Puglia, scuola, sanità e sicurezza: servizi pubblici carenti. E sale il rischio corruzione

Puglia, scuola, sanità e sicurezza: servizi pubblici carenti. E sale il rischio corruzione
di Paola ANCORA
4 Minuti di Lettura
Martedì 10 Maggio 2022, 05:00

La Puglia fra le regioni più corrotte d’Europa? Secondo il Quality of Government Institute dell’Università di Göteborg sì. Dal 2010, su incarico della Commissione Europea, l’Istituto conduce una ricerca statistica per valutare il cosiddetto “European Quality of Government index” (Eqi), che esamina la qualità delle istituzioni pubbliche percepita dai cittadini europei nelle proprie regioni di residenza. 
In particolare, ogni triennio, sotto la lente finiscono tre specifici settori della pubblica amministrazione: l’istruzione, la sanità e la pubblica sicurezza. L’ultimo report pubblicato abbraccia il periodo da ottobre 2020 a febbraio 2021, quello che ha visto la Puglia e l’Europa intera misurarsi con la seconda ondata della pandemia da Covid in un corpo a corpo che ha costretto proprio i sistemi educativi e sanitari regionali a riorganizzarsi per garantire agli europei il diritto all’istruzione e quello alla salute. 

I dati: QP_corruzione_09231201.pdf

I dati regionali


I numeri del report Eqi, per la nostra regione, non sono edificanti: il 20,7% dei cittadini – ovvero circa uno su cinque - ritiene che la corruzione dilaghi nella sanità regionale. Il 15% pensa lo stesso del sistema scolastico locale, mentre il 15,5% ritiene vi siano fenomeni corruttivi anche fra le forze dell’ordine. Per i pugliesi si ricorre a regali e favori per ottenere privilegi o ricchezze (23% dei casi) oppure semplicemente per poter accedere a servizi pubblici di base generalmente garantiti con enormi ritardi. Si pensi, per fare un esempio, alle lunghissime liste d’attesa per riuscire a sottoporsi a una visita medica specialistica. 

Fin qui i dati sulla percezione della corruzione, analizzata poi dall’Istituto dell’Università di Göteborg nella sua forma diretta. È stato chiesto, cioè, al campione di cittadini intervistati – 129mila maggiorenni di 27 Paesi dell’Unione europea – se durante i mesi oggetto dello studio un funzionario pubblico, del sistema scolastico o sanitario regionali o delle autorità di polizia, avesse chiesto «un dono informale o una mazzetta». I pugliesi hanno risposto sì nel 4,2% dei casi per la sanità, nel 2% per le forze di polizia e nell’1,8% per il mondo della scuola. Sempre per quanto riguarda la sanità, il 2,3% degli intervistati ha riferito di aver effettivamente dato «un dono informale o una mazzetta a operatori sanitari o medici». 

Il metodo e l'analisi di contesto


Il metodo statistico utilizzato dal Quality of Government Institute - lo conferma la stessa Regione Puglia - assicura un’elevata correlazione dell’Eqi con una serie di variabili socio-economiche: il Pil pro capite, il capitale sociale, la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Restituisce, insomma, una fotografia fedele e in bianco e nero della nostra regione, dove servizi essenziali sono ancora imbrigliati nelle maglie di una burocrazia elefantiaca e resistente al cambiamento, dove a poche oasi di benessere fanno da contraltare ampie periferie di povertà e degrado, con livelli di istruzione ancora molto bassi rispetto alla media nazionale e, dunque, una relazione con il potere - qualunque abito vesta e qualunque ruolo ricopra - di malcelata e sofferente “sudditanza”. Non a caso la Puglia è fra le regioni dove maggiormente è stato avvertito il rischio delle ripercussioni che il Covid avrebbe potuto avere sul proprio bilancio familiare (il 94%) e solo il 10,7% dei pugliesi ha promosso la gestione della pandemia nel periodo considerato, benché in questo caso rientri nello sparuto gruppo di regioni con una percentuale di soddisfazione a due cifre (in tutto sei su 20). 
L’indice Eqi, tuttavia, non salva nessuno. Non un’area regionale italiana si piazza fra le prime 30 della classifica, ben otto fra le ultime 30: insieme alla Puglia, anche il Lazio, il Molise, la Sardegna, la Sicilia, la Basilicata, la Campania e la Calabria. La linea Maginot del progresso, insomma, si trova ancora là, a metà di un’Italia che fatica a correre unita. 

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