Grano, impennata dei prezzi: tavolo al ministero. Copagri Puglia: «Serve subito il registro telematico di carico e scarico»

Giovedì 21 Ottobre 2021

Che gli aumenti delle bollette avrebbero avuto conseguenze dirette sui costi delle materie prime era già stato detto ampiamente il mese scorso, quando il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, aveva messo in guardia sui possibili rincari dell’energia. Ora il timore di aumenti soprattutto nella filiera delle materie prime alimentari è già, di fatto, realtà. Rincari si registrano, infatti, in lungo e in largo per tutta la Puglia (nel Salento gli aumenti vanno dal 20 al 40% su farine e lievito) soprattutto per quel che riguarda il grano duro e i prodotti da forno, pane, pasta, biscotti e quant’altro. Ieri per cercare di accendere i riflettori sulla problematica che potrebbe - da qui a Natale - portare a cospicui aumenti di prezzo che andrebbero a pesare molto sulle tasche degli italiani, il ministero delle Politiche agricole ha convocato un tavolo a cui ha partecipato Copagri.

Il tavolo al ministero

«Nella filiera nazionale del grano c’è grande preoccupazione per la repentina impennata dei prezzi che si sta verificando ormai da diversi mesi; a tali sensibili aumenti, che rischiano di ripercuotersi sul prodotto finito, cioè la pasta, vanno sommati la crescita dei costi produttivi, quali ad esempio concimi e antiparassitari, e la drastica riduzione della produzione mondiale, con scorte ai minimi da cinque anni a causa dei cali verificatisi in Canada, Stati Uniti e Russia» ha sottolineato l’associazione intervenendo ai lavori ministeriali, alla presenza del sottosegretario alle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio.
«A fronte di tale situazione, caratterizzata poi da un forte incremento dei prezzi dell’energia e dei trasporti, con quelli delle navi porta-granaglie che stanno raggiungendo livelli fino a pochi mesi fa impensabili, si registra un aumento della domanda e dei consumi mondiali di grano», ha fatto notare la Confederazione, evidenziando che «tale preoccupante quadro interessa sia il comparto del grano duro che, in misura minore, quello del grano tenero, con ricadute sui prodotti da forno e di panificazione, ma anche sull’alimentazione del bestiame, vista la concomitante crescita dei prezzi di altre commodity, quali mais e orzo».

I prezzi

Col calo della coltivazione e l’incetta fatta da Pechino, il costo medio del frumento è salito del 35%. Senza provvedimenti si rischiano la crisi del settore dei pastifici (da cinque miliardi), e rincari al consumo fino a un euro al kg. Le indicazioni più aggiornate circa la produzione mondiale di frumento duro nel 2021, ancora del tutto provvisorie, evidenziano un calo annuo (-2,1% a 33,1 milioni di tonnellate). Questo esito produttivo è influenzato in gran parte dai raccolti del Nord America, fortemente penalizzati dalla persistente siccità che si sta verificando in quei territori. In particolare, per il Canada si stima una contrazione dell’offerta del 27%, scendendo a 4,8 milioni di tonnellate, corrispondente al livello più basso degli ultimi otto anni. Ciò che preoccupa la Copagri è, soprattutto, la scarsa produzione che, di conseguenza, fa aumentare il prezzo. La riunione della filiera grano/pasta è stata un’occasione di confronto sui principali temi che riguardano uno dei settori più rappresentativi e strategici del Made in Italy agroalimentare. «Per tali ragioni è prioritario accelerare con la messa in campo del decreto attuativo del registro telematico di carico e scarico dei cereali, il cosiddetto “Granaio Italia”, apportando alcuni correttivi all’impianto normativo che possano ridurre il carico burocratico sulle spalle delle aziende, andando al contempo a garantire la trasparenza commerciale di un settore che vale oltre 3,7 miliardi di euro e impegna quasi 420mila aziende, con oltre 3,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata», ha suggerito la Copagri.
«Pensiamo, in particolare, a interventi sulla quantità minima di cereali prodotta o stoccata per la quale va introdotto il registro, innalzando la rigida soglia attualmente prevista delle 5 tonnellate, e sulla frequenza con la quale ogni soggetto interessato dovrà inserire i propri dati a sistema - ha sottolineato il presidente di Copagri Puglia, Tommaso Battista -. La priorità deve essere quella di avere un quadro aggiornato e completo delle produzioni strategiche del Paese, quali ad esempio i cereali, in quanto non è più possibile prescindere da una accurata conoscenza delle fonti di approvvigionamento dei beni di prima necessità. In Puglia siamo l’associazione con il più alto numero di produttori di grano, motivo per cui ci batteremo per tutelarli».

 

Ultimo aggiornamento: 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA