Contagi, decessi e ricoveri: pressing per la Puglia zona rossa. Picco previsto per la fine del mese

Martedì 17 Novembre 2020 di Francesco G.GIOFFREDI

I numeri regionali e gli algoritmi nazionali colorano la Puglia di arancione, classificata nella fascia intermedia di rischio. Almeno per il momento. Perché quei numeri, e presto forse anche gli algoritmi, potrebbero disegnare uno scenario differente: Puglia in zona rossa. Lo chiedono a gran voce i medici, ma anche lo stesso Pierluigi Lopalco (epidemiologo e assessore regionale alla Sanità in pectore) fa squillare i campanelli d'allarme. Non solo: la Regione, proprio in queste ore, potrebbe inoltrare al governo formale istanza per pitturare di rosso - applicando perciò le restrizioni dell'ultimo Dpcm - quantomeno uno spicchio di Puglia. L'avanzata del coronavirus nelle province di Bat e Foggia appare infatti fuori controllo e la pressione sulle strutture ospedaliere comincia a essere insostenibile. Sempre sotto osservazione resta l'andamento nel Barese: i numeri continuano a crescere a ritmo sostenuto, ma la curva appare in lieve raffreddamento. Monitorato con la massima attenzione anche il quadro epidemiologico nel Tarantino, più confortante (relativamente, si badi) la diffusione del contagio a Brindisi e in provincia di Lecce. La definizione di nuove zone rosse passa comunque dalle forche caudine del dpcm e dall'intesa col governo. Che potrebbe, anche, bocciare qualsiasi sfumatura interna (Bat e Foggia in rosso, il resto in arancione) e decretare per tutta la Puglia il salto nella fascia di rischio più alto. Ieri intanto 1.044 nuovi casi, ma su appena 4.425 tamponi: percentuale di positivi schizzata al 23,6%. Ben 36 decessi, in totale sono 1.021.


Il pressing dei medici è incessante. Il nuovo appello è di Filippo Anelli, presidente dell'Ordine di Bari e di Fnomceo (la federazione degli Ordini di tutta Italia): «Il virus continua a diffondersi a una velocità preoccupante in Puglia. L'assessore Lopalco chieda subito al governo di rendere la Puglia regione rossa». La disamina di Anelli si focalizza sul recente andamento: «Lo confermano i numeri arrivati ieri, che rilevano come nell'ultima settimana (9-15 novembre) ci siano stati 8.737 nuovi casi, con un incremento giornaliero medio di 1.248, contro i 7.075 nuovi casi e una media giornaliera di 1011 della settimana precedente. Il totale dei ricoverati passa da 5.284 della settimana precedente agli attuali 8.120 (+2.836), mentre i pazienti in terapia intensiva passano da 754 a 1.053 (+299). Crescono anche i pazienti in isolamento domiciliare: sono saliti da 93.346 a 140.093 (+46.747)». Dunque: «Le restrizioni adottate non riescono ad arginare la diffusione del virus. Con questi ritmi di crescita rischiamo il collasso del sistema. Urge adottare subito misure più restrittive».


Quella odierna potrebbe essere una giornata cruciale. Di sicuro la Puglia è in piena guerra. Ieri in provincia di Foggia ci sono stati 426 nuovi contagi, 267 nel Barese, 127 in provincia di Taranto, 110 nella provincia Bat, 71 in provincia di Lecce, 50 in provincia di Brindisi, 3 residenti fuori regione. Diciannove delle vittime risiedevano in provincia di Bari, 2 in provincia Bat, 2 in provincia di Brindisi, 8 in provincia di Foggia, 2 in provincia di Lecce, 3 in provincia di Taranto, e nella provincia jonica bisogna aggiungerne al computo già altri 5. I ricoverati sono 1.477 (36 in più in ventiquattrore, dopo una parziale frenata), in terapia intensiva ci sono 179 pazienti. Al 31% e al 44% il tasso di occupazione dei posti letto in intensiva e negli altri reparti Covid.


L'eventuale migrazione, totale o parziale, della Puglia dalla zona arancione alla rossa sarebbe una specie di inedito, dato che finora i governatori hanno sempre spinto per incassare pagelle più indulgenti. Secondo l'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità, la Puglia resterebbe arancione, pur con alcuni alert legati soprattutto al rischio collasso del sistema sanitario: l'andamento dei casi (in salita), la classificazione di rischio (alta), la variazione percentuale dei casi nell'arco di una settimana, il Rt (a 1,44, comunque in calo è l'indice di trasmissibilità del virus), la saturazione dei posti letto, la percentuale di tamponi positivi escludendo le attività di screening e di re-testing. Il salto in zona rossa presuppone comunque una valutazione di dettaglio da parte del governo, che soppesa i requisiti. E che potrebbe, come accennato, prendere il provvedimento per tutta la Puglia. Senza zonizzazioni interne. Il meccanismo a tre colori ideato dall'esecutivo con l'ultimo Dpcm prevede comunque dei tempi ben precisi, che il ministro della Salute Roberto Speranza sembra intenzionato a far rispettare, senza deroghe.


Su base nazionale, la curva dell'epidemia non mostra più un andamento esponenziale, ma è presto per esultare: i numeri dei contagi continuano ad aumentare e il rapporto fra casi positivi e tamponi ha raggiunto il valore più alto registrato in questa seconda ondata epidemica, sfiorando il 18%. Sebbene il picco della curva epidemica sia previsto tra la fine di novembre e i primi di dicembre, secondo gli esperti è peraltro prematura qualsiasi previsione sul Natale.

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