Rincari, gli albergatori si ribellano: la scure degli ulteriori aumenti previsti del 59%. Appello alle istituzioni

Rincari, gli albergatori si ribellano: la scure degli ulteriori aumenti previsti del 59%. Appello alle istituzioni
di Rita DE BERNART
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Martedì 4 Ottobre 2022, 08:42

Bollette da centinaia di migliaia di euro e bilanci in bilico: una bomba a orologeria che minaccia di far implodere l'intero comparto turistico pugliese. Tremano le aziende, che rischiano di vanificare investimenti e sacrifici, e addetti che da un giorno all'altro potrebbero ritrovarsi a casa e senza lavoro. La soluzione? Per tutti una, chiara, senza mezzi termini: «Intervenire per fermare la speculazione in corso ed evitare un crollo del settore e un'emergenza occupazionale».
L'escalation pericolosa di rincari è esplosa, nei giorni scorsi, con le somme esorbitanti, e più che triplicate, per la fornitura di energia per luglio e agosto. E all'orizzonte c'è la scure dei prossimi aumenti previsti del 59%: cifre insostenibili che hanno indotto molte aziende ad esporre le bollette in vetrina e persino annunci di chiusura. Ultimo eclatante caso quello della catena alberghiera Caroli Hotels ma il rischio è quello di un effetto domino che potrebbe far crollare un settore che conta oltre 53mila aziende turistiche, ricettive e di servizi, e più di 135mila addetti e che vale, secondo l'ultimo report pre covid, circa 9 miliardi in termini di valore aggiunto nell'economia regionale. In media per un albergo in città si è passati da bollette di 12mila al mese a 60mila, per i villaggi più grandi si arriva a cifre che sfiorano i centomila euro; un rinomato centro benessere ha denunciato per il solo per il mese di luglio una bolletta di 140mila euro rispetto ai 60mila del 2021.

«Come Federalberghi - spiega Pierangelo Argentieri, presidente della sezione di Brindisi - abbiamo attivato un tavolo di crisi per ogni provincia, il rischio è che molti vorranno chiudere di fronte alla certezza di andare in perdita: la ridotta liquidità impatta sia sull'aspetto economico che finanziario, Le aziende devono andare in protezione e lo faranno chiudendo o limitando i periodi di apertura o scegliendo la cassa integrazione e questo potrebbe avere un grave impatto occupazionale».

La chiusura delle aziende nei mesi invernali produrrebbe inoltre un disservizio minando il lavoro svolto finora per allungare la stagione. «Questa crisi rischia di generare un impoverimento dell'offerta turistica pugliese», dice Giovanni Serafino, presidente di Confindustria Lecce. «Tante attività restano aperte solo per offrire un servizio pur sapendo che copriranno solo i costi di gestione senza grandi margini ma con questa crisi purtroppo in tanti quest'anno potrebbero decidere di chiudere. L'assurdo è che in una Lecce piena anche ad ottobre ad esempio per molti il bilancio alla fine non sarà in attivo».
Non si segnalano casi clamorosi nel Barese. «Se finora la situazione sembrava gestibile commenta Cosimo Ranieri di Confindustria Bari - è solo perché c'era una forte domanda e si è potuto applicare una politica di prezzi per adeguare le tariffe ai rincari; con la flessione delle richieste nei mesi autunnali però tutto si aggrava. Gli aumenti sono incontrollati, si parla ora del 59% in più, una situazione folle: è ora il momento di passare dalle parole ai fatti e fermare al più presto questa speculazione scorretta e pericolosa».


Sulla stessa linea di pensiero Confesercenti Bari. «Nel barese dice Giandomenico Laera, referente Asshotel Bari - le strutture ricettive accusano un aumento dei costi delle utenze gas e luce dalle tre alle quattro volte superiore rispetto all'anno precedente. Per pagare molti hanno dovuto fare affidamento alle riserve aziendali e nei casi peggiori a rateizzazioni e banche. Al momento non ci sono casi eclatanti ma è chiaro che nel settore ognuno si sta ingegnando, alcuni stanno pensando ad una chiusura stagionale da novembre a marzo, altri apriranno solo nei weekend, altri diminuiranno sensibilmente le camere disponibili rigettando le richieste in eccedenza in attesa della media ed alta stagione. Vi è l'esigenza di un ulteriore intervento statale che stabilisca un tetto per le tariffe per i settori più colpiti, come quello turistico, applicando tariffe calmierate».


Preoccupazione sul fronte sindacale per quella che potrebbe diventare una bomba sociale. «Ancora una volta - afferma Barbara Neglia, segretaria generale di Filcams Cgil Puglia, in relazione alla notizia dell'impatto del caro energia sulla storica catena alberghiera Caroli - problemi di carattere gestionale ricadono sui lavoratori e sulle lavoratrici che hanno garantito il successo della stagione estiva con disponibilità, professionalità e flessibilità. L'auspicio è che ci sia un intervento delle istituzioni di sostegno alle imprese, ispirato dal confronto con parti sociali e associazioni datoriali, e che l'azienda possa ripensare a una scelta che metterebbe in forte difficoltà economica trecento famiglie, depaupererebbe l'offerta di un territorio a forte vocazione turistica e creerebbe un pericoloso precedente per gli altri operatori presenti in Salento».
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