Puglia, spinta alle rinnovabili. Ma oltre 400 istanze sono ferme negli uffici della Regione

Lunedì 11 Ottobre 2021

La traccia c'è, nero su bianco e almeno in teoria. Per l'applicazione pratica però il cammino è in salita. Il Pnrr fissa alcuni paletti chiari e invalicabili, il principale è probabilmente la transizione ecologica: una partita da 60 miliardi di euro. Come per tutti gli interventi sostenuti dal Piano, occorre però accelerare con i progetti, senza troppi ostacoli e muri. Tradotto in chiave green: è necessaria la spinta, forte, alle rinnovabili e all'idrogeno verde. Cercando di agevolare, e non bloccare o frenare, gli investimenti sul territorio. Un messaggio scandito anche da Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, intervenuto sabato in collegamento video all'incontro “Pnrr è sviluppo e sicurezza”, organizzato dal senatore Dario Stefàno a Lecce. La Puglia è, per certi versi, un caso di scuola: terra di grandi insediamenti energetici e industriali, ha imboccato il sentiero dell'addio al carbone, è da anni ambìta dalle aziende del settore rinnovabili per evidenti ragioni (sole e vento) e però tra uffici dell'amministrazione e degli enti locali stazionano fermi in attesa di un verdetto centinaia di progetti green. Solo in Regione sono 410, per un totale di 15mila Mw.

 

Le parole del ministro

 


Cosa ha detto Cingolani a Lecce? «Nell'applicazione del Pnrr dovremo essere spietati, non abbiamo un piano B. I prossimi dieci anni saranno decisivi. E se non centreremo gli obiettivi, l'umanità sarà a rischio estinzione entro la fine del secolo». «La crisi climatica avanza. C'è l'urgenza di agire. È un problema che investe i giovani che vanno a scuola, i nostri figli. Sarà fondamentale centrare gli obiettivi degli Accordi di Parigi: mantenere l'innalzamento della temperatura sotto i 2 gradi e decarbonizzare, cioè dimezzare le emissioni di Co2 rispetto a 30 anni fa, liberarci di petrolio e combustibili fossili e produrre energia con il solare, l'eolico, l'idroelettrico. C'è bisogno di elettricità verde, quella prodotta senza bruciare nemmeno gas. Entro il 2030 dovremo produrre 70 miliardi di watt di energia green. Serviranno, poi, l'idrogeno e l'intelligenza artificiale. E per ridurre la C02 bisognerà spingere sulla raccolta differenziata: almeno il 65% dei rifiuti dovrà essere completamente riciclato, il 25% valorizzato e massimo il 10% conferito in discarica. Infine, la rinaturazione ambientale».

E la Puglia? I progetti sul piatto potenzialmente ci sono, le ultime settimane hanno contribuito ad alzare ulteriormente l'asticella delle ambizioni: la Green Hydrogen Valley, progetto di Edison, Snam, Saipem e Alboran per produzione di idrogeno da fotovoltaico, 300 milioni di metri cubi all'anno; l'avvio degli iter autorizzativi per parchi eolici off shore, due investimenti già nero su bianco e altri potrebbero presto aggiungersi, anche in questo caso con proiezione sulla frontiera idrogeno. Sul caso Puglia batte da tempo con decisione Fabiano Amati, consigliere regionale Pd: «Su questo obiettivo la Puglia potrebbe fare la sua parte se non fosse che ci sono oltre 400 pratiche per la realizzazione di impianti rinnovabili in attesa di autorizzazione. Complessivamente parliamo di 15 miliardi di potenziali watt fermi su carta per colpa del solito predominio del no-a-tutto e a vantaggio dell'inquinamento». «È chiaro - continua - che non tutte le oltre 400 richieste siano meritevoli di approvazione, ma la situazione pugliese è altamente contraddittoria tra gli intenti di decarbonizzazione e l'ostilità alle rinnovabili».

 

La commissione

 


Nelle settimane scorse c'è stata una seduta ad hoc in Commissione consiliare, con audizione dei dirigenti degli assessorati regionali e delle Province: «I dati pugliesi ottenuti durante alcune audizioni in Commissione - ricorda Amati - raccontano purtroppo bene di quanto si preferisca fare ambientalismo con le sole parole e poi si attui, più o meno consapevolmente, la strada dell'inquinamento e dell'aumento delle bollette». In attesa dei dati sul Barese, le istanze sono così suddivise: 230 pratiche tra eolico e fotovoltaico in provincia di Foggia per una potenza complessiva di 170 Mw; in provincia di Brindisi i procedimenti aperti sono 6 per l'eolico con una potenza complessiva di 450 Mw e 79 per il fotovoltaico con potenza richiesta di 2200 Mw; a Taranto i progetti in attesa di autorizzazione sono 25 per il fotovoltaico, per una potenza complessiva di 500 Mw e due progetti di impianti per la produzione di energia da biometano/biomasse; nella Bat, i progetti presentati riguardano due impianti di eolico, uno di fotovoltaico, due di biometano; in provincia di Lecce le pratiche aperte sono 23, tutte di fotovoltaico, per una potenza complessiva di 395 mw. «Per quel che riguarda le istruttorie ferme invece negli uffici della Regione - aggiunge Amati - ve ne sono 32 statali, per le quali è richiesto agli uffici dell'ente il parere, e invece di competenza esclusiva, vi sono 17 progetti di fotovoltaico in attesa di Paur all'ufficio ambiente per una potenza di 718 mw. È dunque urgente sbloccare i procedimenti mettendosi alle spalle anche i conflitti sull'argomento, così come li abbiamo registrato durante le audizioni, tra due diverse sezioni della Regione (ambiente e paesaggio) e tra Regione e Province».

Ultimo aggiornamento: 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA