Puglia, sviluppo e gap territoriali, una partita da 18 miliardi: a Fitto il controllo sui fondi

Raffaele Fitto
Raffaele Fitto
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Martedì 25 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:32

Il nuovo Governo al banco di prova del Pnrr. Il 31 dicembre è ormai dietro l’angolo: entro quella data si dovranno presentare a Bruxelles i risultati degli investimenti della prima tranche di fondi per ottenere la seconda, che vale 21 miliardi di euro. Un primo vertice o un passaggio in Consiglio dei ministri potrebbe esserci già la prossima settimana e a studiare tempi e target raggiunti e da raggiungere sarà Raffaele Fitto, neo ministro agli Affari europei, al Pnrr e alla Coesione che - sulla carta “senza portafoglio” - sarà invece il deus ex machina del più imponente pacchetto di risorse mai calato sul territorio nazionale e sul Mezzogiorno dal Dopoguerra a oggi. Fra Pnrr – sul quale si giocherà la partita più delicata con l’Europa – e Fondi di sviluppo e coesione della vecchia e della nuova programmazione, fino al 2027, parliamo infatti di 510,6 miliardi di euro. L’incarico conferitogli dalla premier Giorgia Meloni è chiaro: Fitto avrà un forte potere di coordinamento e di impulso all’attuazione di tutti i progetti afferenti alle diverse fonti di finanziamento, a partire dal Pnrr. E non a caso, non solo per il timing stringato e rigido imposto dall’Europa per la messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche perché vi è stato, finora, un progressivo ridimensionamento degli obiettivi di spesa che impensierisce il nuovo Governo. Nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef), infatti, l’esecutivo Draghi ha ridotto l’effettiva spesa del Piano, dunque gli obiettivi raggiunti, da 41 miliardi a 33,7 e poi, ancora, a 20,5 miliardi. A dire quanto sia complicato, soprattutto al sud, trasformare i progetti in cantieri, anche per via della scarsità di personale negli uffici tecnici degli Enti locali. 

I dati per la Puglia

Per la Puglia il “tesoretto” è così suddiviso: la Regione gestirà 630 milioni di euro del Pnrr destinati interamente alla sanità; a 645 Comuni diversi sono state e saranno distribuite risorse per 4,3 miliardi euro, sempre del Pnrr. La somma complessiva dei finanziamenti derivanti dal Piano è di difficile misurazione, tante e tali sono le misure previste dal Governo Draghi e tanto frammentate sono la destinazione e la gestione diretta di progetti e fondi. Il compito assegnato a Fitto, dunque, sarà tutt’altro che semplice. Una dimostrazione della grande fiducia che la premier ripone nel suo “gancio” con l’Europa, cioè in colui che, dalle file di Fratelli d’Italia e dei Conservatori europei, ha coltivato il terreno delle relazioni fra la destra italiana e Bruxelles garantendo credibilità e affidabilità, ora messe alla prova dei fatti e delle azioni di governo. 
Tornando alla ripartizione dei finanziamenti, alla Puglia spettano - fra Fondi di Coesione 2021-2027 e Por - altri 11 miliardi e mezzo: denaro che la Regione del governatore Michele Emiliano reclama a gran voce. Le somme, infatti, sono ancora ferme nelle “casseforti” dello Stato: con la crisi di governo, la delibera Cipess che avrebbe dovuto distribuirle è stata bloccata e lo è ancora oggi. «Non abbiamo più un euro – spiegano dall’entourage del presidente, che sarebbe già intervenuto sul neo nominato ministro per sollecitare un suo intervento –. Abbiamo prosciugato i fondi della programmazione 2014-2020. E se questa situazione non sarà sbloccata al più presto, dovremo fermarci, chiudere tutto». 

Dopo i rallentamenti e gli stop che hanno accompagnato la campagna elettorale e il passaggio di consegne Draghi-Meloni, un’accelerata è attesa anche sui Cis, i Contratti istituzionali di Sviluppo, sempre competenza del pugliese Fitto. Tre quelli che interessano la nostra regione, varati da altrettanti, diversi governi. Il Cis Taranto - Governo Renzi - che, a settembre, contava cantieri aperti per un valore pari a circa 570 milioni di euro, 200 milioni in più rispetto a quelli attivi al dicembre 2021. A questo Contratto sono agganciate le opere per i Giochi del Mediterraneo, con 150 milioni a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 ancora bloccato. C’è poi il Cis Capitanata - Governo Conte I - che vale 280 milioni di euro e, infine, il più recente: il Contratto di Sviluppo Lecce-Brindisi, un vero e proprio “Cis della costa” che valorizza uno dei litorali più belli d’Italia con 183 milioni e 47 interventi. 
Partite delicate, giocate su più tavoli istituzionali e che richiederanno una stretta collaborazione fra enti diversi e, ancor prima, un monitoraggio approfondito per individuare i talloni d’Achille, i ritardi, le giunture da oliare perché la macchina della spesa e della realizzazione di progetti destinati a cambiare il volto della Puglia e del Paese riesca a funzionare a pieno regime.

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