Rdc, le proposte di Federcontribuenti: «Reddito da lavoro minimo e non sussidio»

Rdc, le proposte di Federcontribuenti: «Reddito da lavoro minimo e non sussidio»
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Sabato 1 Ottobre 2022, 10:02 - Ultimo aggiornamento: 10:03

«Un reddito da lavoro minimo più che sussidio e chi lo riceve deve mettersi a disposizione del proprio comune per qualsiasi lavoro socialmente utile e va istituito un registro elettronico per le presenze rimanendo a disposizione della collettività con orario di ufficio in diretta collaborazione con i centri per l'impiego nell'attesa di una chiamata da parte delle aziende. Chi non accetta è escluso dal reddito». È quanto si legge in una nota di FedercontribuentiL'associazione si allinea su chi vuole un «cambiamento radicale» del reddito di cittadinanza perché, spiega ancora la nota, «la spesa pagata dai contribuenti per finanziare il reddito di cittadinanza è costantemente in aumento, complice anche la crisi economica della pandemia».

Più di 3,5 milioni di percettori

L'associazione dei consumatori ricorda che «i percettori sono attualmente 3,6 milioni di persone, in leggero aumento anche rispetto al 2020 e 2021 nonostante il rimbalzo economico e chi lo riceve non è incentivato a trovare un lavoro perché le politiche attive non sembrano efficaci. Dei quasi 4 milioni di beneficiari, tra cui anche appena adolescenti e disabili, solo poco più di 1 milione è tenuto a trovare lavoro. Tuttavia secondo l'Anpal, solo un terzo di questi è stato preso in carico dai centri per l'impiego e ha sottoscritto un patto per il lavoro. Degli altri invece non si ha notizia».

Le truffe

Per non parlare delle truffe, scrive ancora Federcontribuenti nella nota: «Dal 2019 11mila persone hanno ricevuto irregolarmente l'aiuto economico, per un valore di circa 47 milioni di euro. I controlli sono stati effettuati in cinque regioni del Sud, Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata, che presentano realtà differenti: in Campania più del 30 per cento dei controlli è stata riscontrata un'irregolarità, mentre nelle altre regioni la percentuale è stata decisamente minore. Ovviamente si tratta di percentuali frutto del fatto che ai controlli vengono sottoposti solo beneficiari sospetti: è dunque molto improbabile che possano essere generalizzate a tutti i percettori e dal 2020 il Rdc è costato al bilancio pubblico circa 20 miliardi di euro e la percentuale di soldi sottratti e scoperti si aggira intorno all'1 per cento con la revoca del sussidio da parte dell' Inps a 117 mila persone in tre anni». «Tuttavia - si precisa nella nota - l'istituto di previdenza scrive che la motivazione principale della revoca del reddito di cittadinanza è la mancanza del requisito di residenza per gli stranieri, e non false dichiarazioni od omissioni. Ad ogni modo, se anche tutte le revoche fossero effettivamente legate a truffe nei confronti dei contribuenti, si tratterebbe - conclude Federcontribuenti - di meno del 3,2 per cento dei beneficiari totali».

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