Rave, l'emergenza che non c'è: i dati per la Puglia e le modifiche in Parlamento

Un rave sgomberato in provincia di Brindisi nel 2021
Un rave sgomberato in provincia di Brindisi nel 2021
5 Minuti di Lettura
Venerdì 4 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:52

Una eccessiva genericità e la possibilità di intercettare i presunti responsabili di raduni ritenuti pericolosi. Sono queste le due principali criticità del decreto anti-rave presentato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e approvato nel corso della prima riunione del Consiglio dei Ministri del Governo Meloni. A poco più di 48 ore dal varo, è già chiaro che il Parlamento sarà chiamato a modificare una norma che ha sollevato un vespaio di polemiche e le critiche, anche aspre, di giuristi, avvocati, sindacati, dell’opposizione di centrosinistra e anche delle forze più garantiste della maggioranza, come Forza Italia. Primo, perché - numeri alla mano - non esiste una emergenza rave. Secondo, perché l’interpretazione estensiva di una norma troppo vaga potrebbe aprire la strada a derive liberticide e farlo proprio alla vigilia di un autunno caldissimo dal punto di vista economico e, dunque, sociale: se non verrà interrotta al più presto la spirale recessiva innescata dal caro energia e dall’inflazione, ormai a livelli record, le imprese potrebbero vedersi costrette a licenziare e le tensioni divenire palpabili, trascinando in piazza gli operai delle fabbriche - 49 le vertenze aperte per la Puglia -, gli studenti delle Università, i cittadini esasperati dal caro-vita.

La posizione di Forza Italia 

Lo stesso centrodestra si è affrettato a chiarire che la norma sarà modificata in Parlamento: l’esame del testo per la conversione in legge è cominciato ieri al Senato. Per esempio, secondo il neo vice ministro alla Giustizia, il forzista pugliese Francesco Paolo Sisto, le intercettazioni di chi organizza raduni potenzialmente illegali, «non devono essere possibili» in questo tipo di indagini, cioè l’esatto contrario di quanto previsto dal decreto, che fissa a sei anni di carcere il tetto massimo della pena prevista e, per pene superiori ai cinque, prevede che i pubblici ministeri abbiano diritto a chiedere e ottenere le registrazioni dei colloqui. Sisto ha ipotizzato la «necessità di intervenire» per «evitare equivoci», cioè «che la norma possa applicarsi alla legittima manifestazione del dissenso».

Il testo del decreto e le criticità

Ma cosa prevede esattamente il testo ufficiale della nuova legge «in materia di occupazioni abusive e organizzazione di raduni illegali», contenuta nel decreto 162 del 31 ottobre scorso? In premessa, il provvedimento evidenzia la «straordinaria necessità e urgenza» di prevenire e contrastare «il fenomeno dei raduni dai quali possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica». Una urgenza che, almeno stando ai dati raccolti fra questure e prefetture pugliesi, non risulta. Nel Salento si segnalano, in particolare, uno o due rave ogni estate – l’ultimo in agro di Castrì con 1.000 persone, ma nessun disagio - per lo più organizzati lungo la costa adriatica e «non rilevanti» per numero di partecipanti. Naturalmente, in casi simili, «si attivano le misure di polizia previste dalle norme»: controlli e sgomberi. In qualche caso le forze di polizia hanno bloccato tutto prima che i rave cominciassero. È accaduto a gennaio in un’area sulla Lizzano-Sava nel Tarantino e poi vicino a Porto Cesareo, sempre nel Salento. Nessuna segnalazione nel Barese, mentre in provincia di Brindisi l’ultimo rave risale all’estate 2021: organizzato nelle campagne fra Erchie, Francavilla, Villa Castelli e Manduria, in provincia di Taranto, si è concluso con 130 fogli di via emessi dal questore Annino Gargano, che per quest’anno ha disposto servizi di prevenzione ad hoc. Controlli specifici sono stati effettuati all’aeroporto, nell’area portuale, alla stazione ferroviaria e lungo le Statali. Dunque, nessuna emergenza rave nella Puglia regina del turismo. All’articolo 5, il decreto Piantedosi prevede una modifica dell’articolo 434 del Codice penale, con l’inserimento dell’articolo 434-bis che così recita: “L’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a 50, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. Cosa si intende per raduno? Una manifestazione studentesca o sindacale, una protesta di carattere politico può essere assimilabile a un raduno pericoloso? La norma non è chiara, ma punisce “chiunque organizza o promuove l’invasione con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000”.
Le troppe interpretazioni possibili della legge e le polemiche che ne sono seguite, hanno spinto anche la premier Giorgia Meloni a chiarire che «non sarà negato a nessuno di esprimere il dissenso». Ma non è bastato, perché non poteva bastare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA