La Lega frena ancora su Fitto, ma FdI insiste: «Basta, è ora di partire»

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Francesco G.GIOFFREDI
Qualche contatto sottotraccia, ma nessuna accelerazione. Continua la guerra di nervi tra Fratelli d'Italia e Lega: in ballo c'è il pacchetto bis di candidature in vista delle elezioni regionali. E proprio la Puglia innesca lo scontro latente nel centrodestra: FdI squaderna l'intesa sancita a dicembre (che prevede la prelazione di Giorgia Meloni e soci sul nome pugliese) e difende a spada tratta la candidatura, ancora in ghiacciaia, di Raffaele Fitto; la Lega frena, una quota di dirigenti pugliesi soffia sul fuoco, Matteo Salvini alza il prezzo e non lascia ancora campo libero a FdI e all'eurodeputato salentino. Dopo le parole perentorie di Meloni («i patti si rispettano»), ieri è intervenuto a gamba tesa anche Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI in Europarlamento e perciò stretto sodale di Fitto: «Raffaele è il miglior candidato possibile, per esperienza, capacità e autorevolezza», ha detto ieri ad Affaritaliani.it. «Qualità che gli sono state riconosciute da tutti nel vertice del centrodestra che ufficializzò le candidature di Borgonzoni e Santelli, ma anche quelle delle altre Regioni tra cui le Marche con il nostro Francesco Acquaroli. Considerato anche che la sinistra ha già indicato il suo candidato in Puglia, siamo fiduciosi che nei prossimi giorni, senza più distinguo, si possa partite insieme con una campagna elettorale impegnativa ma che possiamo vincere con un grande impegno di coalizione», «non abbiamo motivo di ritenere che la Lega voglia disattendere i patti». Tradotto: la lealtà non può essere monodirezionale e FdI ha dimostrato di sostenere fedelmente i candidati degli altri partiti in Emilia Romagna e Calabria. Da controcanto fa Massimo Casanova, patròn del Papeete, eurodeputato leghista e foggiano d'adozione: «La Lega per la Puglia ha almeno quattro nomi di peso, pugliesi doc, in grado di guidare con competenza e passione la battaglia di liberazione dai danni del centrosinistra».

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Le impuntature di Salvini sulla Puglia sono da una parte l'eco del pressing portato da una parte della Lega pugliese, e dall'altro lato il frutto avvelenato del post-voto. Domenica l'ex vicepremier ha dovuto incassare la battuta d'arresto in Emilia Romagna (dove aveva polarizzato e personalizzato l'elezione regionale), la leadership forzista in Calabria (eletta la candidata unitaria Jole Santelli, berlusconiana) e l'invito a una gestione più collegiale e corale della coalizione da parte di FdI e Forza Italia. Salvini vuol uscire dall'angolo e punta a una regione potenzialmente vincente per il centrodestra al Sud: in palio Campania e Puglia, l'una però destinata a Forza Italia (Stefano Caldoro) e l'altra a FdI (Fitto). Insomma, sarebbe necessario scucire lo schema e scontentare qualcuno - in primis i berlusconiani, che perderebbero una candidatura. Non semplice, perché la tensione salirebbe alle stelle e i tempi delle candidature s'allungherebbero ancora. Oltretutto, a frenare sull'azzeramento dell'accordo non è solo FdI, ma anche Forza Italia per ovvie ragioni di calcolo. Pure in Puglia il coordinatore regionale Mauro D'Attis ha puntualizzato che «non ci sono veti su Fitto», «l'accordo prevede per noi di indicare il candidato in Campania», e «spetta al tavolo nazionale decidere quanto prima».

Salvini si muove sul filo da equilibrista, l'altroieri da una parte ha annunciato imminenti incontri a tre («ci vediamo in settimana per scegliere tutto al meglio») e dall'altra ha lanciato messaggi non certo distensivi («sulla Puglia ragioniamo da oggi»). E ieri ha provato a tendere la mano: «I rapporti sono buoni con tutti, li ho sentiti, li ho visti, Berlusconi, Meloni, Toti... È importante che una squadra abbia dentro tutti e che tutti abbiano grandi ambizioni e aspirazioni. Poi chi fa cosa lo decidono gli elettori». Forse già nelle prossime ore ci sarà qualche segnale di fumo. Di sicuro l'obiettivo è chiudere il dossier candidature entro la prossima settimana. © RIPRODUZIONE RISERVATA