Report Cerved sulla sostenibilità: crescono i divari tra Nord e Sud

Report Cerved sulla sostenibilità: crescono i divari tra Nord e Sud
di Alessio PIGNATELLI
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 14 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:32

Un netto divario tra Nord e Sud e una forte correlazione tra la dimensione economica e quella sociale e ambientale che mostrano un Paese spaccato a metà: le aree con un sistema produttivo più sviluppato garantiscono livelli di welfare più elevati e una migliore tutela dell’ambiente e del territorio. Di conseguenza, le aree del Mezzogiorno sono quelle più in difficoltà.

In queste difficoltà, però, emerge una resilienza di alcune realtà: nella classifica generale, la provincia meridionale migliore è Bari - occupa la cinquantunesima posizione sulle 107 analizzate - mentre se si analizza l’indice di sostenibilità ambientale (sintetizza i livelli di inquinamento, i consumi e la capacità di riconversione energetica) Lecce si piazza al nono posto. È il quadro che emerge dalla seconda edizione del “Rapporto Italia Sostenibile” presentato ieri da Cerved Group.

Il report

Lo studio di 160 pagine, prendendo in esame centinaia di variabili tratte dall’ampio database di informazioni proprietarie del gruppo e da fonti pubbliche, definisce un indice generale di sostenibilità che integra aspetti economici, sociali e ambientali dei singoli territori. La mappa della sostenibilità delle province italiane conferma dunque l’ampio gap che esiste tra il Nord e il Sud della Penisola: per le province pugliesi, Bari è 51esima, Lecce 65esima, Bat 66esima, Brindisi è 81esima, Foggia 95esima e Taranto 96esima. Per farsi un’idea, i primi tre posti della classifica sono ad appannaggio di Milano, Bolzano e Treviso mentre chiude la graduatoria Siracusa. Oltre alla classifica generale, sono poi state individuate 17 variabili che hanno permesso di dividere l’Italia in cluster omogenei.

Le prime province per indice di sostenibilità economica sono tutte al Nord: Milano è in testa, seguita a una certa distanza da Bologna e Torino; bisogna scendere fino alla sessantesima posizione per la prima provincia del Sud, Bari. La sostenibilità sociale è fortemente correlata a quella economica: nelle province del Sud è più alta la quota di famiglie a rischio di esclusione sociale.

Un Mezzogiorno resiliente

Esiste un Centro-Sud resiliente, come le grandi aree urbane di Bari e Napoli, che pur con livelli di sostenibilità medio-bassi possono contare su un sistema produttivo vitale, importanti infrastrutture e istituzioni formative: parallelamente però ampie aree di Puglia e Campania “mostrano tessuti produttivi deboli e vaste sacche di fragilità sociale”. L’indice di sostenibilità ambientale (livelli di inquinamento, situazione idrogeologica e sismica, gestione delle scorie e dei rifiuti, rischio della transizione energetica nei sistemi produttivi) non replica invece la spaccatura tra Nord e Sud: qui spicca la provincia di Lecce che si piazza al nono posto. Il rapporto poi si focalizza sulla transizione socioeconomica che le imprese dovranno affrontare.

In Italia operano 932mila società (2 milioni di addetti) con un rischio di transizione alto e molto alto che dovranno sopportare notevoli costi per adeguarsi a un’economia a emissioni zero. La gran parte delle risorse finanziarie che può essere mobilitata (14,8 miliardi di euro su 20,6 totali) “è concentrata al Nord mentre al Sud, l’area in cui incidono maggiormente le attività a rischio transizione, il potenziale da investire rappresenta solo il 12,8% (2,6 miliardi)” rileva lo studio. Molte province specializzate in settori che dovranno affrontare forti cambiamenti hanno imprese con una struttura finanziaria più debole e quindi meno pronta agli investimenti: per esempio, a Taranto il 29,3% opera in attività a rischio alto e molto alto di transizione. Le province più esposte sono anche caratterizzate dagli indici di attrattività più bassi e spesso hanno scarsi livelli di sostenibilità sociale: i cambiamenti richiesti potrebbero aumentare povertà ed esclusione sociale.

I casi Taranto e Bari

Infine, il report di Cerved analizza la provincia di Bari come simbolo di resilienza - insieme a Napoli - e, di contraltare, evidenzia il territorio tarantino tra le realtà fragili. La condizione di Bari appare solida sotto il profilo economico, “con indici vicini alla media Italia in tutti i fattori, e discreta in ambito sociale: superiore alla media nella formazione e nella condizione degli anziani, sostanzialmente allineata nella sanità e nell’assistenza alle famiglie. Il sistema produttivo presenta un rischio di transizione non elevato. Sono invece inferiori alla media gli indici di sostenibilità dell’inquinamento e della gestione dei rifiuti”. Gli indicatori di Taranto sono invece inferiori alla media in tutte le componenti della sostenibilità economica e sociale, tranne che nella condizione degli anziani. Il suo tessuto produttivo “è scarsamente attrattivo e caratterizzato da imprese inquinanti, con un rischio di transizione elevato e possibili impatti sull’occupazione”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA