Scandalo a bordo, da Brindisi a Valona con la stiva carica di rifiuti tossici: «Altri 15 carichi sospetti». La replica: «Fusti tracciabili»

Venerdì 21 Febbraio 2020 di Paola ANCORA

Un traghetto con il ventre carico di veleni, di fusti contenenti rifiuti potenzialmente tossici, amianto. Un traghetto partito dall'Italia e approdato a Valona, dove la polizia albanese ha provveduto a sequestrarlo e ad arrestare sei persone. Si tratta di K. Xh, 65 anni; A. Ç, 28 anni; A. G., 48 anni; F. T., 71 anni; E. Ç, 55 anni; Sig. K., 45 anni, residenti tutti a Valona. Fra loro anche il capitano della nave. In manette anche gli amministratori di due società albanesi, la “Delfini 1”, che risulta aver ordinato il carico dichiarando si trattasse di prodotti chimici per pulizia, e la “Kornuzi”, operativa nel settore di raccolta dei rifiuti e che avrebbe dovuto, stando agli investigatori, ritirare il carico sospetto. Secondo le prime indiscrezioni - come riferisce l'Ansa - le due società avrebbero effettuato in precedenza almeno altre 15 importazioni dall'Italia. L'inchiesta sul caso è stata affidata alla procura speciale per la lotta alla criminalità organizzata, Spak.
 

L'operazione, denominata “Amiant”, è stata condotta dal dipartimento di Polizia criminale dell'Albania, dalla direzione della polizia locale di Valona, ​​della frontiera e della direzione della migrazione di Vlora in collaborazione con la Procura di Valona e il ministero dell'Ambiente. Sono stati gli agenti albanesi a impedire che quel carico «dannoso per l'ambiente e per la salute umana» - come scrivono le autorità albanesi - arrivasse indisturbato nel porto di Valona, venisse scaricato e probabilmente interrato su suolo albanese. Ma come è stato possibile che quel traghetto della S.T Damian partisse indisturbato dal porto di Brindisi? Come mai non è stato effettuato alcun controllo?

Il giornalista pugliese Carlo Bollino, che fra i primi ha rilanciato la notizia sui social, parla di «uno scandalo che mi indigna come cittadino italiano e che mi offende come cittadino albanese». Il traghetto, spiega, «ha potuto lasciare il porto senza alcun intralcio, con la stiva trasformata in discarica di rifiuti tossici!! In barba alla sicurezza dei passeggeri e di tutti i cittadini del paese di destinazione, dove quei rifiuti sarebbero stati interrati clandestinamente. Lo scandalo è stato scoperto all’arrivo nel porto albanese dalla polizia albanese. Ma i controlli in Italia esistono ancora? Le autorità di sicurezza del porto di Brindisi sono indifferenti e quindi complici? Oppure tutte licenziate per carenza di fondi?».

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L'indignazione corre sul web e Bollino insiste: «Queste immagini sono una vergogna nazionale, perché dimostrano come i rifiuti tossici possano varcare le nostre frontiere alla luce del sole e senza alcun controllo e che la sola attenzione sia ormai concentrata sui cittadini stranieri, come se fossero loro il veleno e non l’amianto. Poiché questi traffici di solito sono in mano alla camorra aspettiamo di sapere se le mafie abbiano esteso i loro tentacoli fin dentro il porto di Brindisi». Una conclusione della quale, nel suo post, Bollino tagga anche Ugo Patroni Griffi, presidente dell'autorità portuale brindisina. Lo scandalo del traghetto dei veleni, insomma, è destinato a deflagrare in Italia, dove più d'uno potrebbe essere chiamato a dare risposte. 

«Per i rifiuti di cui si stava procedendo al regolare smaltimento, non solo vi è la completa tracciabilità, come produzione di bordo, ma le necessarie certificazioni rilasciate dai maggiori enti mondiali nell’accredito». E’ quanto precisa in una nota giunta in serata Massimo Prudentino, della società Seamed di Brindisi, agente marittimo della nave St. Damian, traghetto di linea che effettua il collegamento tra Brindisi e Valona e che è stato bloccato nel corso di una operazione di polizia. L'operazione ha consentito di effettuare sei arresti per traffico di rifiuti e condotto al sequestro del traghetto.

Nella nota la società specifica che all’interno della nave c’erano rifiuti alimentari, spugne di poltrone, materassi, secchi di pittura vuoti, pannelli di cabina, lana di roccia usata come isolante «tutta certificata e priva di qualsiasi materiale pericoloso. La nave - è precisato - è “Asbestos free”. Quanto ai fusti di olii trovati sul posto è specificato che si tratta di «fusti nuovi, perfettamente sigillati, di olio idraulico acquistati il 4 febbraio scorso e per i quali sono state effettuate le necessarie operazioni doganali». Erano posizionati nel garage della nave «al fine di creare una barriera al cumulo dei rifiuti» che, viene ulteriormente precisato, è «non dannoso».
Quanto al servizio di consegna dei rifiuti è chiarito che la St. Damian ricorre, sulla base di un contratto che perdura da diversi anni, alla società Delphin 1, che risulta «autorizzata dal ministero dell’ambiente albanese» e che «effettua il servizio per tutte le navi che fanno scalo nel porto di Valona».

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