Rincari delle bollette, stangata per le famiglie in Puglia: fino a mille euro in più in un anno

Aumento di luce e gas: per l’Adiconsum stangata per i nuclei famigliari da 4 persone

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Alessio PIGNATELLI
Rincari bollette, stangata per le famiglie in Puglia: fino a mille euro in più in un anno

«Situazioni di grande difficoltà erano a nostra conoscenza già prima di questi rincari, adesso sono ulteriormente peggiorate. In Puglia esiste un problema serio, la cosiddetta povertà energetica. Ci sono diverse famiglie che non riescono a pagare le bollette e a soddisfare a pieno la propria esigenza energetica, per esempio il riscaldamento. Noi abbiamo calcolato aumenti che vanno dagli 800 ai mille euro all’anno per nuclei da 4 componenti».

La scure degli incrementi sulle bollette di gas e luce fa tremare anche gli utenti pugliesi ed Emilio Di Conza, presidente Adiconsum Puglia, lancia l’allarme con previsioni tutt’altro che rosee. Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha spiegato che il prezzo spot del gas naturale al TTF (il mercato di riferimento europeo per il gas naturale) è aumentato, da gennaio a dicembre dello scorso anno, di quasi il 500%. E con riferimento al primo trimestre di quest’anno, si prevede un aumento tra il 40 e il 50% per le tariffe di luce e gas e la situazione non rientrerà nei parametri pre Covid prima del 2023.

Gli aumenti delle materie prime impattano sull’intero sistema economico italiano e farne le spese maggiormente sono quelle aree e quei contesti in cui la soglia di resistenza era già debole. E le segnalazioni nella nostra regione sono già diverse. «Siamo subissati di mail e telefonate - racconta Di Conza - di persone molto preoccupate. Ci domandano cosa succederà dopo i rincari ufficializzati dal governo. Sarà una mannaia per tutti gli utenti e i bonus non sono sufficienti. C’è chi non riesce a pagare e addirittura evita di accendere i riscaldamenti per paura. Alla sofferenza economica si aggiunge quella psicologica».

Ampliando la sfera, Adiconsum rimarca il problema dei rincari anche per i beni di prima necessità. Pane, farina, caffè, latte: tutti col segno più nei supermercati e nei negozi al dettaglio. «Stiamo monitorando e già notiamo prezzi schizzati alle stelle nella grande distribuzione: per esempio, gli incrementi del costo della pasta».

Gli effetti anche sugli esercizi pubblici

E gli effetti dell’inflazione rappresentano un peso anche per gli esercizi pubblici. Francesca Intermite, presidente di CasaImpresa Taranto, snocciola alcuni numeri inquietanti: «Aumenti a partire dall’energia elettrica e dal gas che si aggirano attorno al 50% per arrivare alle materie prime i cui aumenti hanno toccato picchi del 70% come per il grano duro, il caffè (60%), lo zucchero (53%), il latte (60%), il cacao (30%). Gli incontenibili aumenti dei costi dell’energia e delle materie prime – spiega Intermite - hanno raggiunto livelli non più sostenibili dalle nostre aziende. Già in diverse parti d’Italia, il fenomeno si è tradotto in adeguamenti dei prezzi dei listini al pubblico nelle attività di Pubblico Esercizio: noi ci siamo fatti carico della contrazione della nostra marginalità ma non sarà più possibile sopportare. A breve saremo costretti, nostro malgrado, ad adeguare i nostri listini per assorbire, almeno in parte, i pesanti aumenti di costi che da alcuni mesi sopportiamo».

Un corto circuito pericoloso

Insomma, un corto circuito davvero pericoloso. Il passaggio più delicato del decreto che il governo si prepara a varare giovedì riguarderà proprio le risorse necessarie a calmierare gli aumenti delle bollette. Le risorse potrebbero arrivare dall’interno degli stessi settori energetici. Saranno sufficienti a dare fiato al sistema? «Non c’è una ricetta - dice Antonio Pinto, presidente Confconsumatori Puglia - l’unica strada possibile sarebbe di agire per sterilizzare temporaneamente le accise o l’Iva che dipendono dal Governo. Questi rincari incidono parecchio sul potere di acquisto delle classi medio-basse: è davvero una situazione intricata». Al momento, i prezzi già aumentati o in aumento nelle prossime settimane sono un segnale decisamente poco tranquillizzante.

«Sappiamo bene quanto anche il costo di un caffè possa influire in un contesto dove diminuisce la capacità di spesa dei consumatori e aumentano i prezzi - conclude Intermite - è per questo che, a malincuore, andiamo a modificare i listini, nella piena consapevolezza che non ci sono strade alternative, e che secondo studi di eminenti centri di ricerca, i costi delle materie prime nei prossimi mesi continueranno il loro balzo in alto».

Ultimo aggiornamento: 17:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA