Sanità, i viaggi della speranza di 25mila pugliesi anche durante il lockdown

Sanità, i viaggi della speranza di 25mila pugliesi anche durante il lockdown
di Vincenzo DAMIANI
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Giovedì 1 Dicembre 2022, 06:56 - Ultimo aggiornamento: 11:27

Nonostante l'emergenza Covid-19 e la chiusura quasi totale delle Regioni, con l'impossibilità di muoversi, anche nel 2020 sono stati 25.191 i pugliesi che sono andati a curarsi in altri ospedali italiani per un tasso di mobilità passiva pari al 7,8%. Certamente in calo rispetto al 2018 e 2019, di circa due punti, ma una riduzione dovuta quasi esclusivamente al blocco dei ricoveri e delle attività non urgenti per lasciare spazio all'assistenza dei pazienti contagiati dal coronavirus.

Per quasi sei mesi, nel 2020, fu impossibile mettere piede negli ospedali se non per urgenze, furono vietati anche i trasferimenti da regione a regione. Eppure, oltre 25mila pugliesi hanno compiuto il cosiddetto viaggio della speranza. La maggior parte, 5.541, verso la Lombardia, 4.876 si sono recati in Emilia Romagna, 3.834 in Lazio, molti dei quali bambini, 1.667 in Veneto e 1.398 in Toscana.

I dati

I dati sono stati elaborati dal ministero della Salute ed evidenziano come nemmeno il Covid-19 sia riuscito a stoppare del tutto la mobilità passiva e anche il suo business. Sì, perché l'emorragia di pazienti ha anche un costo per le casse pugliesi, mentre arricchisce le altre regioni. Non a caso, tra le criticità addebitate dal ministero dell'Economia nella discussione del Piano di rientro c'è anche la eccessiva mobilità passiva. È ancora troppo elevato il numero di pazienti oncologici che cerca assistenza lontano dalla Puglia, anche nel 2020 sono stati 3.457, pari al 9,9%. Così come sono tanti i bambini e ragazzini ricoverati in strutture extra regionali: nell'anno della pandemia sono stati 3.116, per un tasso di mobilità passiva del 10,2%.

Nel 2018 la Puglia ha speso 243 milioni per la mobilità passiva, l'anno dopo 241 milioni, nel 2020 c'è stata una contrazione, ma soltanto per via del blocco dei ricoveri per l'emergenza Covid, eppure la Giunta Emiliano ha dovuto mettere mani nel portafogli e sborsare quasi 172 milioni per rimborsare le cure ricevute dai propri residenti fuori dai confini regionali. Dai viaggi della speranza alla spesa farmaceutica ospedaliera, i conti restano in profondo rosso: nel 2021 si è creata una voragine nei bilanci, le Asl sono andate 174 milioni di euro oltre il tetto di spesa. Si spiegano anche così le difficoltà in cui sta andando incontro nuovamente il sistema sanitario regionale che è a rischio di rientrare in Piano operativo per altri tre anni, nonostante l'assessore Rocco Palese si sia dimostrato ottimista sul fatto che la Puglia possa evitarlo. Se dovesse accadere potrebbe voler dire persino dover arrestare la corsa alle nuove assunzioni.

I costi

È vero, la pandemia ha inciso sull'aumento dei costi, dal personale all'acquisto di dispositivi medici, ma non è solo colpa del Covid se i conti della sanità per il 2021 presentano uno squilibrio contabile pari a 255 milioni di euro. Le perdite sono ripartite in modo omogeneo su tutte le aziende sanitarie ma pesano soprattutto la spesa farmaceutica e la mobilità passiva, oltre al decremento demografico che costerà alla Puglia circa 100 milioni di euro in meno nel riparto del Fondo sanitario nazionale. I numeri, coronavirus a parte, sono preoccupanti ed emergenziali: ogni anno, in media, la Puglia versa alla Regione Lombardia dai 60 ai 70 milioni per far curare i propri cittadini a Milano e dintorni; all'Emilia Romagna vanno dai 35 ai 45 milioni. Soldi che, sommati, potrebbero essere sufficienti a costruire un ospedale.

Capitolo farmaci: Asl e ospedali pugliesi continuano a spendere troppo, nei primi dieci mesi del 2021, secondo i calcoli Aifa, la cifra totale impegnata è stata di 679 milioni, mentre il limite imposto dal ministero della Salute era di 505 milioni. Uno sforamento di circa 174 milioni, pari al 10,29% in più. La Puglia è tra le regioni con il peggiore risultato, prima ci sono soltanto Umbria, Sardegna, Friuli, Abruzzo e Marche. E nel 2022, come ammesso dallo stesso assessore Palese, la situazione non è andata meglio. È il trend a preoccupare: nel 2020 le Asl avevano speso per l'acquisto diretto dei farmaci 263 milioni in più rispetto al tetto massimo fissato; nei primi quattro mesi del 2021, 73 milioni oltre il budget, ora 174 milioni. In 22 mesi sono stati spesi 437 milioni. Per ridurre gli sprechi è stata approvata una proposta di legge con la quale si punta al contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera. La proposta prevede, tra le altre cose, l'istituzione in tutte le Asl del servizio di monitoraggio dei costi per un controllo continuativo e, in caso di sforamento, il licenziamento del direttore generale. Per gli acquisti diretti dei farmaci il tetto massimo è pari al 6,69 per cento del fondo sanitario regionale, dunque per la Puglia nel 2020 parliamo di 529.125.306 euro. Le Asl hanno speso, invece, 792.933.887 euro, con uno scostamento di 263.808.582 euro.

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