare i docenti, recuperare le risorse perdute.

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Insomma, la coperta è troppo corta per tutti. Il ministero sta lavorando in sinergia con l’ufficio scolastico regionale, i presidi, gli enti locali affinché su possa garantire una ripartenza nei tempi e nei modi stabiliti dalla normativa anti-Covid, ma con il passare dei giorni le perplessità si moltiplicano. Intanto, servono spazi per sdoppiare le classi: i dirigenti scolastici stanno convertendo i laboratori e le palestre in aule,ma così facendo priveranno gli studenti - come sottolineano dall’Associazione nazionale presidi - di una didattica a 360 gradi. Gli enti locali, dal canto loro, si stanno invece adoperando per trovare spazi alternativi, magari anche immobili di privati, motivo per cui l’altra mattina il presidente dell’Upi Puglia, Stefano Minerva, ha chiesto al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina - venuta in Puglia per il “Legalitour” e per un tavolo con l’Ufficio scolastico regionale - dieci milioni di risorse aggiuntive rispetto agli originari 40 stanziati dal governo.

Uno dei nodi principali resta quello del personale che deve essere quanto meno raddoppiato se si deve far rispettare a dovere la normativa anti-contagio. I sindacati pugliesi hanno già avanzato la richiesta del 40% di personale in più, che corrisponde a circa 19mila unità. «Che non ci daranno mai - dice il segretario della Uil Scuola Puglia, Gianni Verga - però senza il personale è difficile far rispettare le regole previste dalla legge». Personale che dovrebbe essere aggiunto a quello già richiesto per i posti vacanti: 3.713 le cattedre vuote e 1.281 i posti di personale Ata ancora non coperti, con una divisione territoriale che vede in testa Bari, per numero di richieste, con 1.804, seguita da Foggia, 1.060; Taranto, 857; Lecce, 745; e, infine, Brindisi, 528.

«Al problema della pandemia si aggiunge quello dell’assenza di personale che, oggi più che mai, avrebbe dovuto rappresentare una forma di garanzia per le famiglie e gli studenti. Senza dimenticare – prosegue Verga - il numero dei posti vacanti di dirigente scolastico (21) e 40 scuole che non avranno un dirigente scolastico e un direttore amministrativo in quanto sottodimensionate e, quindi, con responsabilità, peraltro non di poco conto, raddoppiate per chi le prenderà in reggenza». Un vero e proprio caos, dal quale è difficile venirne fuori. «Siamo allo sbando, all’improvvisazione, al si salvi chi può. Eppure - conclude Verga - il nostro grido di allarme lo avevamo lanciato un bel po’ di tempo fa, ma come al solito la scuola, che dovrebbe rappresentare una priorità per la politica, il baluardo sul quale costruire il futuro, è l’ultimo dei problemi del Paese. Per i precari e gli assistenti amministrativi va trovata una soluzione politica immediata per il reclutamento e per un organico aggiuntivo attraverso un provvedimento legislativo, altrimenti non tentenneremo e torneremo nuovamente in piazza».

Intanto, ilministro Azzolina ammette: «Abbiamo ancora qualche piccolo problema di spazi, ma comunque minore rispetto alla situazione che avevamo a inizio luglio. Ho assicurato agli enti locali che arriveranno altri soldi per prendere in affitto altri locali per le scuole che ne avessero necessità, mentre l’organico lo metterà il ministero dell’istruzione, più personale sia docente che Ata». E ieri anche i dati sul concorso ordinario, ufficializzati dal Miur: oltre 76mila le domande per i posti di infanzia e primaria, più di 430mila per la secondaria di I e II grado. Quanto alle provenienze geografiche, il 33,6% delle candidate e dei candidati proviene da Regioni del Nord (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto), il 22,1% dal Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria), il 44,2% dal Sud e dalle Isole (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia). Lo 0,1% proviene, invece, dall’estero.

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