Rimborsi “farsa” nel M5s
Di Maio: «Buccarella fuori
Non versati 137mila euro»

Rimborsi “farsa” nel M5s
Di Maio: «Buccarella fuori
Non versati 137mila euro»
Tiro incrociato sui conti del M5s: fari puntati su “rimborsi farsa” e “note spese”. A conti fatti, ammonterebbe complessivamente a circa 795mila euro il “buco” nelle rendicontazioni dei parlamentari 5 Stelle, Movimento nel mirino, dunque. E scatta la resa dei conti. Luigi Di Maio non ci sta a farsi crocifiggere sull’altare delle mancate “restituzioni” dei parlamentari “infedeli”. E così, mentre gli piovono addosso nuove rivelazioni su altri esponenti coinvolti nell’affare rimborsi al Fondo per il microcredito, il capo politico dei pentastellati annuncia le prime “esclusioni”, compresa quella del deputato salentino Maurizio Buccarella, che, documenti Cinque stelle alla mano, non avrebbe versato nel fondo per le piccole e medie imprese 137mila euro. L’elenco completo, stavolta, lo legge proprio Di Maio ai cronisti: «Siamo l’unica forza politica della storia che ha tagliato per 23 milioni di euro gli stipendi ai propri parlamentar. Ma ci sono parlamentari che non hanno mantenuto le promesse. Dalle verifiche che abbiamo fatto tra i conti del Mef e i conti che sono sul nostro sito - ha proseguito - Ivan Della Valle, che non ci ha dato l’autorizzazione ad accedere ai suoi dati, non avrebbe donato per circa 270mila euro. Girolamo Pisano, che neanche ci ha dato l’autorizzazione, non avrebbe donato per circa 200mila euro. Maurizio Buccarella, che ci ha dato l’autorizzazione, non avrebbe donato per 137mila euro. Carlo Martelli, che non ci ha dato l’autorizzazione, non dovrebbe aver donato circa 81mila euro». Rientrano nella lista dei “morosi” anche «Elisa Bulgarelli per circa 43mila euro, Andrea Cecconi per circa 28mila euro, Silvia Benedetti per circa 23mila euro, Emanuele Cozzolino per circa 13mila euro», ha aggiunto Di Maio. «Queste persone per noi si auto-escludono dal Movimento. Ma se hanno da obiettare qualcosa rispetto alle verifiche che abbiamo fatto oggi, possono farlo e ci possono contattare». E aggiunge: «Dovremo analizzare delle questioni che sono state poste, che sono assolutamente plausibili e che riguardano alcuni parlamentari. Ma per questo ci sono i probiviri».
Ai titoli di coda, dunque, il rapporto tra Buccarella e il M5s: «Una cosa che vorrei si sapesse - si limita a commentare il deputato salentino - è che su quel fondo ci ho versato comunque più di 100.000 euro. Aggiungo che il dato mancante comunicato in conferenza stampa relativo alla mia posizione è comunque errato, che mi sono già autosospeso dal M5S, che non ho sottratto o rubato un euro a nessuno ed accetterò comunque le determinazioni dei probiviri. La regola delle donazioni al fondo inoltre ha molte criticità ed immagino sarà modificata per la prossima legislatura. Quello che il M5S ha fatto rimane comunque nella storia e non ha precedenti».
Da Di Maio non arriva invece nessun riferimento alla posizione della senatrice Lezzi, comparsa nella “black list” de “Le Iene” e per la quale i vertici del movimento non avrebbero riconosciuto dolo negli errori delle rendicontazioni. La Lezzi - dopo aver chiarito i dubbi legati a un solo bonifico non andato a buon fine «presumibilmente per carenza di fondi» e colmato martedì scorso l’impegno residuo con un nuovo versamento - è tornata a precisare: «Le Iene hanno fatto un gran lavoro e hanno fatto anche venir fuori, purtroppo, dei problemi tra noi».
E a chi le domanda se il sistema di rendicontazione fosse totalmente sbagliato, risponde: «Esatto, concordo. Infatti su questo agiremo. Dalla prossima legislatura noi abbiamo intenzione di versare su un conto corrente nostro, dopo di che, una volta verificati tutti gli accrediti su questo conto, verranno girocontati a quello del ministero, in modo tale che avremo sempre la quadratura mensilmente e non si incorrerà più in questi problemi».
Come se non bastasse, intanto, rischia di scoppiare un’altra grana nei Cinque Stelle. Dall’inizio della legislatura a dicembre 2017 i parlamentari del M5S avrebbero beneficiato di oltre 50 milioni di rimborsi. Lo rivela un’altra inchiesta giornalistica, stavolta curata da “Panorama”.
Il settimanale ha passato in rassegna i costi degli eletti del M5S da inizio legislatura. Marta Grande per la sua casa ha pagato 132 mila euro: una media di 2.200 euro al mese. Lello Ciampolillo, barese, fino a ottobre 2017, ha speso 90 mila euro in hotel e 70 mila euro di trasporti, tra cui 28 mila euro di taxi. Mattia Fantinati ha pagato Circa 39 mila euro in pranzi, cene e bar. Mentre 28 mila euro sono le spese in generi alimentari di Carlo Martelli, coinvolto a sua volta nella “rimborsopoli”. Anche il record delle consulenze va al parlamentare pugliese Ciampolillo: 183 mila euro, fino a ottobre 2017.
E a ruota segue la senatrice salentina, Barbara Lezzi, con quasi 106 mila euro. Panorama ha verificato anche come sono stati utilizzati i soldi della diaria parlamentare, riconosciuti per le spese di soggiorno a Roma, ad agosto 2017, quando l’attività d’aula s’è limitata a due giorni.
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Giovedì 15 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:04