Reddito di cittadinanza, si lavora per cambiarlo: obiettivo spegnere le polemiche e ammortizzare i costi

Polemiche sul sussidio che in Puglia potrebbe richiedere per il 2021 circa 816 milioni: obiettivo sarà riqualificare i percettori

Reddito di cittadinanza, si lavora per cambiarlo: obiettivo spegnere le polemiche e ammortizzare i costi
Reddito di cittadinanza, si lavora per cambiarlo: obiettivo ​spegnere le polemiche e ammortizzare i costi
di Alessio PIGNATELLI
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:40

È una delle misure che da anni, ormai, suscita polemiche. Con varie percezioni e angoli di vista a seconda del partito o politico di turno. Sul Reddito di cittadinanza si è innalzato anche ultimamente un polverone e da varie parti se ne richiede una rimodulazione. Al di là dei 200milioni di euro inseriti nel dl Fisco-lavoro necessari a raggiungere il traguardo di fine anno che hanno suscitato le perplessità - eufemismo - di centrodestra e Italia Viva, è stato stimato che per il 2022 ne occorrerebbero altri 800 per la platea nazionale. Dalla prima metà del 2019 - periodo in cui è entrato in vigore il RdC - fino alla fine di quest’anno, l’investimento dello Stato per questa misura ammonta a 19,6 miliardi: 3,8 nel 2019, 7,2 nel 2020 e 8,6 miliardi per l’anno in corso per una platea di poco meno di un milione e mezzo di famiglie con un valore medio di 546 euro a nucleo.

In Puglia, la ripartizione si aggirerebbe a circa 68 milioni al mese (in totale per un anno circa 816 milioni) dove sono state 135mila le famiglie destinatarie nei primi sette mesi del 2021 del sostegno economico di contrasto alla povertà. Il cambio di marcia per il sussidio è auspicato trasversalmente. Con un obiettivo principale: legarlo e agganciarlo maggiormente al mondo del lavoro. E poi correggere il sistema di calcolo per alzare gli assegni alle famiglie numerose e abbassarlo ai single.

La riqualificazione

Poi si punterà sulla formazione. Si calcola che ci sono circa 800 mila percettori da riqualificare. Il sussidio nel 2021 rasenterà i 9 miliardi di euro e allora occorre smaltire la platea di beneficiari attivabili, quasi 1,2 milioni di persone sui 3 milioni di soggetti raggiunti dalla prestazione di sostegno, di cui però il 70 per cento ha al massimo la terza media. E l’8 per cento non ha la quinta elementare. Ancora più risibile la percentuale di chi ha frequentato l’Università: appena il tre per cento. Per un quinquennio verranno destinati più di 600 milioni di euro alla formazione dei beneficiari del reddito di cittadinanza nell’ambito del programma di Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol). Entro il 2025 si prevede che 3 milioni di beneficiari di prestazioni di sostegno al reddito possano rientrare nel maxi piano per il lavoro. Ci saranno percorsi personalizzati e un quarto dei beneficiari seguirà percorsi di formazione focalizzati sulle competenze digitali.

Dal piano di distribuzione geografica dei Navigator, elaborato da Anpal Servizi per uniformare gli standard delle attività su tutto il territorio nazionale, emerge che la Puglia è al quinto posto nazionale per numero di operatori in servizio, 248, suddivisi per provincia: 78 a Bari, 28 nella Bat, 2 a Brindisi, 41 Foggia, 45 a Lecce e 35 a Taranto. Servono sicuramente un’integrazione migliore con i centri d’impiego e un incrocio domanda-offerta più efficace. Le bordate contro il Rdc sono arrivate sabato. «La conferma del reddito di cittadinanza così come viene proposta non può essere votata. È uno spreco di Stato» ha detto il senatore Gasparri (FI). «Così incentiva a non lavorare» è il messaggio della Lega.

Il rapporto della Caritas

In questo contesto, dall’ultimo rapporto sulla povertà della Caritas, arrivano altri spunti. Per esempio, una persona su cinque (19,9%) di quelle accompagnate nel 2020 dichiara di percepire il Reddito di cittadinanza. Nelle regioni del Mezzogiorno l’incidenza di chi percepisce la misura è molto più elevata (pari al 48,3%), rispetto alle regioni del Nord (23,4%) e del Centro (8,5%). Nel report, si lancia un allarme povertà. Nel 2020 si sono registrati un 44 per cento in più di nuovi poveri; di questi, un terzo hanno continuato a fare ricordo agli aiuti Caritas anche nell’anno in corso. La quota dei poveri cronici, vale a dire quelli a carico della Caritas da 5 anni e più è cresciuta del 25,6 per cento-27,5 per cento.

La Caritas italiana ha supportato 1,9 milioni di persone. In particolare, rispetto al contrasto alla povertà solo in Italia si conta oltre 1 milione di poveri assoluti in più rispetto al pre-pandemia, arrivando al valore record di persone in stato di povertà assoluta, 5,6 milioni. L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%) Il Rapporto Caritas fa emergere anche importanti differenze legate all’età: per i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 34 anni le nuove povertà pesano per il 57,7%. La crisi socio-sanitaria ha anche acuito le povertà pre-esistenti: cresce la quota di poveri cronici, in carico al circuito delle Caritas da 5 anni e più (anche in modo intermittente), che dal 2019 al 2020 passa dal 25,6% al 27,5%.

L’età media delle persone incontrate è 46 anni, dato che si conferma immutato rispetto al pre-pandemia. Condizioni precarie che vanno di pari passo con il livello di istruzione. Oltre la metà delle persone che ha chiesto aiuto al circuito Caritas (il 57,1%) ha al massimo la licenza di scuola media inferiore, percentuale che tra gli italiani sale al 65,3% e che nel Mezzogiorno arriva addirittura al 77,6%. «Siamo quindi di fronte a delle situazioni in cui appare evidente una forte vulnerabilità culturale e sociale che impedisce sul nascere la possibilità di fare il salto necessario per superare l’ostacolo».

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