Regione, il Pd alla resa dei conti dopo le nomine in giunta. Convocata una riunione dei democratici

Regione, il Pd alla resa dei conti dopo le nomine in giunta. Convocata una riunione dei democratici
di Antonio BUCCI
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Sabato 5 Febbraio 2022, 18:33 - Ultimo aggiornamento: 19:33

Lunedì, all'ora di pranzo. È questo l'appuntamento nel quale Marco Lacarra proverà a spegnere i fuochi e sminare il terreno dalle polemiche incrociate del rimpasto. Il deputato barese, numero uno uscente di via Re David, la cui riconferma al vertice della segreteria regionale è finita nel congelatore del Congresso, vedrà il gruppo dei democratici di via Gentile. L'ala più barricadera del partito con la nota del presidente della commissione Bilancio, Fabiano Amati - ha persino messo sul tavolo l'ipotesi di ritirare gli assessori dall'esecutivo e valutare un appoggio esterno al Governatore. Non accadrà ma la promozione di Rocco Palese ad assessore regionale alla Sanità riaccende la tensione, fuori e dentro il perimetro Pd. Troppo ingombrante il cursus honorum nel centrodestra del medico di Acquarica del Capo, per non chiedere un contrappunto che rassicurasse l'ala sinistra della coalizione.

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I mal di pancia all'interno dei dem


Non è arrivato e non si andrà allo strappo ma i mal di pancia restano. Lo conferma il presidente della commissione Ambiente, il manfredoniano Paolo Campo, in allarme per quello che definisce «un ulteriore spostamento del baricentro dell'alleanza di centrosinistra» in una «direzione di marcia che non è quella intrapresa lo scorso anno, con il sostegno degli elettori». Un fatto di coerenza, manda a dire ai suoi: «Forse ai più sfugge che il centrosinistra è maggioranza in Consiglio regionale fin dal giorno successivo alle elezioni. L'allargamento al Movimento 5 Stelle non è dipeso dalla necessità di garantire governabilità e stabilità, piuttosto dall'opportunità di rendere coerente il contesto istituzionale e politico regionale a quello nazionale. Coerenza che potrebbe definitivamente smarrirsi se alla nomina in Giunta di un rappresentante politico e istituzionale del centrodestra seguisse l'ingresso in maggioranza di consiglieri regionali eletti nelle liste di Raffaele Fitto», guarda persino oltre.
Le scosse percorrono la regione dal Gargano al Salento.

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Come quelle della federazione leccese dei dem, che bolla come «un chiaro affronto per gli elettori di centrosinistra» la nomina del successore di Pier Luigi Lopalco e parla di «sdoganamento di ogni tabù politico anche su piani istituzionali così importanti, in barba anche alla storia politica di ognuno e alle richieste preventive dei consiglieri»: «Chiediamo al segretario nazionale di essere sensibile interprete dei valori del Partito e dei suoi militanti mai così turbati come in questa circostanza. Continuare in questa direzione significherebbe la morte del centrosinistra», concludono in una nota firmata dal segretario provinciale Ippazio Morciano chiedendo un intervento di Enrico Letta. Quanto basta per rischiare di lastricare di incertezza la strada che porta ai prossimi provvedimenti.

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Sempre nel Pd, anche nell'area Radicalità per ricostruire, riconducibile a Gianni Cuperlo, si chiede l'intervento di Letta. Nel documento a firma della coordinatrice regionale Cinzia Dicorato, si dice: Emiliano liquida definitivamente la Primavera Pugliese. Con la nomina di Palese, assessore di punta dell'amministrazione Fitto, viene meno lo spauracchio sventolato da Emiliano durante la campagna elettorale per il quale l'elezione di Fitto avrebbe significato consegnare alla destra il governo della Puglia. Ma ormai non c'è più alcuna differenza, da tempo ormai Emiliano ha abbandonato il progetto del centrosinistra tradendo l'elettorato che ci aveva creduto e per il quale era stato votato».


La politica, secondo il metodo di Emiliano, «è considerato un mercato dove si acquistano esponenti di ogni genere politico, lontani dalla nostra cultura, con l'affidamento di cariche istituzionali. Senza che ciò comporti lo spostamento e il coinvolgimento dell'elettorato del centrodestra verso posizioni di centrosinistra». L'area Radicalità per Ricostruire chiede fermamente «un intervento del segretario nazionale sulla situazione regionale e a caduta su tutte quelle provinciali che al momento non hanno più alcuna direzione. Auspicando che si apra quanto prima una discussione seria nel Pd regionale che porti a una sorta di costituente regionale che ricostruisca completamente il partito dalle sue fondamenta».


Intanto Antonio Scalera, neoapprodato in Aula sotto le insegne de La Puglia domani, smentisce le voci che lo darebbero in avvicinamento all'altra metà campo.
È anche il malessere della sinistra al di fuori del parlamentino torna a preoccupare. Il fuoco di fila da quella parte di campo è netto e unanime, va dai vendoliani alla Giusta Causa - realtà di area di Michele Laforgia fino ad Articolo 1. L'avvocato barese parla apertamente di commiato dal centrosinistra di Emiliano: «Le coalizioni e i programmi servono solo per le campagne elettorali, poi conta la fedeltà a chi comanda», mastica amaro, impallinando la stessa Grazia Di Bari da neo delegata senza scranno assessorile alla Cultura «priva di qualsiasi specifica competenza ed esperienza in materia. Una plastica rappresentazione del potere concentrato nelle mani di un uomo solo, circondato dalla sua corte. Un Leviatano, non un Presidente», boccia senza appello. Dalla formazione di Roberto Speranza, evocano la Primavera pugliese e chiamano a raccolta le forze riformiste «per ristabilire nuovamente l'asse riformatrice del governo».

I primi sull'elenco del telefono sono i rappresentanti di Sinistra Italiana, che possono contare in Giunta su Anna Grazia Maraschio: «Il punto non è chi ma cosa fa un assessore. Non ne facciamo una questione di nomi, ma di Politica sì. E per stare alla politica, è chiaro che la storia e il profilo di Rocco Palese non sono vicini al nostro punto di vista sulla sanità», prendono le distanze dal partito di Nico Bavaro, rinfacciando alla maggioranza l'assenza assoluta di confronto alla vigilia ma pure ribadendo al neo successore di Lopalco che «ogni assessore risponde a una maggioranza e a un programma. Così come il Presidente della Regione». Il messaggio è chiaro. E pure il destinatario.
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