Puglia, solo 11 nuovi positivi ma il tasso del contagio resta da record

Sabato 9 Maggio 2020
La fase d'atterraggio non era mai stata così decisa e netta. Appena 11 nuovi contagi registrati ieri in Puglia, su un totale di 1.928 tamponi. Tradotto: lo 0,57%, il rapporto positivi-test più basso di sempre. Crolla vistosamente anche la quota dei pazienti attualmente positivi: 2.733, oltre 200 in meno rispetto al 3 maggio scorso. Diminuiscono anche i ricoverati (sono 382, soltanto 33 in terapia intensiva), aumentano i guariti (1.080, ieri se ne sono aggiunti altri 76). E la curva dei decessi comincia, forse, a contrarsi: ieri solo due, uno in provincia di Bari e uno nella Bat, in tutto sono 443.
Insomma: l'emergenza diventa sempre meno tale, e lo sguardo ora si proietta al futuro prossimo, al cuore della fase 2 e alle strategie di breve e medio termine. Ieri però l'Istituto superiore di sanità, nella settimanale conferenza stampa, ha snocciolato la nuova graduatoria del tasso di contagio, il cosiddetto Rt (che ha preso il posto del più statico R0): indica il numero medio di persone che un contagiato può infettare in determinati contesti e situazioni.

La Puglia resta ancora seconda: l'indice s'attesta al valore di 0,96, la Sicilia è a 1,12, a fondo scala le Marche con 0,29. Va da sé che il tasso di riproduzione non è la cartina tornasole della diffusione del contagio - come spiegato ieri da Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss - ma va monitorato sempre e comunque con la massima attenzione. Sarà infatti cruciale per scaglionare, dal 18 maggio, le riaperture differenziate territorialmente. Non è l'unico indicatore-sentinella che sarà setacciato: ci sono altri 20 criteri da tenere sotto osservazione, in sostanza un Rt oltre la media non è sufficiente per far scattare nuovamente il lockdown, e viceversa un tasso di riproduzione basso potrebbe non bastare per essere promossi. «Rt - ha aggiunto Brusaferro - si rifà a dati di qualche giorno fa» e lì dove appare alto potrebbe essere legato a «contagi tracciati» e a «focolai puntuali». Insomma: Rt pugliese dev'essere osservato con estremo interesse già nei prossimi giorni. Brusaferro ha poi suddiviso gli indicatori-sentinella in tre grandi famiglie («di processo, di risultato e di esito»): col contributo di algoritmi, determineranno «una matrice di rischio per tutte le situazioni».
C'è poi l'altro versante cruciale, con proiezione sul futuro prossimo: la campagna di monitoraggio attraverso i tamponi. Con i quasi 2mila test registrati ieri, la Puglia s'attesta a quota 74.724. Pochi? Il dibattito è aperto: una parte della politica e dei medici ritengono di sì e chiedono perciò test naso-faringei a tappeto, sulla scorta del metodo Veneto. Di avviso diverso la Regione: secondo Pierluigi Lopalco il numero di test va parametrato all'entità dei casi positivi, rapporto che allineerebbe la Puglia al Veneto. Proprio l'altroieri però la fondazione Gimbe ha fornito un ulteriore spaccato, suddividendo le regioni in classi di propensione: la Puglia sarebbe ultima in classifica, con 37 tamponi al giorno ogni 100mila abitanti e il 98% dei test eseguiti sarebbero di natura diagnostica. La Puglia è classificata nella fascia bassa insieme con Sardegna, Calabria, Campania, Sicilia; le migliori sarebbero invece Provincia autonoma di Trento, Valle D'Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia (tra 222 e 157 tamponi ogni 100mila abitanti al giorno). «Alla luce di questi dati la Fondazione Gimbe - si legge nel report da un lato richiama tutte le Regioni a implementare l'estensione mirata dei tamponi diagnostici, dall'altro chiede al Ministero della Salute di inserire tra gli indicatori di monitoraggio della fase 2 uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Il Governo infatti, oltre a favorire le strategie di testing, deve neutralizzare comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che, in base agli algoritmi attuali, aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown». Sempre ieri Brusaferro ha provato a rassicurare: «C'è un impegno delle Regioni per superare la carenza di reagenti per l'analisi molecolare dei campioni prelevati con i tamponi naso-faringei». La Regione allarga intanto la rete dei laboratori anche ai privati, l'obiettivo è potenziare la portata giornaliera dei test: non solo in vista di una possibile recrudescenza dell'epidemia, ma anche per campagne epidemiologiche più capillari. Ed è ciò che viene, da tempo, invocato da più parti.
F.G.G.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 15:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA