Sanità, lievitano del 18% i costi delle opere finanziate dal Pnrr e resta il nodo personale

Per Agenas l’effetto del caro vita sui cantieri sanitari vale il 30% ma in Puglia la stima è al ribasso

Sanità, lievitano del 18% i costi delle opere finanziate dal Pnrr e resta il nodo personale
di Andrea TAFURO
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:49

Aumento dei costi del 18% per ospedali e case di comunità. Il “piano sanità” della Regione Puglia lievita nelle spese e irrompe sugli investimenti programmati. In ballo per la medicina del territorio e l’ammodernamento delle strutture sanitarie ci sono i 650 milioni di euro del Pnrr, che a questo punto dovranno necessariamente essere integrati, per coprire i maggiori costi delle opere dopo il caro energia e l’aumento della spesa per i materiali.

Almeno se si intende non fallire l’appuntamento fissato al dicembre 2026, per rendicontare il tutto all’Unione Europea. «Dal problema dell’aumento dei costi non si sfugge – afferma l’assessore alla Sanità pugliese, Rocco Palese -. Gli uffici regionali che monitorano l’avanzamento del Pnrr hanno infatti riscontrato un aumento del 18% dei costi, ma questo dato non avrà ripercussioni su quanto programmato. Non ci saranno tagli e non faremo alcuna riduzione su quanto previsto, anzi abbiamo già individuato le risorse aggiuntive da cui attingere».

Diverse le opzioni in campo

«C’è una quota straordinaria di stanziamento governativo, dal decreto Aiuti, che fa riferimento a interventi indifferibili qual è il Pnrr – aggiunge Palese – e se non dovesse bastare, siamo pronti ad impegnare parte delle risorse rinvenienti dal bilancio regionale o dal Fondo europeo per lo sviluppo e la coesione».

L’aumento dei costi su scala regionale, tuttavia, è più contenuto rispetto alla previsione nazionale del 30% fatta nei giorni scorsi da Agenas. Il piano pugliese prevede 38 ospedali di comunità e 121 case di comunità. I primi sono delle strutture dotate di almeno venti posti letto e ne sorgerà una ogni 50-100.000 abitanti. Le case di comunità invece saranno ben più numerose e diffuse sul territorio, andando a interessare anche alcuni piccoli paesini. Previste in totale 121, di fatto una ogni 40.000 abitanti. In particolare queste strutture, garantiranno un’assistenza sanitaria “di prossimità”, permettendo così anche ai grandi ospedali e ai Pronto soccorso di evitare gli accessi impropri. Incrementate infine, con 40 attivazioni, una ogni 100mila abitanti, anche le centrali operative territoriali. Opere che al momento restano ancora su carta, in attesa che vengano completate le procedure tra Comuni e Asl pugliesi.

I tempi

«Stiamo rispettando i tempi che ci siamo prefissati per la realizzazione delle diverse strutture sanitarie – precisa l’assessore alla sanità pugliese, Rocco Palese - e dopo le concessioni delle aree da parte dei Comuni, le Asl sono nelle condizioni di poter avviare la progettazione esecutiva». In questo quadro indirizzato a rivoluzionare la medicina del territorio attraverso i fondi della misura 6 del Pnrr, occorrerà però fare attenzione per evitare errori e ritardi, e servirà anche trovare le risorse professionali per far funzionare le nuove strutture. Ieri la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al decreto che stanzia i fondi previsti per assumere medici e personale sanitario e amministrativo da far lavorare dentro le Case di comunità e gli ospedali di comunità a partire dal 2026 e nelle Centrali operative territoriali da mettere in funzione entro fine 2024.

Stanziati a livello nazionale 90,9 milioni per il 2022, 150,1 per il 2023, 328,3 per il 2024, 591,5 per il 2025 e 1,015 miliardi a partire dal 2026. «Il monitoraggio della Regione Puglia sarà costante. Il problema del personale – ammette l’assessore - è stato già messo in conto, e se per un verso riteniamo di non avere difficoltà nel reperire infermieri e oss, molto più complessa è la questione dei medici, numericamente insufficienti su tutto il territorio nazionale, per errori del passato sulla programmazione universitaria. E a causa dei quali – conclude Palese - continueremo a subire le carenze negli organici, se il Governo centrale non interverrà per porre rimedio ad un’emergenza simile a quella del Covid». Difficoltà ammessa anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci: «Il Pnrr non risolve la questione delle carenze di personale. Il finanziamento dei costi di funzionamento dei nuovi servizi da realizzare rappresentano preoccupazione per le Regioni riguardo le risorse da reperire, di cui intendo farmi carico. Ribadisco il mio impegno a ottenere garanzia sulle coperture finanziarie, che consistono anche nel reperire le adeguate professionalità, la strumentazione e il ruolo dei medici dell’assistenza primaria nelle Case della comunità».

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